Per la giustizia climatica! Per la buona occupazione!

Analisi e proposte della campagna nazionale  “Per il Clima, Fuori dal Fossile”

Nell’acceso e ormai attualissimo dibattito globale sulle vicende ambientali, ecologiche e climatiche, la questione sociale, e con essa quella occupazionale, trova sempre più spazio e si interconnette sempre più spesso a vertenze e rivendicazioni storicamente lontane dal mondo del lavoro e del sindacato. Tutto questo, per fortuna, appare – ormai con una certa frequenza – non più come una rara eccezione, ma come un’acquisizione abbastanza diffusa, in grado di far avanzare le lotte, radicarle sui territori e, soprattutto, renderle più forti rispetto al recente passato.

Il precipitare della crisi climatica apre crepe sempre più profonde in quella parete divisoria che, per lungo tempo, è stata strumentalmente interposta tra la sfera dei bisogni connessi al reddito ed al lavoro e quella dei diritto alla salute e alla tutela ambientale. Oggi si diffondono sempre di più nuove consapevolezze e sperimentazioni che individuano nel legame tra garanzia del reddito e del lavoro, ed una reale e giusta transizione ecologica un passaggio importantissimo e assolutamente ineludibile. L’uscita dal fossile ed un cambiamento radicale delle politiche eenergetiche stanno investendo inevitabilmente il comparto della produzione: per questo rompere il ricatto dei licenziamenti e delle delocalizzazioni, per la garanzia di un reddito diretto e indiretto, specie nell’attuale contesto di crisi economica che sta colpendo duramente le fasce sociali con un grave e repentino innalzamento dei prezzidelle bollette e, più in generale, del costo della vita, è assolutamente fondamentale.

Così, se da una parte i documenti dell’IPCC (il foro scientifico sul clima delle Nazioni Unite) consegnano al mondo un quadro sul cambiamento climatico impietoso, che chiede a gran voce alle classi dirigenti globali trasformazioni radicali in tutti i settori dell’economia, e che non lascia spazio a nessun tipo di fraintendimento, dall’altra, l’ultimo rapporto IRENA (International Renewable Energy Agency) ci conferma che il totale degli occupati nel settore delle energie rinnovabili sale costantemente da anni ed è già passato dai 7,3 milioni del 2012 ai 12 milioni del 2020. Numeri importanti, inequivocabili e che dobbiamo essere in grado di analizzare anche e soprattutto in relazione alle grandi opportunità che avremo di fronte da qui ai prossimi decenni.

Ciò premesso, pur tenendo in considerazione tutte le contraddizioni e tutti i rischi insiti nel processo di transizione ecologica avviato o da avviare a livello locale, nazionale e mondiale, il percorso che i movimenti per il clima avranno di fronte già nei prossimi anni per tenere unite le lotte non potrà più prescindere da alcuni punti essenziali:

1) analisi e proposte relative al processo di trasformazione ecologica del settore della produzione energetica;

2) analisi e proposte connesse al processo di trasformazione ecologica del settore automobilistico e dei trasporti;

3) riconversione ecologica dei siti industriali da pianificare coinvolgendo attivamente tutte le organizzazioni sindacali ed operaie interessate da tali processi;

4) dismissione e bonifica degli impianti e delle aree inquinate, specie dei SIN (Siti di Interesse Nazionale)  da realizzare ascoltando i pareri e le proposte della cittadinanza attiva anche grazie alla convocazione di apposite assemblee pubbliche, consigli comunali aperti ecc.

Rispetto ad alcuni punti riportati in questa breve e parziale lista di priorità, consideriamo assolutamente emblematica la vicenda dello stabilimento ex GKN di Campi Bisenzio, già proprietà del fondo finanziario Melrose il quale, prima di cedere il sito alla QF dell’imprenditore Francesco Borgomeo, tra le motivazioni utilizzate per giustificare la procedura di licenziamento destinata a 422 lavoratori e lavoratrici e funzionale alla delocalizzazione della produzione, ha usato anche quella della “transizione ecologica” e della necessaria ristrutturazione del settore automotive. In poche parole, dopo aver sussunto una delle più note rivendicazioni dei movimenti globali per il clima, il fondo Melrose ha semplicemente fatto quello che storicamente fanno gli speculatori: ha difeso i suoi interessi licenziando e trasferendo altrove il suo impianto senza che nessuna legge dello Stato italiano glielo impedisse.

Eppure, mentre i signori delle delocalizzazioni si lamentavano per l’irrigidimento di alcuni vincoli dovuti alle nuove politiche ambientali, proprio nello stabilimento di Campi Bisenzio, dove si producono principalmente semiassi, le maestranze erano già pronte a realizzare nuove componenti necessarie a far funzionare veicoli elettrici. Ed esempi analoghi e altrettanto virtuosi a quelli dell’ex GKN si registrano da mesi anche a Civitavecchia dove, sia gli operai metalmeccanici dell’indotto della centrale Enel TVN, sia quelli del molo carbonifero connesso allo stesso impianto, stanno chiedendo a gran voce di avviare e di essere coinvolti in quei processi di trasformazione industriale che, non solo contribuirebbero ad azzerare le emissioni inquinanti e climalteranti di una delle centrali termoelettriche più grandi d’Europa, ma avrebbero,  già nell’immediato, ricadute eccellenti anche sul fronte occupazionale. I lavoratori di Civitavecchia indicano da tempo una strada diversa rispetto a quella che governi ed industriali vorrebbero percorrere; infatti, come è noto da tempo, le nuove centrali a gas non darebbero alcuna garanzia occupazionale, mentre la creazione di un indotto collegato ad un impianto eolico offshore galleggiante e l’ambientalizzazione del porto cittadino sarebbero occasioni importanti per abbattere l’inquinamento e creare buona occupazione. Allo stesso modo, va anche menzionato il progetto di “parco energetico marino ibrido” denominato Agnes, presentato da Saipem  e Quint’x, che si collocherebbe a circa 19 km dalle coste di Ravenna, sistema integrato dove a produrre energia sarebbero pannelli solari galleggianti e 65 pale eoliche a fondazione fissa (per un totale di 620 MW di potenza), con la possibilità di sfruttare l’energia per alimentare elettrolizzatori per produrre idrogeno verde da realizzare su piattaforme petrolifere dismesse.  Si tratta di potenzialità sulle quali è giusto sviluppare l’approfondimento  e l’esame critico, prendendo in considerazione tutti  i vari aspetti. Differente e purtroppo ineluttabilmente meno virtuosa  è invece in questo senso l’esperienza del siderurgico di Taranto, dove operai e cittadini vivono la contraddizione di una fabbrica in cui le rivendicazioni sindacali convergono troppo spesso,  e su punti fondamentali, con le direttive aziendali, laddove la continuità produttiva è tutelata a scapito della sicurezza sul luogo di lavoro, della stessa occupazione e delle ricadute ambientali, sanitarie e sociali  nel loro complesso.L’accanimento legislativo, la mole spropositata di investimenti finora in perdita, come hanno dimostrato gli studi dei comitati di lotta e confermati nell’ultimo  rapporto Eurispes, cambierebbero le sorti di tutti gli aspetti sopra citati se solo fossero diretti alla chiusura di uno stabilimento obsoleto e quindi esposto ad ulteriore rischio di incidente rilevante, al suo smantellamento e alla bonifica di un territorio troppo compromesso per provare a replicare i percorsi di riconversione già avviati in contesti più piccoli.


Questi esempi concreti, in ogni caso, testimoniano ancora una volta quanto la vecchia contrapposizione tra il mondo operaio e le battaglie ecologiste non sia più così radicale e radicata. Tuttavia, per far sì che certe realtà possano finalmente camminare insieme o siano addirittura in grado di elaborare piattaforme rivendicative congiunte, c’è bisogno di ancora più coraggio e ancora più perseveranza. In particolare, come attivisti e attiviste per il clima non possiamo più permetterci di schivare certe questioni, di eludere certe domande o, peggio ancora, reiterare gli errori del passato. Non possiamo perciò più permetterci di affrontare il dibattito sulla transizione ecologica senza immaginare processi di radicale trasformazione industriale o tergiversando sulla spinosa questione occupazionale.

Contestualmente alla nostra assemblea generale del 20-21 novembre 2021, ci stiamo interrogando sulle esperienze di ricomposizione nelle vertenze su lavoro e reddito, salute e ambiente.

Quali proposte industriali realmente green e clean siamo in grado di mettere in campo oggi nel rispetto delle varie specificità territoriale e del diritto al reddito? In che modo si intendono valorizzare le esperienze di qui territori dove vertenze operaie e battaglie contro l’inquinamento hanno già prodotto documenti ed iniziative significative?

Per rispondere a queste domande è assolutamente indispensabile stringere ancora di più i nodi tra lotte operaie e battaglie territoriali, tra saperi scientifici, tecnici e giuridici ed esperienze di democrazia e partecipazione diretta e dal basso. Non possiamo più limitarci ad inseguire l’agenda dei grandi vertici internazionali o mobilitarci periodicamente attorno a grandi manifestazioni nazionali che, per quanto riuscite e molto partecipate, non riescono poi ad andare oltre un singolo appuntamento di piazza. Occorre invece lanciare un percorso condiviso a lungo termine, che sia in grado di crescere nell’analisi e nella proposta. Un percorso collettivo che sia quindi capace di smascherare e respingere ogni tentativo di greenwashing mentre prova contemporaneamente ad elaborare e sostenere piani industriali credibili, tecnologicamente percorribili e soprattutto a zero emissioni.
Può quindi l’attivismo per il clima essere incisivo anche nei processi di rilancio del settore manifatturiero, metalmeccanico e complessivamente industriale del nostro Paese? Si può uscire dall’egemonia fossile proponendo da subito percorsi di trasformazione industriale e rigenerazione territoriale capaci di generare buona occupazione?  E ancora, come governare dal basso tali processi di transizione senza lasciare indietro nessuno?

Rispondere a queste domande non è e non sarà facile.Proprio per questo riteniamo che l’avviodi un dibattito serrato tra movimenti per il clima e mondo del lavoro non sia più procrastinabile. Consideriamo inoltre necessario un coinvolgimento, sia collaborativo che conflittuale, dei poteri locali, i quali, secondo noi, dovranno necessariamente essere fra i principali “motori” della transizione assumendosi responsabilità e promuovendo molteplici iniziative sui vari territori.


La campagna nazionale “Per il Clima Fuori dal Fossile” invita quindi tutte e tutti ad aprire un percorso di ricomposizione sociale e culturale  che promuova,  qui ed ora, un luogo assembleare di confrontoinsieme a tutte quelle realtà di lavoratori e lavoratrici che intendono mettere in discussione le vecchie forme del lavoro e della produzione, dentro la transizione ecologica, nel locale e nel globale, e difendere così il proprio diritto alla continuità del reddito. Un simile contenitore sperimentale potrebbe rafforzare ed estendere le esperienze pilota in lotta oltre quelle che sono di fatto specificità vertenziali e territoriali e,  allo stesso tempo, incoraggiare quelle realtà più periferiche e meno visibili, ma egualmente sensibili e soggette alle medesime condizionie contraddizioni.

L’avvio di un dibattito serrato tra movimenti per il clima e del mondo del lavoro non è più procrastinabile. È ora di fare un primo passo in questa direzione. È finalmente ora di camminare insieme.

Gennaio, 2022

Per il Clima, Fuori dal Fossile

Autorganizzazione energetica dal basso…. iniziamo dai territori !

Siamo comunità territoriali, comitati, realtà di lotta e cittadini che si battono per il clima, la difesa degli ecosistemi e che lotta per uscire dal fossile, causa prima di devastazioni ed inquinamenti climalteranti e nociva per la salute.

Siamo coscienti che non basta solo opporsi al sistema per ottenere dei risultati concreti che, invece, sono venuti quando ai NO ben ponderati abbiamo aggiunto anche proposte alternative e praticabili.L’alterazione climatica repentina e disastrosa in cui siamo immersi ha aggravato le devastazioni ed i danni alla salute ed all’ambiente e ci obbliga a dare delle risposte alternative non solo territoriali ma globali e capaci di incidere qui ed ora.Il tema dell’approvvigionamento, produzione, consumo, gestione dell’energia diventa sempre più centrale ed è il terreno di scontro economico e politico.

Siamo coscienti che non sarà facile uscire dall’energia e della economia fossile senza superare il sistema capitalistico ma siamo altrettanto convinti che possiamo agire già da ora per costruire spazi, comunità, energie alternative e dal basso che ci rendano più indipendenti dalla economia fossile ed accentrata e risparmiare.

Un bene per la tasca, per il clima e l’ambiente e per la democrazia diretta!

L’IPCC del 2018 ci indica che per contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1.5° è necessario ridurre le emissioni di gas CO2 e di gas climalteranti del 55% entro il 2030 e del 100% entro il 2050.

Per quanto riguarda l’Italia, le politiche energetiche governativecontinuano a favorire le fonti fossili, con la costruzione di nuovi gasdotti, l’autorizzazione a nuove trivellazioni e miliardi di incentivi o sgravi fiscali erogati ogni anno in favore di filiere energivore e inquinanti.

In questa situazione è necessario che nei territori ed a livello domestico si affermino velocemente e in modo sempre più massiccio scelte alternative che puntino sulla riduzione dei consumi, l’efficientamento energetico, la produzione di energia da fonti rinnovabili che non necessitano di combustione.

Cosa puoi fare tu, cosa può fare ognuno di noi?

Secondo i dati ufficiali forniti dagli enti istituzionali, in Italia circa quasi il 70% dell’energia totale consumata è destinata alle famiglie di cui il 40% per usi civili (riscaldamento, illuminazione, ecc…) e il resto per i trasporti privati.Il consumo domestico di energia è prevalentemente dovuto al riscaldamento o al raffrescamento, in misura minore dalla illuminazione e dagli elettrodomestici. Ecco alcune indicazioni pratiche, efficaci e di facile applicazione.

  1. Buone pratiche per il risparmio energetico
  2. In inverno abbassa il termostato a 18-19°C, in estate evita il più possibile di utilizzare il condizionatore, eventualmente non tararlo su temperature troppo basse rispetto all’esterno, o privilegia l’uso della funzione di deumidificazione;
  3. Usa l’acqua calda solo quando necessario e utilizza il più possibile la luce naturale e installa illuminazione a led;
  4. Scegli sempre elettrodomestici ad elevata efficienza energetica, costano un po’ di più ma il risparmio ripaga velocemente l’investimento;
  5. Cambia subito fornitore di energia elettrica, scegli quelli davvero sostenibili.

Tutti i grandi gruppi come ENI, ENEL, Edison, Acea, A2A, Hera…offrono la possibilità di contratti “green” ed invece ricavano la maggior parte dell’energia elettrica da fonti fossili, rifiuti o nucleare.

Esistono invece produttori e fornitori di energia elettrica prodotta esclusivamente da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico), etici non solo nei confronti dell’ambiente ma anche del sociale. Puoi rivolgerti per esempio a: Cooperativa Ènostra, Dolomiti Energia…mettere  riferimenti

Il passaggio è semplice, costa poco e la bolletta è analoga a quella che paghi già se non inferiore. Un’azione concreta che aiuta il Pianeta e colpisce chi lo sta distruggendo.

  • Sganciati dal gas e renditi autonomo

Le bollette per il riscaldamento e per la luce pesano in modo significativo sul bilancio familiare, e ultimamente sempre di più.Oggi però sono disponibili finanziamenti pubblici e leve fiscali attraverso i quali è possibile fare interventi strutturali sulla propria abitazione con investimenti contenuti. È importante cogliere questo momento per rendere più efficiente l’abitazione migliorando l’isolamento dell’involucro, del tetto dei serramenti, installare le rinnovabili per l’elettricità e per il riscaldamento (es. pompa di calore + fotovoltaico).
Tra gli strumenti ad oggi disponibili ci sono:Ecobonus 110%, Gruppi di acquisto solari,Gruppi di autocostruzione

Cosa possiamo fare insieme: comunità energetiche e comunità solari

Se hai già le rinnovabili sul tetto puoi cedere l’energia che non usi al tuo vicino di casa. La Direttiva 2018/2001/CE (RED II) invita gli stati membri ad incentivare l’efficienza energetica e l’autoconsumo attraverso la definizione degli “autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente” (art.21) e delle “comunità energetiche” (art.22) quali strumenti fondamentali per raggiungere gli obiettivi previsti dalla legge stessa.La RED II chiede quindi di sviluppare nuove tecnologie smartgrid(, reti di distribuzione locali e intelligenti) che consentano ai cittadini di un territorio di mettersi insieme per produrre o scambiare energia rinnovabile a km 0, con grandi vantaggi per l’ambiente, per le tasche, e sottraendo potere ai colossi dell’energia e a chi controlla le reti.

A livello nazionale italiana, la RED II in materia di comunità energetiche è stata recepita con il Decreto Legislativo 162 del 30/12/2019 (cosidetto“Decreto Milleproroghe”) e convertito nella Legge n.8 del 28/02/2020 (Art.42bis) che ha avviato una fase sperimentale necessaria per definire i dettagli dei decreti attuativi in cui sono state definite le tariffe incentivanti per l’autoconsumo collettivo.

A-Lecomunità energetiche sono un gruppo di soggetti (comuni, condomini, famiglie o cooperative) capaci di produrre, consumare e condividere energia nel rispetto del principio di autoconsumo energetico e autosufficienza, utilizzando impianti che producono energia pulita rinnovabile. Grazie alle Smart Gridciascuno può diventare parte di una comunità energetica: chi possiede un impianto fotovoltaico connesso in rete (ed è quindi un prosumer) può condividere con altri consumer (che non hanno impianto fotovoltaico)la sua energia in eccesso.La normativa italiana non permette ancora di poter avere il premio dello scambio di energia direttamente in bolletta ma premia economicamente l’associazione di autoconsumatori per ogni kWh scambiato la quale deciderà autonomamente di come ripartire il premio tra i soci.

B-Lacomunità solare è invece una piattaforma tecnologica, gestita dal Centro per le Comunità Solari (un’associazione no – profit e spin off dell’Università di Bologna), a cui gli associati di tutt’ Italia possono chiedere di aderire versando volontariamente una quota di iscrizione per poter condividere l’energia prodotta dalla comunità.

Il contributo premiale per lo scambio di energia nella piattaforma delle comunità solari si genera attraverso le economie di prossimità del territorio dove viene aperta una sezione della piattaforma tecnologica. Il fondo energia viene costituito dai contributi delle imprese locali che vogliono sostenere attività di welfare sociale e ambientale attraverso lo scambio di energia quale attività di Responsabilità Sociale d’Impresa.

Con questa attività le imprese possono partecipare immettendo energia nella rete locale attraverso i propri impianti fotovoltaici e possono premiare le famiglie che si impegnano ad autoconsumarla attraverso la piattaforma tecnologica della comunità solare. L’energia rinnovabile delle imprese prosumer si unisce poi all’energia rinnovabile prodotta dalle famiglie prosumer in un unico grande progetto di scambio locale.I risultati ottenuti sono quelli legati alla riduzione delle emissioni concreta sul territorio ed a una riduzione diretta delle bollette per le famiglie, un’attività di welfare ambientale e sociale!

La piattaforma tecnologica si può dotare anche di stazioni di ricarica elettrica della comunità (Community Charger) che possono essere installate secondo le esigenze degli automobilisti elettrici partecipanti alla piattaforma tecnologica e che erogheranno energia elettrica rinnovabile a prezzo domestico differentemente da quanto si osserva per le stazioni di ricarica commerciali.

L’obiettivo a cui tendere sarebbe quella di trasformare le aree industriali nelle centrali di energia fotovoltaica per la comunità locale ridistribuendo la ricchezza sul territorio attraverso attività di welfare e di Responsabilità Sociale delle Imprese.

L’ampliarsi della comunità solare può portare alla creazione di Solar Info Store cioè di veri e propri punti che seguono i soci della comunità nella loro transizione energetica: scelta di fornitori di energia elettrica, riqualificazione delle case e accompagnamento nella mobilità sostenibile.

CON UN NOSTRO IMPEGNO DIAMO UN CONTRIBUTO DIRETTO AD USCIRE DALL’ENERGA FOSSILE, CI RENDIAMO PIU’ AUTONOMI DA IMPRESE ENERGENTICHE RIMETTENDO AL CENTRO I TERRITORI E DIMINUIAMO I COSTI DELLA BOLLETTA.

Per saperne di più o per attivare una comunità energetica o una comunità solare partecipa alla nostra Campagna  (perilclimafuoridalfossile@gmail.com)o proponici iniziative informative sull’autorganizzazione energetica alternativa che si svolgeranno in tutta Italia a partire dalla metà di febbraio.

Bolletta giusta: ambiente e salute più salvaguardate

L’abnorme stangata delle bollette luce-gas sta condizionando il potere di acquisto delle famiglie e le attività produttive, in presenza di un governo incapace di adottare provvedimenti atti a contenere il deficit energetico, di contendere i condizionamenti e la speculazione dei potentati gas-petroliferi.

Le misure decise dal governo Draghi nel 2021 e quelle che sta adottando in corso 2022, sono solo dei palliativi che non incidono sulla stringente necessità di ridurre la dipendenza dal gas : importato per il 95%,usato al 50% per la produzione di energia elettrica e con altre 48 nuove centrali turbogas per “le aste capacity market per i picchi di produzione”.

La decisione di produrre l’80% di energie rinnovabili entro il 2030 è continuamente contrastata(si continua a finanziare le energie fossili e addirittura si ripresenta il fallimentare e sconfitto nucleare), quando attraverso le energie naturali – sole,vento,acqua – a costo zero potremmo tagliare la bolletta energetica ben oltre il 70%. Ad esempio, la Svezia che utilizza energie rinnovabili al 70% non ha risentito dei vertiginosi aumenti del gas e del carovita.

La responsabilità di quanto sta accadendo non va ricercata nei costi della transizione energetica, come sostiene il ministro Cingolani, bensì nella trappola energetica, costituita dal permanere nella dipendenza dal gas dell’economia italiana.

Peraltro, il governo non ha intaccato alcun dividendo azionario da extraprofittienergetici,”ha lasciato fare al mercato” , visto che ricava dall’aumento delle royalties(bollette,carburanti,carovita) molta più liquidità di quanto dispone per ”calmierare la bolletta energetica”.

L’ulteriore fallimento di COP 26 testimonia l’inderogabile necessità dell’abbandono delle energie fossili e del nucleare, per il passaggio globale alle energie rinnovabili e ad un modello virtuoso di produzioni-consumi, che rompa e superi la criminale competizione tra le superpotenze a danno non solo dei paesi soccombenti ma dell’intera umanità.

A fronte di tutto ciò e alle inderogabili risposte da dare a ”quale energia approvvigionarsi e consumare?”; al contempo diventa impellente la battaglia popolare per non pagare gli extra aumenti delle bollette luce-gas, per la totale revisione della loro composizione, per la drastica riduzione dei costi delle tre forniture essenziali, acqua-luce-gas.

CAMPAGNA ” PER UNA BOLLETTA GIUSTA E LEGGERA”

Nell’ambito della Campagna”Per il clima,fuori dal fossile”, che si propone di fornire un contributo sostanziale all’abbattimento della CO2 – responsabile primario insieme a chi la produce del surriscaldamento e distruzione dell’ecosistema Terra – mediante la rapida dismissione dei combustibili fossili, ci proponiamo di combattere l’esosità delle tariffe e la scarsa trasparenza delle bollette luce e gas.

STANTE LA SITUAZIONE DESCRITTA :

– la disanima delle voci costitutive e delle modifiche da apportare alle bollette luce e gas;

– le continue e pesanti condanne dei grandi fornitori comminate dall’Antitrust per il mancato rispetto delle ”loro regole” (Enel, Eni, Edison, A2A, Acea,…);

 – l’urgente ribaltamento dell’indirizzo liberista insito nel vigente sistema tariffario, quello del “più consumi,meno paghi e relativi benefici al consumo più elevato”, per applicareinvece la ”tariffa progressiva, con fascia sociale e riduzione a chi meno consuma”,allo   scopo di tutelare la salute,l’ambiente e il benessere sociale;

– l’enorme salasso da extra aumenti delle bollette che graverà sul magro bilancio familiare a causa della fornitura delle utenze fondamentali (acqua,luce,gas) aumenti mediamente di quasi 1000 euro.

Assemblea nazionale AMBIENTE, CLIMA, ENERGIA, BOLLETTE

Costruiamo e proponiamo soluzioni dal basso da condividere ed applicare nella realtà per uscire dal fossile.

 ❗❗❗🌎 Cambiare la realtà opprimente che viviamo e smontare le narrazioni tossiche che portano all’inazione. Salvare il pianeta e noi stessi dal modello estrattivista delle grandi opere inutili e dannose è urgente e necessario.Ma non basta riunirsi, opporsi con le sole parole anche se importanti, dobbiamo costruire il futuro che vogliamo.L’alternativa non può venire dallo stesso sistema che ci opprime!

💪 Possiamo vincere le lotte ambientali, sociali, per la giustizia climatica solo organizzandole e vivendole in prima persona. È quello che cerchiamo di fare attraverso la campagna nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile. Siamo comunità territoriali, comitati, realtà di lotta e cittadini che si battono per la giustizia climatica, la difesa degli ecosistemi e che lottano per uscire dal fossile, causa prima di devastazioni, inquinamenti climalteranti e danni alla salute

.⛽ Le politiche energetiche governative continuano a favorire le fonti fossili, con la costruzione di nuovi gasdotti, centrali a gas, l’autorizzazione a nuove trivellazioni e miliardi di incentivi o sgravi fiscali erogati ogni anno in favore di filiere energivore e inquinanti.

🚶‍♀🚶 Eppure essere movimento, camminare cambiando, praticare il conflitto, costruire la società a nostra misura, non è impossibile.Possiamo agire già da ora per costruire vertenze, spazi, comunità, energie ed economie alternative e dal basso.Facciamolo insieme!

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Ti invitiamo all’assemblea via web che abbiamo organizzato per il 26 gennaio, ore 17:30.Per partecipare invia una mail a perilclimafuoridalfossile@gmail.com
L’assemblea sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook
https://www.facebook.com/perilclimafuoridalfossile

Buon 2022 a tutto gas !!!

Un 2021 che è finito male, anzi malissimo, e che ha preparato un 2022 a tutto gas.

Eppure il 2021 era iniziato con i migliori propositi: la Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, aveva fissato i picchetti per il Fit for 50 e il PnRR italiano, bocciando qualsiasi progetto a gas o CCS ENI presenti nella prima bozza PnRR del governo Conte bis: la seconda bozza, senza le conversioni a gas, senza idrogeno blu e senza CCS di Ravenna, è stata poi ripresa e presentata dal Governo Draghi.

E il Ministero dell’Ambiente è diventato Ministero della Transizione Ecologica: viene nominato ministro Roberto Cingolani, che subito approva 11 autorizzazioni di trivellazioni “che erano in scadenza”, dopo che il suo predecessore Costa le aveva bloccate per due anni.

E il 2021 è stato l’anno della guida italiana del G20 e della preCOP26, che avrebbe dovuto dare una svolta alle politiche ambientali contro l’emergenza climatica volute con molto coraggio dalla Commissione Europea: si è risolto tutto con un nulla di fatto e nessuna decisione incisiva.

Uguale risultato, come sintetizzato efficacemente da Greta Thunberg col famoso  “blah, blah, blah”, alla Cop26 di Glasgow, dove eravamo presenti, come Campagna, al People’s Summit.

Unico segnale positivo,  il nuovo decreto legislativo (Dlgs 199/2021) in attuazione della direttiva UE 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (RED2) entrato in vigore il 15 dicembre 2021.

Ma le cose, nel corso del 2021, sono precipitate ambientalmente sempre più:

  • Il Ministro Cingolani bocciava le auto elettriche, contro ogni politica delle industrie automotive europee, per “salvaguardare l’industria delle auto sportive italiane” e puntando invece sull’idrogeno, senza infrastrutture esistenti in Italia.
  • Il Ministro Congolani proponeva il nucleare di quarta generazione e il gas nella tassonomia “green” europea, appoggiando la linea francese e dei paesi dell’est contrapposta a Germania, Danimarca, Austria. La tassonomia doveva essere approvata a Dicembre, ma è stata rinviata a Gennaio 2022 per i disaccordi tra i paesi CEE.
  • Intanto il prezzo del gas andava alle stelle (dai 25 centesimo al metro cubo in due anni è passato a un picco di 1.80 euro) con conseguenze analoghe, anzi peggiori, per le nostre bollette elettriche.
  • La Commissione Energia ITRE della Commissione Europea approvava oltre 30 nuovi Progetti di gasdotti d’Interesse Comune, dopo che il Consiglio d’Europa aveva deciso il 20 dicembre 2020 che la 5. PCI List sarebbe stata l’ultima con i finanziamenti ai gasdotti. Bocciato il raddoppio del gasdotto TAP, troviamo invece il Poseidon e Melita (gadotto Gela – Malta, per le cui inchieste è stata assassinata la giornalista Daphne Caruana Galizia) come progetti prioritari in Italia
  • “La corsa delle centrali a gas: ecco i 48 progetti in Italia” per il capacity market, intitolava il Sole24ore il 9 dicembre scorso: e così vecchie centrali a carbone, e centrali dismesse a olio e rigassificatori dimenticati, invece che essere smantellate e bonificate ad altissimi costi, risorgono dalle ceneri come centrali a gas a ciclo aperto, centrali poco efficienti ma istantanee nell’avviamento e più inquinanti, incentivate a caro prezzo per accendersi nell’istante in cui il vento smette di soffiare o il sole viene nascosto da una nuvola.
  • La proposta del nuovo Pitesai, piano per le nuove autorizzazioni alle trivellazioni in terra e mare, esclude la ricerca di petrolio, ma permette la ricerca di gas, escludendo le zone non produttive da anni dalla mappa. Praticamente, tutte le autorizzazioni in essere continuano e le nuove ricerche si potranno fare nelle zone indicate come fruttifere dalle multinazionali quasi tutte straniere. E le Regioni, che subito si erano opposte al Piano, poche settimane fa hanno approvato le nuove ricerche di trivellazioni… Effetto Draghi.

Cosa aspettarsi nel 2022 ?

  • I prezzi di gas avranno da gennaio 2022 un aumento ulteriore del 41.8% e dell’energia del 55%, portando così l’aumento del gas in un anno al 600%. La ragione è soprattutto dovuta al blocco della Germania al gasdotto russo Nord Stream2, e a tutto il mercato europeo che conseguentemente si è accodato all’aumento del prezzo per le restrizioni russe: così l’Italia, che ha molte fonti di approvvigionamento diversificate, è stata vittima del cartello delle ENTSOG, le società di trasporto del gas, come avvenuto nel 1973 con la crisi del petrolio. Eppure il Governo Berlusconi aveva firmato con la Russia un contratto di calmierazione dei prezzi del gas…
  • Entro il 12 gennaio il Governo dovrà schierarsi per l’inclusione di nucleare e gas nella tassonomia green europea: o con la Germania contro il nucleare, visti anche i due referendum contro il nucleare, o con la Francia, che vende impianti nucleari e con cui abbiamo firmato un pomposo piano di collaborazione economico un mese fa. Malgrado l’aumento assurdo del prezzo del gas.
  • Entro fine gennaio il Parlamento Europeo dovrà approvare in blocco la 5. PCI List coi nuovi gasdotti, tra cui Poseidon, un progetto del 2007, con VIA approvata nel 2013 e autorizzazione scaduta nel 2021, come denunciato dalla nostra Campagna al Gas Forum del 24 aprile 2021, e prontamente rinnovata a giugno 2021 dal Governo Draghi come inizio e fine lavori di altri 4 anni. La realizzazione del megagasdotto con approdo a Otranto, ma senza nessuna interconnessione con la Rete SNAM giustificherebbe poi la costruzione del megagasdotto Matagiola – Massafra (PCI project) e del completamento della Rete Adriatica SNAM da Sulmona a Minerbio (PCI project). Malgrado l’aumento assurdo del prezzo del gas.
  • Entro il 22 febbraio Terna dovrà approvare l’asta sul capacity market per le 48 nuove centrali a gas da approvare per “bilanciare col gas” la produzione di energia da rinnovabili, malgrado l’aumento assurdo dei prezzi del gas. E le Valutazioni di Impatto Ambientali  per esempio delle centrali ENEL di Brindisi, Civitavecchia e Fusina e altre dovranno essere approvate entro tale data per partecipare all’asta….
  • Pitesai: Cingolani ha già espresso la sua politica: estrarre più gas dai giacimenti e trivelle italiane: come se questo gas fosse italiano e a prezzi diversi da quelli di mercato, arrivato a prezzi assurdi.
  • Poi l’UE dovrà approvare anche i progetti, peraltro mai resi pubblici, presentati dal Governo Draghi per l’assegnazione dei fondi previsti dal PnRR per sostenere per esempio la transizione ecologica del siderurgico tarantino, mentre il Decreto MilleProroghe sposta quasi 600 milioni destinati alle operazioni di risanamento ambientale a favore della grande operazione di greenwashing chiamata de carbonizzazione a gas degli impianti dell’area a caldo.

Intanto la produzione di petrolio in Italia ha avuto un incremento del 27% dal 2020 (fonte Pitesai) e  nel 2021 nei gasdotti italiani sono transitati volumi superiori del 7,8% rispetto al 2020.

E il Governo Draghi, come osservato dal Financial Times del 19/12/2021,  “ ha adottato nuovi “poteri di sostituzione”, permettendo al Governo di decidere in caso di ritardi protratti nelle autorizzazioni di progetti infrastrutturali, escludendo le partecipazioni di autorità regionali e locali e altri enti”.

Così, in patria, finalmente capiamo bene come stanno le cose e chi decide.

Ma il Premio Greenwashing 2021 lo assegniamo all’AD di ENEL, Francesco Starace, che in un intervista dell’8 luglio 2021 ha dichiarato alla Nuova Sardegna che “Non ha senso investire nel gas, quando si pensa che servirà a stabilizzare il sistema solo per un breve arco di anni. Si tratta di cambiare per sempre i paradigmi ambientali.”. Intanto la centrale ENEL di La Spezia è stata convertita a gas per il capacity market e ora toccherà alle centrali ENEL di Brindisi Cerano e Civitavecchia, ma anche Venezia Fusina, Trino (Vercelli), La Casella (Piacenza), Montalto (Viterbo), Larino (Campobasso), Rossano (Cosenza).

Un 2022 a tutto gas, malgrado l’impegno italiano di ridurre del 55% le emissioni di CO2 entro il 2030 e l’approvazione della direttiva UE sulle emissioni fuggitive di metano, considerato 80 volte più climalterante della CO2 nel breve periodo.

Per questo tutti dobbiamo raddoppiare, con intelligenza e forza, il nostro impegno per far contare nello scontro in atto tutto il peso della lotta territoriale, nazionale e globale perr la giustizia climatica e sociale a partire dalla nostra Campagna ed oltre.

Primo appuntamento del 2022 il 26 gennaio, assemblea nazionale via web aperta a tutte le persone e realtà interessate, per lanciare le proposte di lotta comune: si parlerà di caro-bollette, di comunità energetiche e della dicotomia lavoro – ambiente.

Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile

Quando l’energia è una questione di diseguaglianze e giustizia sociale

Alcune riflessioni documentate a proposito del caro bollette e della povertà energetica, di sprechi e speculazioni

di Marina Mannucci, Per il Clima, Fuori dal Fossile

In Italia e nel mondo, molte persone vivono in povertà energetica. Nel pensiero comune i temi legati all’energia sono collegati a una questione tecnica, che deve essere trattata, prevalentemente, da esperti. Non è così. La maniera in cui produciamo e usiamo l’energia rappresenta il nostro modo di vivere e anche il grado di democrazia della società in cui viviamo.

Ricerche aggiornate riportano che, nel mondo, una persona su sette non ha la possibilità di usufruire dell’elettricità e che 3 miliardi di persone non hanno accesso a riscaldamento e cottura dei cibi. In Italia 2,2 milioni di famiglie non hanno i mezzi per procurarsi un paniere minimo di beni e servizi collegati all’energia e quindi sono persone in povertà assoluta in quanto private delle condizioni minime per una vita dignitosa. L’utilizzo dell’elettricità dovrebbe essere garantito come principio costituzionale ineludibile ma i numeri indicano un progressivo aumento di povertà energetica.

Livio de Santoli, prorettore per la sostenibilità della Sapienza di Roma e presidente del Coordinamento delle associazioni che si occupano di rinnovabili, nel libro Energia per la gente. Il futuro di un bene comune (Castelvecchi, 2021) affronta il tema del passaggio indispensabile verso un’energia democratica e comunitaria.
L’autore, oltre a mettere in luce l’autoritarismo dell’attuale modello energetico basato su fonti fossili, inquinante, predatorio e ad alto immobilizzo di capitali per gli investimenti necessari, afferma che solo una transizione verso un modello energetico caratterizzato da fonti rinnovabili e dalla eliminazione delle fonti fossili può condurci verso una società più giusta e più libera.
De Santoli suggerisce due punti indispensabili per una rivoluzione energetica: l’uso di fonti rinnovabili e la realizzazione di comunità dell’energia attraverso le quali individuare obiettivi comuni e sviluppare responsabilità sociali. Grazie a questo nuovo modello energetico, le persone, oltre a consumare energia, si impegneranno a produrne; un esercizio di partecipazione attiva, non passiva.

Crisi Energietica Povertà 1

Con il progressivo sviluppo di comunità energetiche si passerebbe, inoltre, dallo spreco di risorse alla loro valorizzazione, dalla proprietà al bene comune e a una conseguente ridistribuzione della ricchezza anziché la sua concentrazione in poche mani. Nel libro vengono considerate anche le misure di contrasto alla povertà energetica che non possono continuare a essere intese come forme di sussidio emergenziale ma dovranno attenere a sistemi strutturati, come ad esempio l’utilizzo di una imposta di scopo. Se i tributi/tasse sono prelievi coattivi di ricchezza su cittadine/i contribuenti con lo scopo di finanziare opere di interesse comune, il contrasto alla povertà energetica deve essere considerato alla stessa stregua di un’opera pubblica.

L’autore parla anche della necessità di un profondo rinnovamento del modello formativo delle nostre scuole e delle nostre università. L’attenzione all’energia offre una prospettiva diversa: quella di uno studente partecipante attivo della propria educazione e quella di un insegnante partecipante attivo del proprio insegnamento.
I contenuti del libro Energia per la gente sono un corredo di informazioni utili a un’analisi del problema del caro-bollette: 55 per cento di rincaro per l’elettricità e 41,8 per cento del metano dal primo gennaio. 
La legge di Bilancio, approvata in via definitiva dalla Camera nella seduta del 30 dicembre 2021, è intervenuta nel contenimento degli aumenti dei prezzi nel primo trimestre 2022 attraverso questi provvedimenti: la conferma dell’azzeramento degli oneri generali di sistema applicato alle utenze elettriche domestiche e alle utenze non domestiche in bassa tensione, per altri usi, con potenza disponibile fino a 16,5 kW e la sostanziale riduzione degli oneri per le restanti utenze elettriche non domestiche; la riduzione dell’Iva al 5% per il gas naturale, per tutte le utenze; l’annullamento, già previsto nel IV trimestre 2021, degli oneri di sistema per il gas naturale, per tutte le utenze, domestiche e non domestiche; il potenziamento del bonus applicato ai clienti domestici del settore elettrico e del gas naturale in condizione economicamente svantaggiata e ai clienti domestici in gravi condizioni di salute.
Malgrado questo intervento, tuttavia, l’aumento previsto per la bolletta dell’elettricità e per quella del gas per il primo trimestre del 2022 sarà, come visto, consistente.

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Gli aumenti delle bollette sono, in buona parte, la conseguenza della crescita delle quotazioni internazionali delle materie prime energetiche e del prezzo della CO2. Certo è che, se il costo dell’energia è definito in buona parte dal costo del gas, si sarebbe potuto annullare l’attuale aumento dei costi grazie a un minor prezzo medio dovuto all’incremento delle rinnovabili.
Negli ultimi anni, invece, lo sviluppo delle rinnovabili non ha avuto una significativa espansione e la potenzialità dell’efficienza energetica, in questo ambito, non si è stabilizzata, malgrado l’obbligatorietà dei bilanci di sostenibilità.
Sarebbe, inoltre, indispensabile il superamento dell’attuale sistema del mercato dell’energia basato sul prezzo marginale, che fa sì che i produttori di elettricità siano remunerati con il prezzo della offerta massima entrata nel pacchetto giornaliero di produzione, riferita al gas (fonti fossili che dovrebbero essere eliminate) e slegata dalle fonti rinnovabili (più economiche).

È improrogabile, altresì, la messa a punto di un sistema elettrico e una rete di distribuzione più efficiente, in grado di utilizzare le nuove tecnologie digitali e di comunicazione e ridurre le spese.
È importante segnalare, inoltre, che la voce di spesa della bolletta “Oneri di sistema” non dipende dall’effettivo consumo di energia e deve essere pagata da tutti i clienti, che siano residenti o non, e qualsiasi sia il fornitore scelto e il contratto sottoscritto e ammonta al 20% del totale. Raccoglie una decina di incentivi che nell’ultima revisione della bolletta sono stati aggregati in due sigle: la componente Asos (pari all’89% dell’importo degli oneri e al 16% dell’intera bolletta), destinata al sostegno delle energie da fonti rinnovabili e [delle?] le imprese energivore e la componente Arim (pari all’11% dell’importo oneri e al 2,53% dell’intera bolletta) destinata all’incentivazione della produzione da rifiuti, alla messa in sicurezza del nucleare, alle agevolazioni per il settore ferroviario, al sostegno alla ricerca, al bonus elettrico, a facilitare l’integrazione delle imprese elettriche minori.
Per Asos, il cambio di sigla non ha fatto venire meno gli incentivi alle assimilate geotermia, biogas, biomasse-inceneriotori, ovvero si continua a finanziare chi produce CO2 e quindi chi inquina.

Da tempo, in Italia, si discute se sia corretto o meno mantenere la componente degli oneri di sistema in bolletta. Risulta poco chiaro il motivo per cui questi oneri debbano essere finanziati direttamente da spese aggiuntive in bolletta e non tramite gettito dalla fiscalità generale. Il calcolo degli oneri dipende direttamente dalla quantità di energia consumata ma non dal reddito (solo sotto un ISEE di 8mila euro si è esenti), e ciò li rende poco progressivi.

La Commissione Tributaria di Varese con la sentenza n. 504 del 16 ottobre 2019 ha, inoltre, affrontato il tema della legittimità dell’assoggettamento ad Iva degli oneri generali di sistema, riscossi mediante la bolletta energetica, pronunciandosi sulla questione relativa alla natura tributaria di detti oneri e riconoscendo il diritto del committente dei servizi di fornitura energetica di richiedere all’Erario il rimborso dell’Iva indebitamente corrisposta, in quanto, avendo natura di imposta (tributo, o contributo che dir si voglia) non può costituire base imponibile di un altro tributo come l’imposta sul valore aggiunto, non essendovi prova di alcun valore aggiunto al servizio specifico reso a quel determinato contribuente-utente.

Manifestazione Energia Alternativa

L’accesso all’energia è misura della libertà dell’uomo, la diffusione delle fonti rinnovabili e il costituirsi delle comunità energetiche che producono e gestiscono la propria energia alternativa, possono sovvertire le regole economiche e gettare le basi per un cambiamento. La messa in questione del sistema energetico e del modo di produrre energia, il come prefigurare una giusta e diversa transizione ecologica che verta sul protagonismo dei movimenti per la giustizia sociale e climatica e di quelli insorgenti che rivendicano nuovi diritti e garanzie sul terreno del lavoro sono i temi affrontati dalla campagna “Per il clima, fuori dal fossile” che, dal 2019, si propone di dare un contributo sostanziale all’abbattimento della CO2 mediante la rapida dismissione dei combustibili fossili (si veda questo documento sul tema).

In ultima analisi, la politica energetica e quindi l’economia politica non possono prescindere da studi e ricerche realizzate dall’ecofemminismo, indispensabili per assumere un modello compatibile con la biosfera capace di dare risposte a tutte le forme differenti di diseguaglianza. La nostra economia politica è basata su un soggetto astratto universale: bianco, borghese, uomo e presumibilmente autonomo che ha definito le categorie della politica, della produzione e dello sviluppo. L’ecofemminismo cerca di “decolonizzare” queste visioni cercando di ricucire il legame con la terra, tra le persone, guardando alla scienza e alla politica con un’umiltà epistemica. Ciò non significa cancellare la civilizzazione, ma interpretare il valore delle conoscenze acquisite senza condizionamenti e pensieri precostituiti.

«No cabe pensar que el colapso social y ambiental venga en nuestra ayuda.
Si no somos capaces de articular movimiento, lo que venga detrás de este capitalismo puede ser aún peor
»
Yayo Herrero López (antropologa, ingegnera, docente e attivista ecofemminista)

Fonte: https://www.ravennaedintorni.it/societa/2022/01/06/quando-lenergia-e-una-questione-di-diseguaglianze-e-giustizia-sociale/

Sarà un 2022 a tutto gas ?

Pippo Tadolini

Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile”

Probabilmente nessuno si aspettava che  con un Governo e una maggioranza  condotte – dal punto di vista ambientale – dal Cingolani-pensiero, ci potesse essere una significativa battuta d’arresto in uno dei progetti-scommessa del mondo dell’ oil&gas, quello dell’impianto di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS) al largo delle coste ravennati. E invece è successo, quando la buona volontà di pochi parlamentari coerentemente ambientalisti è stata premiata in commissione al Senato. Pochi giorni prima, il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani era stato molto chiaro: sia il gas che il nucleare rientrano nella lista degli investimenti classificabili come sostenibili.  Che cosa significa, in  pratica ?  Riprendendo la spiegazione del Vicepresidente della Commissione Europea , “L’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia è una questione che è stata sollevata da vari ministri. Per il mix energetico del futuro abbiamo bisogno di più rinnovabili ma anche di fonti stabili e la Commissione adotterà una tassonomia che copre anche il nucleare e il gas”.

Cingolani, come si sa,  da tempo parla della fusione nucleare (ma anche di un non meglio precisato ‘nucleare di nuova generazione’) e del gas come  indispensabili, e va affermando – tanto per dare un messaggio tranquillizzante – che senza il ricorso massiccio a queste fonti la transizione ecologica sarà un “bagno di sangue”. Menzionando molto di rado il fatto che sul fronte delle rinnovabili esistono già progetti molto concreti (come il progetto Agnes per la creazione di un parco eolico al largo di Ravenna), che potrebbero essere avviati rapidamente alla fase di realizzazione. Intanto, nel question time del 15 dicembre, la sottosegretaria al Ministero della Transizione Ecologica, Vannia Gava, ha affermato che l’Italia attende che dalla Commissione Europea, con riferimento al gas naturale, vengano stabilite le soglie emissive basate su quelle tecnologie che consentano “di inquadrare il settore nel contesto degli obiettivi ambientali”.

Come si sa, la campagna Per il clima – Fuori dal fossile, che sta diventando un punto di riferimento della mobilitazione, anche per le storiche e collaudate associazioni ambientaliste, ha chiesto al governo di assumere una posizione chiara sulla tassonomia, e avviare un discorso deciso sullo sviluppo delle rinnovabili. A partire da un problema molto semplice: qual è il reale fabbisogno di gas?

Fin dall’inizio, pur con atteggiamenti altalenanti, il ministro Roberto Cingolani a più riprese ha delineato la propria idea di transizione ecologica, ripetendo spesso che è necessario aumentare la produzione interna di gas, non trivellando di più ma  usando di più i giacimenti che ci sono già. A parte il fatto che l’autorizzazione a trivellare di più è già stata data, e ne sanno qualcosa proprio i territori delle Romagne, viene però da chiedersi se ciò sia realmente  necessario.

Il metano, che si affermò proprio come fonte energetica di transizione, accettata anche dal mondo ambientalista quando si trattava di cominciare a ridurre la dipendenza dal petrolio e l’impatto inquinante del carbone nonché contrastare l’ondata di entusiasmo filonucleare, è una delle basi su cui si sostiene  il mix energetico dell’Italia, a cui contribuisce con una quota quasi del 43%, di poco inferiore alla quota delle rinnovabili (che comprendono l’idroelettrico, il solare, l’eolico e il geotermico). 

Secondo i dati del GSE (Gestore Servizi Energetici), relativi al pre-consuntivo dell’anno 2020,  le rinnovabili costituiscono circa il 45% del mix energetico nazionale utilizzato per la produzione di energia elettrica immessa nel sistema elettrico; il carbone è ancora ad oltre il 6%, il gas naturale arriva quasi al 43%.

 Ora, da uno studio prodotto dagli stessi operatori del settore (Assorisorse)  risulta che  in Italia esistono 92 miliardi di metri cubi di gas.  Il Sole 24 ore (che riprende lo studio di Assorisorse) si sbilancia ad affermare che “in Italia servirebbe un paio di miliardi per estrarre circa 10 miliardi di metri cubi l’anno per dieci anni”. Nella nostra regione  ci sono già 31 concessioni esistenti; nel periodo 2021-2024 “sono stati programmati investimenti per 254 milioni di euro a fronte di una produzione cumulata di 3,7 miliardi di metri cubi standard (msc)”.

Sappiamo bene che altri produttori di stazza particolarmente importante, come la Russia – che con il  gasdotto Nord Stream 1 e 2 attraversa il Mar Baltico e, contenziosi geopolitici permettendolo, trasporterà in Europa occidentale 110 miliardi di metri cubi gas all’anno – vantano volumi di produzione e trasporto ben maggiori. Ma in ogni caso, attualmente le infrastrutture del gas sul territorio nazionale sono costituite da una rete di 264mila chilometri che raggiunge il 91% dei Comuni. Così come abbiamo ben chiaro che il settore energetico pesa molto (circa per tre quarti) sulle emissioni totali, riconducibili all’utilizzo di fonti fossili per la generazione elettrica e la mobilità. Pensare quindi di passare dagli attuali quattro miliardi di metri cubi di produzione nazionale di gas ad almeno otto, come Cingolani vorrebbe, e quindi trivellare molto di più soprattutto  nei giacimenti in Basilicata e in Adriatico, significherebbe un impatto ambientale altissimo per il territorio italiano, e una pressione sul fronte delle emissioni che rischierebbe di vanificare, forse per sempre, gli impegni presi (già abbastanza timidi) e quelli auspicabili. Si tenga sempre presente che il metano, la cui combustione è si moderatamente meno dannosa di quella di olio combustibile e carbone, se liberato allo stato puro in atmosfera, ha un potere climalterante decine di volte superiore alla stessa anidride carbonica. Alcuni studi parlano di trentasei volte di più, altri arrivano a stimare anche ottanta volte. Nessun impianto metanifero al mondo, nei vari punti della sua “filiera” è mai riuscito ad azzerare le fughe di metano libero in atmosfera.

Si punta sul gas, quindi. Le pressioni e gli interessi del settore oil&gas sono sempre state fortissime, ed oggi è assai probabile che gli appetiti aumenteranno ulteriormente. Anzi, si può dire che si sia risvegliato il mito dell’autarchia energetica, ma senza fare un minimo di autocritica (e avere un po’  di lungimiranza) sul fatto che, se le fonti rinnovabili – nonostante i discontinui, poco convinti e marginali impegni presi fino ad oggi – stanno coprendo attualmente oltre il quaranta per cento del mix energetico, una politica decisa di programmazione nel senso della loro valorizzazione potrebbe, abbastanza rapidamente, almeno eguagliare gli obiettivi che Cingolani e il suo mondo vedono possibili solo attraverso un balzo in avanti nelle estrazioni fossili. E’ chiaro che nessuno nega la necessità della gradualità, ma dovrebbe essere lapalissiano che non si può in nome della gradualità, percorrere addirittura in senso opposto la strada verso il futuro, e lasciare sostanzialmente al palo l’innovazione più sostenibile.

Anche una parte del mondo industriale che si dichiara ambientalista si è arruolata nel fronte metanifero. Non molto tempo fa  al premier Mario Draghi era stata inviata da parte della fondazione Ottimisti & Razionali, guidata da Claudio Velardi, e Italia più Verde, guidata dall’ex presidente di Legambiente Chicco Testa, una lettera aperta, che lo invitava a sostenere in Europa  il nucleare e il gas, nonché la cattura e lo stoccaggio di carbonio, il famoso CCS che riguarda strettamente Ravenna, la sua costa e il suo territorio  Si tratta sicuramente della tecnologia maggiormente discussa nel campo degli investimenti energetici, dal momento che gli impianti di questo tipo presenti nel mondo non hanno dato  i frutti sperati. In Texas l’impianto di Petra Nova è stato avviato a dismissione, in Australia quello della Chevron sta producendo risultati pari al trenta per cento di quanto atteso. E più in genere, per realizzazioni di questo tipo, l’unica cosa certa che si può dire fino ad ora, è che sono costosissimi e che le spese per realizzarli potrebbero con profitto essere dirottate sul fronte delle rinnovabili, non solo nella costruzione di centrali (di diverse dimensioni), ma anche e forse soprattutto nella promozione a tutta forza della produzione diffusa, incoraggiando in ogni modo le scelte individuali, e ancor più varando un piano di costruzione delle comunità energetiche, il vero salto – se ben congegnate – verso l’agognata autonomia, almeno per i consumi nella vita quotidiana delle persone.

Nella lettera di Testa e Velardi si sostiene che   “Oggi la principale fonte di emissioni di CO2 nella generazione elettrica in Europa e nel Mondo sono le centrali a carbone: la loro sostituzione con impianti a gas di pari potenza taglia le emissioni di oltre due terzi. È quanto accaduto in Italia (dove oggi il gas copre il 40% del fabbisogno totale di energia) e nel Regno Unito. L’Italia dispone di riserve di gas…”. Ora, non si spiega perché, laddove si debbano sostituire le centrali a carbone, ciò non possa essere fatto costruendo centrali a rinnovabili, le cui tecnologie sono oggi assolutamente adeguate, e laddove vi sia già una forte presenza sia del gas che della produzione da rinnovabili, non debba essere incrementata quest’ultima, complessivamente molto meno impattante e pressoché inesauribile.

Molte adesioni sono arrivate a sottoscrivere tale appello, fra cui – manco a dirlo – quella di Confindustria Energia.  Sarà una coincidenza, ma  il presidente di Confindustria Energia è Giuseppe Ricci, noto dirigente di Eni.

D’altro lato, da quando è stato annunciato il Recovery Plan, nel luglio del 2020, vi è stato un gran numero di incontri fra gli esponenti dell’industria fossile e i ministeri competenti, con  una media di due incontri settimanali. Ed ENI ha preso la scena, con almeno venti presenze, che gli hanno consentito di promuovere le sue “ soluzioni”, fra cui naturalmente un posto di massimo rilievo spetta al tema della cattura dell’anidride carbonica (CCS). Discorsi simili valgono per Snam, la società che controlla la rete di gasdotti non solo in Italia.

Infatti adesso, nella bozza europea dei PCI (Piani di Interesse Comune) compaiono trenta grandi  impianti a gas per un valore complessivo di 13 miliardi di euro, e  – in Italia –  è Snam la maggiore beneficiaria dei nuovi progetti europei, fra i quali si torna a fare menzione, fra diversi altri,  della   Linea Adriatica, le cui condutture dovranno attraversare il territorio ravennate per poi dirigersi verso l’Appennino Emiliano.

D’altronde i poteri locali non stanno a guardare, e anziché preoccuparsi di tutelare territorio, ambiente e salute, fanno a gara per non essere da meno delle istituzioni centrali o sovranazionali. La Conferenza delle Regioni, in dicembre ha emesso sic et simpliciter  parere favorevole ai permessi di ricerca dei giacimenti di gas. In tale documento si dice che saranno consentite sole le attività relative al gas e non al petrolio, senza dire (ma forse non lo sanno), intanto, che il gas è comunque una fonte fossile al pari del petrolio, con tutta la sua azione dannosa per il clima, come si diceva più sopra, e poi che tale “limitazione” è  in realtà priva di senso. Sia perché la legge stabilisce che l’intesa sia rilasciata con riguardo sia alle ricerche di gas sia a quelle del petrolio, sia perché non è possibile autorizzare solo la ricerca del gas e non anche quella del petrolio, dal momento che non è possibile sapere con esattezza che cosa ci sia nel sottosuolo o nei fondali marini prima ancora di effettuare  la ricerca stessa. Senza contare che si tratta di permessi di ricerca già vigenti, che, al momento della loro adozione, avevano già autorizzato la ricerca dell’uno e dell’altro.

Va raccontato che, quando si parla di riconversione, esempi da seguire in termini di proposte ce ne sono. A Civitavecchia, ad esempio, si è formata da tempo un’ importante rete che mette insieme mondo della ricerca, amministrazione locali, sindacati, galassia ambientalista e studentesca, la diocesi, contestando la proposta di costruzione di una grande centrale turbogas, per puntare invece sulle rinnovabili.  Mario Agostinelli, presidente dell’associazione Laudato Sì, ex ricercatore Enea, già segretario della CGIL lombarda, racconta che al posto di un turbogas  “verrebbe rivisto il sostegno alla rete dei pompaggi e, soprattutto, verrebbe realizzato un sistema eolico offshore galleggiante, a 30 km dalla costa con le giuste caratteristiche del fondale marino e della intensità dei venti, per una produzione iniziale di 210 MW, che andrebbe sostenuto – questo sì – anche coi fondi del PNRR e una parziale partecipazione pubblica. Nascerebbe nella città laziale un vero e proprio hub del Mediterraneo per l’eolico offshore(…), creando opportunità di nuova occupazione e di lavoro di qualità”.

E nonostante tutto si continua a preferire il gas.

Su  Il Sole 24 Ore, leggiamo che: “Sono sulla corsia di arrivo circa 50 progetti di centrali a gas per quasi 20mila megawatt di potenza. Il Sole 24 Ore su dati di mercato e su documentazione ufficiale è riuscito a censirne 48 in vari gradi di sviluppo, dalla prima richiesta di valutazione fino ai lavori autorizzati e in corso. La potenza complessiva dei 48 progetti che è stato possibile dettagliare al Sole 24 Ore è 18.500 megawatt (…)”.

Questo nuovo Klondike, insomma, apre una “corsa al gas” che nei prossimi anni, già da questo 2022, sarà forse uno dei principali terreni dello scontro sociale, e forse –  auspicabilmente – anche politico. Perché delinea una di quelle fasi critiche della storia dell’umanità e degli ecosistemi, tali da lasciare un segno permanente per molte e molte generazioni. Se molte e molte ce ne potranno ancora essere.

Pippo Tadolini  1 gennaio 2022