No a nuove trivellazioni

Immagine romantica di una trivella in Sicilia

Dobbiamo all’infaticabile opera di analisi, studio e approfondimento del professor Vincenzo Balzani, l’informazione su un’ ennesima  scellerata scelta del cosiddetto Ministero della Transizione Ecologica.

In piena calura ferragostana, apprendiamo che tale ministero (la cui istituzione pareva dovesse essere un superamento in funzione ecologista del Ministero dell’Ambiente, e invece si sta rivelando il funerale di ogni residuo afflato ambientalista nelle istituzioni di alto livello), ha emesso l’autorizzazione a nuove trivellazioni in Romagna, e per la precisione nel territorio Lughese.

Ci chiediamo  come sia possibile, dopo il lancio del Next Generation EU, il pur contraddittorio PNRR e il recente, preoccupato documento dell’IPCC sui cambiamenti climatici, che consolida quanto già ampiamente dimostrato in una miriade di studi prodotti in questi anni, andare avanti trivellando ancora di più  il nostro fragile territorio per estrarre combustibili fossili.  

Dopo la prima pagina, il documento cita ben 20 precedenti disposizione di legge, perfino un Regio decreto del 1927!  

Vorremmo ricordare al Ministro Cingolani (perché a questo punto abbiamo seri dubbi sulle sue conoscenze) che la prima cella fotovoltaica è stata inventata nel 1954, che il fotovoltaico converte l’energia solare in energia elettrica con una efficienza superiore al 20% (cento volte maggiore dell’efficienza della fotosintesi naturale) senza produrre gas serra, e che il sole non ci manca. E che il suo compito sarebbe proprio quello di lavorare per favorire al massimo lo sviluppo delle fonti rinnovabili, non quello di rimarcare ad ogni piè sospinto le difficoltà del percorso, minacciando il “bagno di sangue” (parole sue) se tale percorso verrà intrapreso.

La fuoriuscita dalle fonti fossili è indispensabile se si vuole iniziare a rallentare i drammatici processi di alterazione del clima che stanno provocando le catastrofi cui in questa torrida estate stiamo assistendo con particolare evidenza.

Pensiamo che di fronte alla situazione attuale si debba levare un coro assolutamente trasversale di no a queste politiche, che non solo rappresentano un freno alla necessaria trasformazione, ma  riportano indietro le lancette dell’orologio, ai tempi in cui la rapina dell’ambiente veniva considerata normale e scontata pratica per avanzare nel progresso. E che stanno rendendo irreversibili i danni inferti agli ecosistemi e alla vita di tutte/i noi.

Chiediamo pertanto a tutto il mondo associativo, alle forze politiche, alle istituzioni locali, e anche alle singole persone di rivendicare con forza il blocco di tali nuove attività di trivellazione.

Una cosa è chiara: il futuro delle nostre figlie, i nostri figli e nipoti non ce lo regalerà nessuno, non certo una classe dirigente evidentemente legata mani e piedi al mondo dell’estrattivismo, che in tutto il pianeta sta producendo disastri.

Pertanto invitiamo tutte/i a partecipare attivamente ai momenti di mobilitazione, che già a partire dal prossimo settembre il nostro coordinamento costruirà, assieme a tutto il movimento ambientalista, a Ravenna e in tutto il Paese.

                           Coordinamento Ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile”

Ravenna 15 agosto 2021-08-15

BASTA BUGIE. FERMIAMO IL GREENWASHING. PORTIAMO IN PIAZZA LA GIUSTA TRANSIZIONE

Appello per una nuova stagione di lotta contro i fossili e per una vera trasformazione ecologica. Incontriamoci a Roma sabato 9 ottobre.


Quando si parla di cambiamenti climatici, di global warming, di carestie, siccità o disastri ambientali, le parole d’ordine da un paio d’anni a questa parte sono sempre le stesse: riconversione ecologica, decarbonizzazione, bonifica dei territori, neutralità climatica. Il mondo è in fiamme, le foreste bruciano, le città soffocano; i 50°c sfiorati a Vancouver e le alluvioni nel nord Europa di questa estate sono solo un piccolo assaggio di quanto può accadere nel prossimo futuro. La crisi climatica ed ecologica è qui e ora, e nei territori questo si traduce anche nell’inquinamento di prossimità e nella cementificazione che soffocano l’ambiente e le popolazioni. La riconversione ecologica deve essere radicale e immediata, ma governi e multinazionali continuano ad osteggiarla, anteponendo ad essa la priorità dei profitti e degli interessi economici e finanziari.


Di fronte a tali urgenze, mentre si susseguono i soliti e inconcludenti vertici internazionali, i governi italiani degli ultimi anni sono tra i più succubi delle lobby del fossile e dei grandi gruppi industriali, del tutto subordinati alle loro pressioni. Il Governo Draghi ha addirittura istituito il nuovo ministero della Transizione Ecologica, nominando Roberto Cingolani, già direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia ed ex dirigente di Leonardo. E proprio a Cingolani si sono rivolti in questi mesi, oltre che le più note organizzazioni ecologiste italiane, anche decine di associazioni, collettivi e comitati territoriali italiani impegnati da anni nelle battaglie contro inceneritori, gasdotti, centrali termoelettriche, rigassificatori, depositi di carburante, acciaierie, raffinerie e grandi opere inutili. Tuttavia, né il Ministro Cingolani né il suo entourage hanno mai dato riscontro positivo anzi si muovono in una direzione assolutamente opposta a quella che a chiacchiere si dice di voler seguire e portare avanti. Emblematico da questo punto di vista il via libera dato ad Aprile a vecchie e nuove trivelle per cercare o estrarre gas fossile o petrolio, alle pressioni affinchè si realizzi lo stoccaggio CCS a Ravenna o caparbia insistenza a proseguire l’impiantistica No Tap ed le grandi opere nel Veneto.

A questo va aggiunta la riconferma di Cingolani e Draghi a un Piano Energia e Clima insufficiente e pericoloso: più volte il ministro ha dichiarato come la decarbonizzazione in Italia debba necessariamente passare attraverso il gas metano, sorvolando sul fatto che proprio questo combustibile fossile costituisce una delle maggiori fonti climalteranti. Così, dopo mesi di annunci e di grandi promesse, quella che sta prendendo forma in Italia è una transizione infarcita di metanodotti, trivelle e addirittura nuove grandi centrali. Per non parlare del revival sul nucleare! Uno dei primi atti firmati da Cingolani è stata l’autorizzazione ad inquinare (AIA) rilasciata per la centrale di compressione Snam di Sulmona, impianto che è a supporto del nuovo mega gasdotto appenninico “Linea Adriatica”: due infrastrutture metanifere totalmente inutili, visti i consumi di gas in calo e il sovradimensionamento di quelle già esistenti.
Come comitati e movimenti territoriali ribadiamo semplicemente e legittimamente il nostro secco NO a tutti questi nuovi e scellerati progetti industriali che le multinazionali propongono e che le istituzioni complici si accingono ogni volta ad autorizzare. Molte dei nostri percorsi di lotta sono riusciti ad andare bel oltre ai sacrosanti “NO”, mettendo generosamente in campo idee e progetti alternativi elaborati dal basso e in grado di mandare in crisi in poco tempo tutta la narrazione tossica legata al greenwashing, alla finta transizione ecologica italiana e alla finta lotta al cambiamento climatico. Il caso più eclatante è sicuramente quello di Civitavecchia dove, da più di due anni, comitati, collettivi, associazioni di categoria e sindacati stanno lavorando insieme per promuovere l’istituzione sul loro territorio della più grande comunità energetica portuale d’Europa. Tale progetto ad emissione zero, denominato Porto Bene Comune, alimentato esclusivamente da impianti fotovoltaici, eolico offshore, idrogeno verde ed accumulatori, rappresenta, non solo simbolicamente, una delle alternative più interessanti da contrapporre all’anacronistica logica dei grandi poli di produzione energetica e alla conversione delle centrali da carbone a gas. Una proposta che avrebbe potuto e dovuto incontrare il sostegno del MITE. Le cose non stanno però andando in questa direzione. Nonostante in molti, a partire dal consiglio comunale di Civitavecchia e fino all’assessorato alla Transizione Ecologica della regione Lazio, si siano dichiarati contrari alla riconversione della centrale termoelettrica da carbone a metano, nonostante le gravi ripercussioni che tale riconversione produrrebbe sugli equilibri occupazionali dei territori e nonostante nella cittadina laziale siano stati addirittura organizzati degli scioperi per scongiurare tale nefasta ipotesi, Cingolani continua a tergiversare e a dichiarare che la decarbonizzazione deve passare dal gas.


La vicenda di Civitavecchia e la perseveranza di tutti gli altri territori in lotta contro le devastazioni ambientali e contro i combustibili fossili dimostrano che, anche di fronte alla drammaticità della crisi che stiamo attraversando,


la forza di un progetto alternativo o la coesione sociale di un intero territorio non bastano da sole a sconfiggere le lobby dell’estrattivismo e la logica del profitto. Serve di più. Serve un passo avanti. Serve dunque unire le forze, contaminare le idee, dar vita ad una nuova stagione di lotta che si muova per andare oltre la sporadicità e la discontinuità dei singoli appuntamenti e, soprattutto, saldi le battaglie territoriali che in questi mesi, nonostante la pandemia, si sono conosciute, confrontate e sostenute a vicenda.


Se il ministro Cingolani pensa di poter attuare tranquillamente una transizione ecologica ad immagine e somiglianza dei piani industriali di Eni, Enel, Snam e di tutti gli altri colossi energetici con cui, anche nostro malgrado, abbiamo avuto a che fare in questi ultimi anni, si sbaglia di grosso. Abbiamo alle spalle la forza di lotte decennali, la credibilità di progetti alternativi validissimi, la volontà politica di non cedere mai più al ricatto occupazionale e la lucidità di coloro che prendono molto seriamente le grida d’allarme che le nuove generazioni e la comunità scientifica internazionale lanciano ogni giorno. Quindi, se il Ministero della Transizione Energetica non ha intenzione di ascoltare i territori, saranno i territori a farsi ascoltare. Il tempo è scaduto. Incontriamoci a Roma sabato 9 ottobre, portiamo la nostra protesta e le nostre proposte sotto al Ministero per reclamare un cambio di passo netto e deciso verso una vera riconversione ecologica per la giustizia climatica.

Chiediamo a tutte le realtà di lotta, soprattutto territoriali, di confrontarci e di aderire i per la migliore riuscita di questo importante appuntamento, pensato come una tappa di quel percorso di mobilitazioni che, dal NO G20 di Venezia e di Napoli, passando dalle iniziative di contestazione della pre–Cop in programma a Milano, e dallo sciopero generale dei sindacati di base, ci porterà alle manifestazioni contro la COP 26 a Glasgow.


Campagna Nazionale “Per il Clima Fuori dal Fossile!”
Info:
adesioni via mail: perilclimafuoridalfossile@gmail.com
https://fuoridalfossile.wordpress.com
Facebook: perilclimafuoridalfossile
Telef. 331–7838197 ( Viviana ) 338–1195358 ( Renato ) 340–5276772 ( Riccardo )

Versione PDF stampabile del comunicato qui.

Brindisi deve cambiare! Basta velENI, gas, biogas, carbone e inceneritori

Petrolchimico ENI Versali Brindisi, 17/08/2021

Lettera aperta al Sindaco di Brindisi e al Consiglio Comunale

Brindisi deve cambiare!  Basta velENI, gas, biogas, carbone e inceneritori.

Ultimatum alla politica di Brindisi. O si cambia subito o sarà troppo tardi.

Le sfiammate eccezionali dell’ultima notte della torcia del petrolchimico ENI, “ha destato grande preoccupazione ed allarme nella popolazione”, come dichiarato dal sindaco Riccardo Rossi, tanto che molte famiglie della costa a sud di Brindisi fino a Lendinuso si sono svegliate in piena notte, verso l’una, e si sono trasferite altrove.

Questo è solo l’ultimo episodio di sfiammate di ENI, che va avanti da almeno due mesi con sfiammate a tutte le ore, per manutenzione dicono, rilasciando emissioni di benzene altamente cancerogeno, rilevato da ISPRA, ma non da Arpa, l’Agenzia per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente, a cui Eni non ha dato il permesso di  installare centraline di monitoraggio nella propria sede del petrolchimico.

Invitiamo il Sindaco ad esercitare i poteri derivanti dal suo ruolo perché è del tutto evidente che l’azienda ENI non riesce a fornire le garanzie giuste e in attesa che l’Arpa pretenda di rilevare i dati nella maniera corretta, è necessario raccogliere le preoccupazioni della popolazione fornendo risposte decise a cui la politica e le istituzioni non possono sottrarsi.

Ma è anche l’ultima occasione per cambiare Brindisi e il suo assetto industriale e occupazionale con il Recovery Fund.

E mentre molte altre città e porti con siti energetici e chimici compaiono nel Recovery Fund, come Gela, Gioia Tauro, Mestre, Ravenna, nelle 340 pagine della versione approvata del Next Generation EU non compare mai il nome di Brindisi.  

Tutta l’Italia diventa Green con i 200 miliardi dei fondi UE, ma quali sono invece i progetti per Brindisi? Sono tutti progetti bocciati dalla Commissione Europea nel Recovery Fund, perché contrastano con l’obiettivo della riduzione del 55% delle emissioni di CO2 per il 2030:

  • Conversione a gas della centrale ENEL di Cerano: l’azienda giustifica l’investimento solo per accedere al bando per il capacity market, cioè ricevere fondi annuali non per la produzione di energia, ma per coprire eventuali picchi di consumo non coperti dalle rinnovabili: produrre energia col gas non sarebbe economicamente conveniente. E intanto fino al 2025 andrà ancora a carbone.
  • Impianto A2A di Brindisi Nord: bocciata dal MITE la conversione a gas, la centrale ferma dal 2014 propone un inceneritore per bruciare “gli spazzamenti delle strade e la poseidonia”: altro inquinamento per Brindisi.
  • Deposito GNL Edison: occupare parte del porto con un deposito che fornisce il metano per auto alle stazioni di servizio di tutto il Sud, con centinaia di autobotti che distribuiscono il metano in tutto il sud.
  • La colmata di Fiume Grande: una vasca di cemento all’estuario di un fiume, che raccolga i rifiuti inquinati dei dragaggi dei porti di tutto il sud Italia: una discarica a mare aperto
  • Centrale di compostaggio di Erchie (Heracle) e di Brindisi: non per valorizzare il compost raccolto in città e anche fuori regione, ma per produrre dal compost, in modo anaerobico, gas metano (biocombustibile), con i residui non più utilizzabili come compost da restituire ai campi come fertilizzante organico per combattere la desertificazione e rafforzare gli ulivi colpiti da Xylella: le aziende private di compostaggio rivendono così il biogas prodotto per produrre energia con il sovrapprezzo per le biomasse rinnovabili
  • Raddoppio gasdotto TAP/SNAM e nuovo gasdotto Poseidon che arriva poi a Matagiola (Brindisi) e nuovo megagasdotto Matagiola-Massafra: metà di tutto il gas consumato in Italia passerà dalla centrale di Matagiola, ben 14 gasdotti, aumentando l’elevato rischio di incidente industriale di Brindisi con ben 11 siti ad elevato rischio in pochi chilometri: Brindisi capitale del gas metano, gas denunciato dall’ultimo rapporto IPCC dell’ONU come principale causa del surriscaldamento climatico.
  • Autorizzazione trivelle in mare per petrolio e gas nella costa tra Fasano e Brindisi, anche entro le 12 miglia: in discussione al MITE lo sblocco concessioni.
  • Nessun progetto di bonifica, neanche nel Recovery Plan, per la discarica industriale di Micorosa, il più grande SIN d’Europa, provocato proprio da Edison prima, dalle varie gestioni ENI poi, condannata dal TAR un mese fa alle spese per la bonifica, secondo il principio di chi inquina, paga. Il telone che contiene i 60 ettari di veleni si sta sversando in mare per l’erosione della costa e rischia di diventare  il più grande disastro ambientale del Mediterraneo, e nessuno fa niente.

Dal lato turistico, Brindisi città ormai è stata defraudata dalle politiche nazionali e regionali: i traghetti per la Grecia, Albania e Turchia ormai da 20 anni sono stati trasferiti a Bari, le crociere dall’anno scorso sono state trasferite a Taranto, l’area archeologica di Punta delle Terrare e la spiaggia di Sant’Apollinare sono inaccessibili per sequestro giudiziario, la costa sud con il petrolchimico e Cerano sono improponibili, anche se c’è la Riserva Regionale del Bosco di Tramazzone, a cui SNAM in giugno 2020 ha tagliato la falda di acqua senza nessuna protesta o azione da parte di Regione e Comune, lasciando anche 400 abitanti di Torre Rossa a Tuturano senza acqua nei pozzi…. Altro disastro ambientale.

Ma a Brindisi, ENI, ENEL, SNAM, TAP, A2A,  Edison possono fare quello che vogliono, come hanno fatto finora, impuniti, e fare profitti a danno del nostro ambiente, paesaggio e della nostra salute.

Alcune nostre proposte rivolte a un’amministrazione comunale coraggiosa:

  • ENI Versalis con chimica verde e centrale di Cerano chiusa: i terreni di ENI e ENEL contaminati convertiti a campi solari.
  • La Grande Foresta Orientale, come proposta dall’assessore Prof. Borri, che va dal Parco di Punta Serrone e Saline, dove svernano i fenicotteri,  fino al Bosco di Tramazzone, con lo smantellamento della centrale di Cerano convertita a centro faunistico e riqualificazione ambientale dell’area
  • Salvaguardia del territorio: bacini, canali, parchi, coste, boschi
  • Riforestazione di ogni angolo della città e della periferia
  • Organizzazione di comunità energetiche: ogni casa, condominio, quartiere installa, sotto il coordinamento del Comune, pannelli solari sui tetti per l’autoconsumo: il Comune di Brindisi ha ricevuto 300 milioni di euro dalla legge regionale 45/2019, e tutti gli impianti sono gratis col superbonus e il bonus ecologico: pannelli solari, pompe di calore per riscaldamento, colonnine ricarica auto, fornelli ad induzione: ogni famiglia non pagherebbe più a ENEL la bolletta di corrente e del gas, non andrebbe più a far benzina con l’auto elettrica rifornita dal proprio sistema solare e stoccaggio batterie.… Immaginate i risparmi.

Basta sfiammate ENI e ground flairing assurdo, basta conversioni a gas, nuovi gasdotti, inceneritori e compostaggi anaerobici per la produzione di energia, basta land grabbing con impianti solari in aree agricole e 3000 pale eoliche selvagge in provincia, basta con progetti bocciati dal Just Transition Fund e dal Recovery Fund per il raggiungimento della riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030. E il Comune di Brindisi, la Provincia di Brindisi e la Regione Puglia hanno anche dichiarato l’emergenza climatica con specifici impegni ambientali.

Sono solo dei sogni per una Brindisi diversa, all’avanguardia, veramente green, con tanti benefici a livello occupazionale (che i progetti a gas o inceneritori non garantiscono), turistico, ambientale e della salute pubblica del territorio.

I nostri problemi di Brindisi sono i problemi di tutta l’Italia.

Firmatari:

Movimento No TAP/SNAM della Provincia di Brindisi

Redazione di Emergenzaclimatica.it

Salute Pubblica Brindisi

Forum Ambiente Salute e Sviluppo

Comitato No Compostaggio Erchie

Forum Ambientalista,  Associazione di tutela ambientale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente ai sensi dell’art.13 della legge 349/86

Comitato ForestaForesta

Forum Ambiente e Salute Lecce

Verdi Ambiente e Società Salento

Comitato Cittadini e Lavoratori liberi e pensanti, Taranto

Raggia Tarantina

Potere al Popolo Taranto e Provincia

Associazione Polibase

Comitato Ulivivo

Coordinamento regionale di Cittadini, Associazioni e Comitati territoriali impegnati per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela dei territori in Puglia

Da altre regioni, preoccupati per Brindisi, firmano anche:

Campagna Per il Clima, Fuori dal Fossile

Altro Modo Flegreo Pozzuoli (Napoli)

Forum Beni Comuni, legalità, diritti del Ponente Savonese

GreenVivi

Opzione Zero

Coord. Ravennate “Per il Clima Fuori dal Fossile”

Collettivo No al Fossile Civitavecchia

TerraBlu

Zero Pfas Padova

Trivelle Zero Molise

Coordinamento No SNAM

Trivelle Zero Marche

Comitati Cittadini per l’Ambiente Sulmona

No Hub del Gas Abruzzo

No Tubo SNAM

Global Call: Banks, Stop Financing Fossil Fuels

Organizzazioni di tutto il mondo chiedono a tutte le banche di riconoscere che il loro continuo supporto all’industria fossile è incompatibile col salvare il pianeta dal crollo climatico e di intraprendere le seguente azioni per fermare definitivamente questo supporto:

  • Fermare immediatamente qualsiasi finanziamento ai progetti di espansione dei fossili e a tutte le compagnie che promuovono estrazioni e infrastrutture fossili sull’intera catena di valorizzazione delle fonti fossili.
  • Pubblicare piani per il phase out di tutti i finanziamenti ai progetti e alle compagnie fossili, con una timeline allineata con il surriscaldamento globale entro i 1.5°C, a partire dalle miniere e centrali a carbone, dai progetti e compagnie attive nell’olio di sabbie bituminose, olio e gas artico, trivelle di olio e gas in mare, fracked oil e gas e LNG.
  • Richiedere a tutti i clienti di pubblicare i piani di uscita per le loro attività sui comnbustibili fossili in base agli obiettivi di 1.5°C di riscaldamento globale.
  • Impegnarsi all’impatto zero di tutti i finanziamenti per il 2050 e di dimezzare tali emissioni per il 2030 at the latest, senza fare affidamento su schemi di compensazione non accreditati;
  • Porre fine immediatamente a tutti i finanziamenti a progetti e compagnie fossili che abusano sui diritti umani, incluso i diritti degli indigeni.
  • Riportare pubblicamente e in modo completo tutti i passaggi precedenti.

Le nostre organizzazioni si impegnano a fare tutto il possibile per porre fine ai finanziamenti bancari al settore dei combustibili fossili, per prevenire la catastrofe climatica ed assicurarsi che il settore bancario promuova una rapida e giusta transizione energetica.

https://www.fossilbanks.org/supporters

10/08: Indicazioni di lotta della Campagna PER IL CLIMA, FUORI DAL FOSSILE PER L’AUTUNNO, DAL CLIMATE CAMP DI BRINDISI 1-8 AGOSTO 2021

In occasione del campeggio di Brindisi ed in particolare nella nostra assemblea del 7 agosto, abbiamo valutato il percorso che, come tutto il movimento, ci porterà a partecipare alla Pre COP di Milano, al G20 di Roma ed alla Cop26 di Glasgow contro i potenti della terra che si organizzano per attivare al meglio il greenwashing necessario a riprodursi in forme nuove.

Aderiamo quindi a tutti i coordinamenti e forme di ricomposizione, a partire da quelli di Milano come il Climate Open Platform ed al Climate Justice Camp, che contrastino queste politiche. Lo faremo non solo attraverso la condivisione ma con una discussione al nostro interno e nelle assemblee pubbliche che si terranno, dove porteremo le nostre critiche, idee e proposte, convinti come siamo che i territori possano esprimere uno specifico contributo a partire dalla pluriennale resistenza, resilienza e vittorie, pur parziali, perché non votati alla sconfitta o al riflusso tipico delle fasi sistemiche. Quindi adesione non aprioristica o acritica ma che sta dentro i tanti processi ricompositivi di cui ci interessa la direzione di marcia e non solo da dove provengono.

Una partecipazione multipla alle mobilitazioni, agli incontri, alle assemblee preparatorie ed alla marcia del 2 di ottobre. Allo stesso tempo il nostro maggior contributo pensiamo di poterlo dare soprattutto convocando per il 9 di ottobre a Roma una contestazione chiara diretta, trasparente e radicale contro il ministro della “Finzione Energetica” attraverso percorsi, incontri, relazioni e condivisioni con le lotte territoriali.Lo faremo perché convinti che nelle mobilitazioni le date, i calendari, le geografie e gli obiettivi devono essere leggibili, precisi e non generici perché devono intercettare le lotte concrete che spesso sono antisistemiche di fatto e non per preventiva scelta ideologica. Per le stesse ragioni pensiamo che le mobilitazioni verso il 30 a Roma debbano individuare l’avversario non solo genericamente nel G20 ma anche e soprattutto nel governo di unità nazionale Draghi, il più politicamente spendibile dal capitalismo estrattivista e finanziario. E’ anche per questo che, ritenendolo interno al nostro percorso, parteciperemo allo sciopero indetto per lunedì 11 ottobre dal sindacalismo di base.

Giustizia climatica e sociale possono e debbono camminare insieme. L’obiettivo di tutte queste mobilitazioni è quello di un maggiore ed ampio coinvolgimento dei cittadini e la costruzione di migliori relazioni e connessioni tra tutti noi che, a partire da diversità geografiche e strutturali, lottiamo contro questo sistema criminale. Per questo mano a mano dovremmo saper evidenziare iniziative concrete di alternativa che il sistema non ci potrà dare mai. Alternative concrete sempre meno declarative e prospettiche e sempre più coinvolgenti, attuali, reali, giuste e necessarie a cambiare i rapporti di forza nella società ma anche il modo con il quale noi stessi viviamo gli spazi collettivi e sociali.

Oltre i pur necessari e classici appuntamenti di lotta va costruita maggiore capacità di incidere, di comunicare, di fare rete senza diventare sistema chiuso. Al centro del nostro agire non ci possono essere solo una serie di eventi annuali catartici nei quali ritroviamo la “certezza” di essere tanti. La politica dell’evento si è dimostrata spesso perdente nel tempo lungo perché soddisfa una urgenza ma non sedimenta alternativa. Dobbiamo proporre contemporaneamente alternative reali, campagne certe, magari a tempo, che mantengano viva la lotta a livello non solo territoriale o di settore ma anche nazionale e globale.

Perché non avvenga quello che è successo dopo la manifestazione del 23 marzo del 19, quando alla euforia si è sostituito il nulla organizzativo che si è impossessato della volontà di lotta nazionale, rimandando il tutto per scelta o per obbligo al proprio ombelico socio-politico. L’urgenza della unità delle lotte non deve farci perdere la pazienza ed il tempo necessario a renderla realmente percorribile, vera, efficace ed utile a tutti.

I nodi territoriali, le persone, le comunità ed i comitati della Campagna Per il clima, Fuori dal Fossile!

08/08: flash mob a matagiola

Flash Mob a Matagiola, azione conclusiva dell’Ostuni Climate Camp. Per il Clima, contro i gasdotti e i fossili con i Movimenti di tutta Italia.Alla centrale di interconnessione SNAM di Matagiola, Brindisi, arrivano o partono già 11 gasdotti, tra cui TAP. E 5 dei 6 nuovi gasdotti italiani della ultima PCI List, Progetti di Interesse Comune Europeo, partiranno o arriveranno sempre a Matagiola: i gas del nuovo gasdotto Eastmed Poseidon (che arriva da Israele, Cipro, Egitto), il raddoppio della portata di TAP e dell’Interconnessione TAP/SNAM, il nuovo gasdotto Matagiola-Massafra, e il gas che passerà dal completamento della Rete Adriatica SNAM attraverso il nuovo gasdotto Foligno-Sulmona e Sulmona-Sestino.Brindisi capitale del gas? No, grazie. Fuori dal Fossile!

07/08: Basta nuovi gasdotti a Brindisi

Il Climate Camp di Ostuni conclude domenica 8 Agosto alle ore 10,00 con un flash mob davanti la stazione Snam di Matagiola, tra Brindisi e Mesagne, la settimana di iniziative che si stanno svolgendo a Costa Merlata dall’1 all’8 Agosto.

Alla stazione Snam di Matagiola è collegato già il gasdotto Tap proveniente da San Foca tramite l’interconnessione TAP/SNAM, che è autorizzata ad accogliere un nuovo megagasdotto, Poseidon, che sbarcherà ad Otranto dove hanno già delimitato delle aree di cantiere e il Governo Draghi ha prorogato le autorizzazioni da tempo scadute. Inoltre entro il 2028 sempre a Matagiola sarà costruito il nuovo megagasdotto SNAM Matagiola – Massafra, lungo 90 km, che collegherà TAP alla Rete Adriatica SNAM. Brindisi capitale del gas per altri 40 anni, quando entro il 2030 l’Italia deve ridurre del 55% le emissioni di CO2 e l’Europa ha escluso gasdotti e depositi GNL dai finanziamenti del Recovery Fund e del Just Transition Fund. Tanto questi gasdotti li pagheremo noi utenti nelle nostre bollette, già rincarate dal primo luglio del 15%.

Il Climate Camp di Ostuni conclude così una settimana intensa di discussioni sulla necessità di uscire subito fuori dal fossile, dei cambiamenti climatici, della necessità di opporsi al PNRR che finanzia la costruzione d grandi opere inutili, dannose e costose, di contestare Cingolani il 9 ad Ottobre, e ilG20 di Roma il 30 Ottobre.Così come abbiamo sentito in collegamento gli organizzatori della Cop26 di Glasgow a Novembre ed abbiamo deciso di partecipare a tutte le iniziative Pre-Cop26 che si terranno , No Hub del Gas a Milano.

Il Climate Camp di Ostuni ha raccolto in modo significativo nella discussione la partecipazione della gran parte dei Movimenti italiani ed europei che si battono in questo momento in Italia, a cominciare dalla lotta NO TAV, No SNAM e tanti altri movimenti raccolti nella Campagna “Per il Clima, Fuori dal Fossile”. Si esce quindi più uniti e più forti per il clima e per il futuro della nostra terra.

Climate Camp di Ostuni 2021 , Ostuni 07.08.2021

03/08: Estrattivismo all’ Ostuni Climate Camp

Il Movimento NoTap/Snam della Provincia di Brindisi, assieme alla campagna nazionale “Per il Clima, Fuori dal Fossile” e la redazione di “emergenzaclimatica.it” sono gli organizzatori del “Climate Camp Ostuni 2021 che si sta svolgendo dall’1 all’8 2021 a Costa Merlata.

La prima giornata si è svolta con un dibattito con i rappresentanti di popoli in lotta contro lo sfruttamento dei territori, in particolare del popolo indigeno Mapuche che vive tra Cile e Argentina. Ieri è stata la volta della proiezione del film-documentario “Legno Vivo” per trattare il tema dell’emergenza xylella assieme agli autori del docufilm nel dibattito aperto su una delle maggiori criticità ambientali della Puglia e del Salento in particolare. Oggi tratteremo il tema delle tante emergenze e delle mancate pianificazioni con un dibattito aperto e con collegamenti esterni da tutte parti d’ Italia con esperti sia sul versante tecnico e sia sul versante giuridico.

Il programma della giornata di domani 4 agosto prevede: ore 19,00 – Le grandi opere inutili e gli inganni del PNRR, con collegamenti con i protagonisti delle lotte sui territori come i NO TAV reduci dalla manifestazione di popolo dei giorni scorsi. ore 21,30 – concerto di Mino De Santis, cantautore salentino, che con altri due musicisti daranno un tributo al poeta Sante Notarnicola, morto recentemente a Bologna e fortemente legato alla Puglia per mille relazioni che ha saputo costruire in questi anni.

Ogni sera dibattiti, collegamenti con altre realtà ambientaliste italiane ed europee e proiezioni di docufilm, spettacoli teatrali e concerti.

Vi aspettiamo all’Ostuni Climate Camp 2021.Info programma: ostuniclimatecamp.wordpress.comBrindisi,

3 agosto 2021 Movimento NO TAP/Snam della Provincia di Brindisi