15/12: no al CSS Ravenna nel recovery plan

Nemmeno un euro di soldi pubblici del Recovery Found per il progetto CCS dell’Eni a Ravenna, in alternativa sosteniamo la proposta del “Porto Bene Comune” di Civitavecchia

BASTA DEVASTAZIONI AMBIENTALI, SOCIALI E SANITARIE. GIU’ LE MANI DALLE NOSTRE VITE, LE ALTERNATIVE ENERGETICHE ESISTONO, COSTRUIAMOLE INSIEME!

Dopo un lungo percorso collettivo fatto di studi, approfondimenti, confronti e dialoghi con movimenti, tecnici e scienziati di caratura nazionale e internazionale, in considerazione del vasto dibattito in corso sulla transizione energetica e tenendo conto della necessità di contrapporre alla pratica estrattivista delle multinazionali una serie di progetti alternativi ad emissione zero, la Campagna “Per il clima, fuori dal fossile” considera utile far conoscere in modo netto la posizione di merito sulla questione idrogeno. Riteniamo che attorno al possibile utilizzo di questo vettore nella transizione verso la neutralità climatica si stia artatamente alimentando una confusione “cromatica” ( idrogeno, grigio, blu, etc,etc ) che non giova né alla lotta contro i combustibili fossili né allo sviluppo di alternative serie, innovative e soprattutto percorribili sin da subito. Anzi, in questo momento particolare, la confusione è utilizzata ad arte dalle multinazionali del gas e non solo, così come dai pezzi della politica ad essi asserviti al governo ed all’opposizione, per:

-allungare i tempi del passaggio diretto all’idrogeno verde ed ad altre forme di energia rinnovabile -continuare ad utilizzare profittevolmente degli impianti già realizzati o da realizzare ( come l’Hub del Gas Tap-Snam del versante adriatico)

– utilizzare a pieno sia i contributi di 19 miliardi annuali regalati loro dalle istituzioni pubbliche che una parte cospicua dei fondi europei del Recovery fund e non solo.

Così, mentre da un lato si fa credere di andare spediti verso la transizione energetica, si sta riaffermando perlomeno per altri 30 anni lo stesso modello energivoro , climalterante e distruttivo dell’ambiente, della salute e del lavoro di sempre.

Vogliamo sottolineare da subito che in un’ottica di sostegno alla realizzazione e diffusione capillare di comunità energetiche rinnovabili e per lo sviluppo di strategie industriali in netta discontinuità rispetto alle attuali, ritiene valida la sola opzione dell’idrogeno verde ( prodotto da fonti esclusivamente rinnovabili ) e si oppone pertanto ad ogni ipotesi di ricavare idrogeno attraverso qualsiasi tipo di uso di carbone, olio combustibile, gas, nucleare o da combustione fossile seguita dalla così detta “Carbon Capture and Storage” (CCS).

Riteniamo che una riconversione vera possa essere decentrata e gestita dalle comunità locali, dia molto più lavoro di qualità , più salute e miglioramento del clima di quella che si attarda sul fossile come ampiamente dimostrato ormai nel mondo.

Per tutto questo siamo contrari ad ogni ipotesi di realizzazione di Hub CCS a Ravenna o in qualsiasi altra località italiana esprimendo al contempo l’interesse verso il progetto off grid, sviluppato attorno all’uso di rinnovabili e idrogeno verde, denominato “Porto Bene Comune”, ideato e proposto in questi mesi dai comitati di Civitavecchia. Progetto che sta aprendo possibilità di connessione anche con lo stesso mondo sindacale oltre che a quello istituzionale della città nella quale, davanti la centrale a carbone, abbiamo presentato la nostra piattaforma di lotta nazionale. Le alternative reali esistono, vanno realizzate!

Ce ne sono tutte le condizioni tecnologiche, sociali, ambientali ed economiche.

Con lo studio, la pratica di autorganizzazione energetica e sociale, con il radicamento territoriale.

Con la lotta senza quartiere ai criminali che inquinano le nostre vite e l’ecosistema.

Con la costruzione di un sempre più largo e cosciente movimento popolare diamo senso e prospettiva di cambiamento al nostro vivere ed futuro del pianeta.

Dicembre 2020

Campagna nazionale “Per il clima, fuori dal fossile”.

09/12: ilva chiusa

MERCOLEDÌ 9 DICEMBRE ALLE ORE 11.00NESSUNA SCUSA: UNICA SOLUZIONE ILVA CHIUSA!

Per il 9 dicembre il Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano hanno congiuntamente invitato le isituzioni tutte, dai Ministri del Governo agli Assessori regionali, dai rappresentanti delle associazioni di categoria ai Sindacati, da Confindustria a Confcommercio, finanche l’Arcivescovo di Taranto, ad una riunione da remoto per discutere quello che loro indicano come un “accordo di programma”, mirato alla definizione di un piano industriale che preveda la chiusura dell’area a caldo, senza in effetti mai chiuderla. E la Cittadinanza è come al solito la grande assente.

In questi anni ne abbiamo sentite di tutti i colori ma mai nessuno si era spinto a tanto, credendo di poter prendere in giro i tarantini. Le false indicazioni tecniche di Melucci ed Emiliano ci mettono di fronte all’ennesimo tentativo di spacciare per miracolosa l’improbabile decarbonizzazione degli impianti dell’area fusoria di Taranto, un progetto che, prevedendo semplicemente la sostituzione di un combustibile fossile (carbone) con un altro (metano), non cancellerebbe le emissioni nocive. Ci vogliono far credere che lo stabilimento possa reggersi su questi fantomatici forni a gas mentre la produzione sarebbe totalmente insufficiente a giustificare un impianto di quelle dimensioni.

I Tarantini in questa battaglia sono soli.

C’è lo Stato Italiano, in ogni forma di governo succedutasi, sempre pronto a “bruciare” letteralmente ulteriori miliardi pur di non fermare quella dannata e antieconomica produzione. E ci sono le varie Istituzioni locali che non intendono schierarsi mai realmente con chi da anni si batte per liberare Taranto da quei maledetti veleni.

Taranto è stanca delle prese in giro e delle posizioni camaleontiche del Sindaco Melucci, del Presidente Emiliano, dei Parlamentari e di tutti gli altri: quello stabilimento va fermato nella sua totalità, i miliardi che lo Stato italiano vuole investire in fantasiosi piani industriali vanno utilizzati per smantellare e bonificare la fabbrica tutta, riqualificando le attuali maestranze, come già spiegato nella pec indirizzata al Sindaco in data 21 novembre.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: non vogliamo sottostare ancora a questo gioco della morte, questa roulette russa che continua a mietere vittime da ormai troppo tempo. Non abbiamo nessuna intenzione di abbassare la guardia, a maggior ragione in questo momento in cui, con l’ennesimo accordo Stato/poteri forti/sindacati, stanno per ribadire senza dignità alcuna la nostra condanna a morte. Mercoledì’ 9 dicembre, a partire dalle ore 11:00, i cittadini saranno in Piazza Castello sotto il Palazzo di Città. È necessaria una mobilitazione generale per pretendere il rispetto per chi ad oggi ha perso la vita a causa dell’inquinamento e un FUTURO diverso per i bimbi di questa terra.

Noi non molliamo, noi continuiamo a lottare, Taranto Libera!Ormai l’unica drastica soluzione è: Ilva deve sparire con tutto il suo carico di veleni!

Firmato:

Aps Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti Aps Deep Green Aps Ets Progentes Aps Utopia Arcigay Strambopoli Associazione Banca del tempo “tempo del fare” Ass. Giorgioforever Ass. Gli amici del LeoneAss. Itaca Comitato Niobe Comitato Taranto Futura Comitato Quartiere Tamburi Coordinamento Taranto Pride Puglia Internazionale Fff Taranto Gruppo Tamburi Combattenti Hermes Academy Isde Taranto Movimento associazioni e cittadini pro-aeroporto di Taranto-Grottaglie PeaceLink QueerTown Taranto Veraleaks

Inoltre, per il Comitato Cittadino per la salute e l’ambiente a Taranto: PeaceLink, Ass. Genitori tarantini, Comitato Quartiere Tamburi, Donne e futuro per Taranto Libera, LiberiAmo Taranto, Lovely Taranto.- Singoli cittadini Teodoro Antonucci Antonio Corvino Clara Cuccarese Vincenzo De Palmis Alessandro Esposito Antonio Giancane Luigi Giancipoli Federico Greco Tiziana Magrì Alberico Nobile Filomena Peluso Pierfrancesco Pesce Pierina Marturano Piero Piliego Daniela Rotondo Rossana Sangineto Irene Scialpi Maria Luisa Terzulli Giuseppe Tinelli Aldo Schiedi Pierina Marturano- Consiglieri comunali Massimo Battista Vincenzo Fornaro”

09/12: no css ravenna

Per il clima fuori dal fossile, in linea con il suo impegno protratto già da mesi contro il progetto di stoccaggio di co2 ENI di Ravenna, sostiene la campagna NO CCS – il futuro non si (S)tocca, insieme a numerose realtà ecologiste che si uniscono per dichiararsi fermamente contrarie alla proposta diEni di rendere #RAVENNA il sito di cattura e stoccaggio di anidride carbonica più grande del mondo.

I fondi europei del Next Generation EU non possono finire nelle tasche della più grande multinazionale del fossile partecipata dallo Stato italiano, è necessario far luce sulle contraddizioni deI progetto CCS!Primo appuntamento venerdì 11/12 alle 11.30, in via Aldo Moro 52 a Bologna, per il presidio e flash mob davanti alla sede della regione.

L’appello pubblico a tutte le realtà, associazioni, comitati, attivisti, esperti interessati per aderire e partecipare alla costruzione della campagna.IL FUTURO NON SI STOCCA!NO AL CCS DI ENI

Né a Ravenna né altrove

La crisi climatica sta devastando sempre di più il nostro pianeta e la diffusione del Covid-19 ha rafforzato la necessità di un’inversione di rotta radicale sui nostri stili di vita e sulle politiche ambientali, eppure a 5 anni dagli accordi di Parigi del 2015 siamo ancora lontanissimi dall’intraprendere concretamente la strada per l’azzeramento delle emissioni di CO2, che in Italia dovrebbe avvenire entro il 2030. Non solo: i grandi colossi energetici come ENI, con il sostegno del Governo italiano, della Regione Emilia Romagna e i soldi europei, non sembrano essere davvero interessati, se non per slogan e campagne di greenwashing, ad abbattere le emissioni, come dimostra il progetto di costruire a Ravenna il più grande ‘centro di cattura e stoccaggio della CO2’ del mondo.

Attraverso la tecnologia del CCS (Carbon Capture and Storage – o Sequestration),

ENI intende utilizzare i propri giacimenti di gas a largo della costa ravennate per immettervi tonnellate di CO2 ad altissima pressione; CO2 risultante da processi industriali o dall’attività dei loro stessi impianti, la cui produttività dunque non è messa in discussione

.Come attivisti e attiviste, esperti, associazioni, comitati e collettivi ecologisti che lottano per l’abbandono totale dei combustibili fossili, siamo contrari a questo progetto perché:- il CCS non è un modo efficace per abbattere la CO2, ma un espediente per tenere in vita processi produttivi e di approvvigionamento energetico altamente emissivi, mettendo di fatto la polvere sotto il tappeto;- il CCS viene adottato in primo luogo perché permette di estrarre ciò che resta nei giacimenti ravennati al termine della loro vita produttiva, cosí da immettere sul mercato altre quantità non trascurabili di combustibili fossili;- il CCS è una tecnologia sperimentale ancora in fase di ricerca, altamente costosa rispetto ai benefici economici (come già dimostrato in Norvegia);- sviluppare il CCS significa investire miliardi di euro pubblici che sarebbe invece necessario e urgente utilizzare per la transizione ecologica, tecnologie 100% green, energie rinnovabili;- lo stoccaggio, come hanno dimostrato analoghe attività in altre aree, potrebbe provocare un progressivo incremento della sismicità nel territorio ravennate, che già presenta un rischio sismico medio-alto ed è soggetto a significativi fenomeni di subsidenza;- Ravenna, i suoi preziosi mosaici e gli otto monumenti Unesco, non meritano di essere sede di “esperimenti”;- il progetto del CCS a Ravenna, qualora venisse approvato, diventerebbe un pericoloso precedente che ENI potrebbe replicare in altri siti in Italia.

Lanciamo pertanto un appello pubblico, aperto a tutte le organizzazioni, singoli, scienziati e personalità del mondo accademico per la costruzione di una grande campagna contro la costruzione del CCS di Ravenna per una allocazione dei soldi del Recovery Fund in progetti che permettono una transizione energetica e per un radicale cambiamento delle politiche energetiche del nostro paese.

Primi firmatari: Fridays For Future Italia Rete per l’emergenza climatica e ambientale dell’Emilia Romagna Campagna per il clima fuori dal fossile NO TAP – Brindisi Làbas – Bologna Forum Italiano Movimenti per l’acqua Prof. Vincenzo Balzani Prof. Leonardo Setti Tpo – Bologna Re:Common Redazione emergenzaclimatica.it Salvaciclisti Bologna Ass. eQual – Mantova Medici per l’ambiente Difendiamo l’ambiente con le unghie! Coordinamento provinciale comitati ambiente e salute – Reggio Emilia Parents for future – Castelfranco Emilia (MO)Parents for future – Bologna La materia dei sogni Verdi Forlì – Cesena Casa Madiba Network Rimini