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22/07: G20 di Napoli

In una Napoli blindata abbiamo attraversato la due giorni di contestazioni al G20 sull’ambiente partecipando ieri ad un controforum dove si sono alternate e confrontate sia tante esperienze di lotta territoriali, dalla Valsusa a Civitavecchia, alle grandi navi di Venezia all no al CSS di Ravenna, alle tante lotte campane dalla e oltre la terra dei fuochi, sia ricercatori e intellettuali esponenti di movimenti globali che hanno posto contributi di analisi e di prospettiva altra…questo perché mentre si richiede un cambiamento radicale dal punto di vista della transizione energetica, dell’uscita dalle fonti fossili, di riconversione ecologica, di ristrutturazione dei sistemi sanitari, di giustizia sociale, il G20 presenta e impone soluzioni di mercato, crediti alle multinazionali, la solita parata del greenwhasing quale via di mero e ancor più rapace rilancio del capitalismo fossile e similgreen…dopo che in mattinata centinaia di attivisti per la giustizia climatica avevano bloccato in contemporanea i terminal e le aree logistiche di trasporto delle merci a terra e di attracco a mare del porto di Napoli e la raffineria Q8 a est della Città, nel pomeriggio un corteo variegato e moltitudinario si è ripreso le strade cittadine portando le voci dei comitati e dei movimenti campani contro il G20 Per il clima fuori dal fossile con Bees against G20

08/07: Venezia: we are the tide, you are only g20

Già da ieri le prime delegazioni di ministri hanno iniziato ad arrivare a #Venezia per il #G20.In una città militarizzata si prepara la sfilata silenziosa di chi vorrebbe poter decidere come e dove indirizzare ricchezze ed investimenti, mantenendo di fatto inalterato un sistema di governance basato su sfruttamento, povertà ed inquinamento.Sabato 10 toccherà alla nostra marea rumorosa e determinata fargli capire che esiste chi tutto questo non è più disposto ad accettarlo!Ci vediamo Sabato alle 14.30 alle Zattere per We are the tide, you are only (G)20 | Mobilitazione nazionale | 10.07.21 – Venezia!

07/07: Civitavecchia

🔥 A #Civitavecchia comitati e associazioni sono riusciti a mettere alle strette #Enel e il Ministro #Cingolani che continuano a spacciare il #metano come ponte verso la transizione ecologica.

❌ Una non soluzione smentita da numerosi studi scientifici che comprovano il grave impatto del metano sul clima, ma che ora sembra trovare ostacoli anche in ambito europeo.

💪 La forza dei comitati di Civitavecchia sta in un movimento di protesta popolare e radicato, ma anche in una proposta alternativa credibile, in grado di coniugare tutela dell’ambiente, e della salute con il lavoro.

👉 Per questo la battaglia di Civitavecchia assume carattere strategico per tutti i comitati che aderiscono alla Campagna per il Clima Fuori dal Fossile!.#perilclimafuoridalfossile#transizioneecologica#ilfuturoèrinnovabile

06/07: Sulmona: trovato sito italico

#archeologia e #energia SULMONA, EMERGE SITO ITALICO, SOPRINTENDENZA ‘RIVEDERE PROGETTO “#SNAME’ edificio sepolto vicino Sulmona. valutare delocalizzazione

SULMONA (ANSA) – SULMONA, 06 LUG –

Un grande edificio antico, di epoca italica e romana, completamente sepolto, è stato individuato grazie a indagini radar e alcuni sopralluoghi preliminari, nel sito di Case Pente a Sulmona (L’Aquila), area interessata dal contestato progetto per la costruzione di una centrale a compressione della Snam. La Soprintendenza archeologica competente parla quindi di elementi che “potrebbero già indicare la possibilità di prevedere una delocalizzazione dell’intervento in progetto in quest’area”. Nel rapporto sulla verifica dell’interesse archeologico dell’area, trasmesso dalla Snam a febbraio 2019 all’allora Soprintendenza archeologica dell’Abruzzo e visionato dall’ANSA, l’indagine effettuata da una società specializzata ha rivelato con i sopralluoghi la presenza di materiale archeologico “su tutta l’area oggetto della ricognizione: frammenti di tegoloni, di mattoni, pietre con evidenti tracce di lavorazione, cubilia, frammenti ceramici”. Il radar ha poi evidenziato “strutture antropiche sepolte”, di cui una più rilevante e altre probabili. Gli archeologi aggiungono quindi che “la presenza massiccia di reperti e le pregresse segnalazioni, seppur generiche, non lasciano dubbi sull’esistenza in loco di un insediamento diffuso e articolato nello spazio e nel tempo, a maglie larghe, di epoca italica e romana, compreso tra due importanti assi viari che dalla conca peligna si dirigevano e si dirigono verso Est”. La conclusione a cui giungono è che “la ricognizione archeologica ha portato all’individuazione di materiale archeologico antico sull’intera area”. La Soprintendenza archeologica, con una nota del 18 marzo 2019 a firma del Direttore Rosaria Mencarelli, ha risposto alla società che i risultati “confermano e precisano i dati già in possesso di quest’Ufficio, circa la presenza nel sottosuolo di preesistenze di carattere archeologico e di reperti archeologici in superficie” e che “l’estesa articolazione delle strutture murarie, propria di un grande edificio, e l’evidente presenza di stratificazioni potrebbero già indicare la possibilità di prevedere una delocalizzazione dell’intervento in progetto in quest’area”. (ANSA).Emerge sito italico,Archeoclub Abruzzo, impensabile centrale SULMONA (ANSA) – SULMONA, 06 LUG – “La scoperta di un grande edificio sepolto è estremamente importante e ritengo impensabile realizzare lì un impianto industriale svilendo le testimonianze archeologiche che sono a fondamento della storia e dell’identità dell’antico popolo dei Peligni”. Lo dice all’ANSA l’archeologo e coordinatore dell’Archeoclub Abruzzo Alessandro Bencivenga, a proposito dell’edificio sepolto scoperto a Sulmona, aggiungendo che “l’intera area dove la Snam vuole realizzare i suoi impianti si conferma di grande interesse archeologico”. “Già De Nino, nel 1887 – spiega l’esperto – lì vicino aveva segnalato reperti. Sono note sepolture a fossa di epoca italica e romana, il sarcofago di epoca romana di Numisina e l’esistenza della chiesa rupestre altomedievale di Sant’Angelo in Vetulis. A Case Pente furono scoperte sepolture del III-IV secolo e l’iscrizione, ora conservata al Museo Archeologico di Sulmona, detta ‘dei callitani’ che attesta la percorrenza tratturale del sito fin dal I secolo a.C. Gli stessi consulenti di Snam citano un testo dell’archeologo Frank Van Wonterghem, che aveva rintracciato muri antichi, ammettendo due interferenze dirette con il progetto della centrale per il sito già investigato con il georadar e per una seconda area che si trova dietro il cimitero di Sulmona, non ancora indagata”, conclude Bencivenga. (ANSA).

28/06: ricorso al tar per sulmona

#CLIMA RICORSO AL TAR CONTRO IL DECRETO #CINGOLANI SU A.I.A. CENTRALE #SNAM DI SULMONA #BASTAFOSSILI, CLAMOROSO STUDIO INGV SU RISCHIO SISMICOCOMUNICATO STAMPA DI LUNEDÌ 28 GIUGNO 2021

Depositato ricorso al TAR Lazio contro l’A.I.A. della Centrale Snam di Sulmona. Clamoroso documento INGV del 2020 sui rischi sismici nel sito in caso di terremoto “accelerazioni triple rispetto a quelle calcolabili in base alle norme vigenti e circa doppie rispetto a quelle determinate da SNAM

“Basta opere “fossili”, è sempre più allarme internazionale per i cambiamenti climatici! L’associazione nazionale Forum Ambientalista, in stretta collaborazione con il Coordinamento No Hub del Gas e i Comitati Cittadini per l’Ambiente di Sulmona, lo scorso 7 giugno ha depositato, tramite l’Avvocato Herbert Simone al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, un ricorso per chiedere l’annullamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dal Ministro della Transizione Ecologica Cingolani l’8 aprile scorso per la Centrale di Compressione che la SNAM vuole realizzare a Sulmona.

Nella documentazione del procedimento sono emersi molteplici aspetti illogici, contraddittori e addirittura omissivi. Sul rischio sismico, una delle criticità dell’opera da sempre evidenziato dagli attivisti e dai loro tecnici, un clamoroso documento dell’INGV del 20 ottobre 2020, smentisce su tutta la linea sia la documentazione della SNAM, rivelandone la sostanziale inaffidabilità se non peggio, sia il parere istruttorio della Commissione AIA del Ministero della Transizione Ecologica del 7 ottobre 2020. A svelarne una parte dei contenuti è il Ministero dello Sviluppo Economico solo il 3 dicembre 2020 durante la conferenza dei servizi sull’AIA. Nella nota, riassuntiva (e “non esaustiva”!), del Ministero, si legge testualmente dell’esistenza di gravissime criticità. Infatti “i valori di accelerazione individuati da INGV alla fine dello studio sono molto più elevati rispetto a quelli calcolabili in base alle norme di progettazione anti-sismica ora vigenti (NTC 2008)”.

Inoltre, scrive il Ministero, “INGV ha rilevato due criticità legate proprio all’approccio basato sulla normativa esistente, di cui una legata al fatto che tali metodologie non tengono conto delle distanze del sito dalle faglie note (proprio una delle questioni da sempre sollevate, inascoltati, dai cittadini, dai comuni e dalle associazioni che si sono interessate della centrale, ndr) e l’altra relativa agli algoritmi predittivi che sono utilizzati correntemente ai fini della verifica della progettazione”. Infine “l’accelerazione al suolo individuata nelle simulazioni raggiunge valori massimi fino a 3,5 g con valori medi intorno a 3 g …omissis… quindi più del triplo rispetto a quelle calcolabili in base alle norme vigenti e circa doppie rispetto a quelle determinate da SNAM”.

Questo significa che tutto quanto affermato dalla Valutazione di Impatto Ambientale del 2011 e dai più recenti documenti di Snam depositati per l’AIA nel febbraio 2019 e incredibilmente presi per buoni nel parere dei “tecnici” del Ministero della Transizione Ecologica – reso 13 giorni prima della relazione INGV, ignari della Relazione dell’INGV, vale zero. Questo il livello delle istruttorie tecniche delle commissioni VIA e AIA del Ministero che hanno esaminato il progetto. Oltre alla questione dello scuotimento in caso di sisma l’INGV mette in guardia su un altro aspetto fondamentale, quello della potenziale presenza di faglie attive e capaci, cioè faglie che possono fratturare il suolo (e quello che vi è costruito sopra) fin sulla superficie come accaduto nel terremoto delle Marche. Su questo, nonostante il richiamo del principale istituto di ricerca statale in materia (“Relativamente alla eventuale presenza di faglie attive e capaci (FAC) in corrispondenza dell’area del sito di interesse, cioè di faglie potenzialmente responsabili di dislocazioni fragili permanenti della superficie topografica, queste non sono note dalla letteratura disponibile ma non possono comunque essere escluse sulla base delle conoscenze geologiche disponibili per l’area, vista anche la presenza di elementi tettonici in prossimità del sito di cui non è noto il comportamento cinematico quaternario e recente.”), cala il silenzio nella documentazione delle autorizzazioni.

Nel ricorso si stigmatizza il fatto che davanti a uno studio del genere, che ha evidenziato quanto il rischio sismico sia stato sottostimato rispetto alla documentazione depositata da SNAM (resa praticamente inutile in quanto fuorviante rispetto ai reali rischi), il responsabile del procedimento avrebbe dovuto richiedere il riavvio del procedimento fin dalla fase di deposito della documentazione. Inoltre, nel ricorso ci si chiede come abbia fatto la Conferenza dei Servizi del 3 dicembre ad aver deliberato senza leggere integralmente tale relazione così rilevante. Questo studio, tra l’altro, è stato sottratto alla trasparenza per le osservazioni da parte dei cittadini, nonostante la sua eccezionale rilevanza. Questo è il secondo punto del ricorso.

Altra questione sollevata, quella della mancata controdeduzione alle puntuali e documentate osservazioni pervenute dai cittadini, in pieno contrasto con quanto reso obbligatorio dalla Convenzione di Aarhus sulla partecipazione dei cittadini ai procedimenti che riguardano l’ambiente. Ulteriori motivi del ricorso riguardano le emissioni di gas clima – alteranti, superiori a quanto dichiarato ufficialmente, e la mancata presa in considerazione del cosiddetto particolato secondario. Per quanto riguarda la stima delle emissioni fuggitive di metano, trattandosi di un impianto con emissioni in atmosfera. I “tecnici” del Ministero si sono accontentati di quelle delle valutazioni dell’azienda, auto-prodotte e non validate da riviste scientifiche. Ebbene, se si fossero peritati di consultare Nature, Science, PNAS ecc, i “tecnici” del Ministero della Transizione Ecologica avrebbero trovato decine di pubblicazioni ai massimi livelli che provano come le stime dei petrolieri siano sempre al ribasso e di molto. In questi giorni, peraltro, la Reuters con la sua esclusiva ha dimostrato il livello delle perdite negli impianti Snam italiani. Lo stesso approccio piuttosto benevolo è stato usato per la valutazione del rischio incidentale, con i “tecnici” ministeriali appiattiti sulle dichiarazioni tranquillizzanti di Snam che si è però dimenticata di citare, tra gli incidenti di impianti simili a quello di Sulmona, quello mortale avvenuto a Baumgarten in Austria.

Con il ricorso viene eccepita non solo la illogicità del rilascio dell’AIA senza attendere le risultanze del monitoraggio ante operam della qualità dell’aria, ma anche la stessa modalità della valutazione delle emissioni, considerata l’assenza di centraline meteo nella conca di Sulmona, e senza tener conto delle specifiche condizioni morfologiche e microclimatiche della Valle Peligna.

Contestata anche la mancanza di qualsivoglia valutazione degli effetti delle emissioni sulla fauna protetta presente nell’area della centrale, in primo luogo l’Orso bruno marsicano, la cui frequentazione del sito è attestata dalle relazioni scientifiche dei parchi nazionali della Maiella (peraltro mai coinvolto nel procedimento), del PNALM e della riserva regionale di Monte Genzana, relazioni che evidentemente il Ministero vuole continuare a ignorare.

Altri motivi di ricorso sono quelli legati al Piano della Qualità dell’Aria della Regione Abruzzo, che non prevedeva impianti di questo tipo al di fuori di aree industriali infrastrutturate, e il fatto di non aver riaperto la procedura di VIA, chiusa nel lontano 2011, nonostante le clamorose novità emerse in questi anni, a partire dallo studio INGV e dalle ricerche svolte dai parchi nazionali sull’orso bruno e su altri animali protetti presenti nell’area. L’Art.28 del testo Unico dell’Ambiente obbliga il ministero a riaprire la VIA in caso di novità sostanziali: quanto scoperto dall’INGV, non da un passante, sull’incredibile sottovalutazione del rischio sismico dell’area è un aspetto sostanziale che va tenuto nelle debite considerazioni ai fini del procedimento!

L’ultimo motivo, forse è il più simbolico, riguarda la violazione del Trattato di Parigi sul Clima del 2015, legge dello Stato che questa e altre autorizzazioni rilasciate da Cingolani violano palesemente, considerato che una centrale di questo genere avrebbe una vita utile di decenni in totale contrasto con l’Agenzia Internazionale dell’Energia e con tutti i ricercatori impegnati sul fronte della crisi climatica che chiedono di fermare qualsiasi nuovo investimento (in realtà si tratta di denari e relativi profitti che ricadono sulle bollette degli italiani) in fonti fossili, compreso il metano che è un pericoloso gas clima-alterante quando emesso tal quale lungo la filiera (pozzi, gasdotti, stoccaggi e distribuzione).La lotta contro la centrale fossile di Sulmona e il gasdotto Sulmona-Foligno prosegue quindi, nel quadro sempre più drammatico della questione dei cambiamenti climatici che imporrebbero scelte completamente diverse.

Infine gli ambientalisti lanciano un appello a tutti i cittadini preoccupati per le sorti di Sulmona e della valle Peligna, dell’Abruzzo e del clima per raccogliere fondi per sostenere le spese legali contribuendo secondo le loro possibilità. Il versamento va effettuato tramite bonifico al seguente Codice IBAN: IT71X3608105138247632947644 – intestato a Mario Pizzola – con la seguente causale : ricorso al Tar Lazio avverso AIA centrale Snam Sulmona.

La raccolta di questi fondi sarà effettuata nella massima trasparenza e rendicontazione. Mario Pizzola e Pietro Di Paolo hanno sottoscritto l’impegno economico per il ricorso. Ricordiamo che i Comitati si sono sempre autofinanziati per poter svolgere le loro attività, nella convinzione che questo sia il presupposto per mantenere una completa autonomia rispetto alla politica ed oggi sono ancor più convinti di questa scelta, considerato il voltafaccia della Regione e del Comune di Sulmona.

Alleghiamo lo studio INGV e un estratto della sintesi (“non esaustiva”) prodotta dal MISE per la conferenza dei servizi del 3 dicembre 2020. Su richiesta siamo disponibili a fornire tutti i documenti citati.

ASS. FORUM AMBIENTALISTA, COORDINAMENTO NO HUB DEL GAS, COMITATI CITTADINI PER L’AMBIENTE DI SULMONA#CLIMA RICORSO AL TAR CONTRO IL DECRETO #CINGOLANI SU A.I.A. CENTRALE #SNAM DI SULMONA #BASTAFOSSILI,

24/06: Reuter: perdite di metano a pineto

#CLIMA SCOOP DELLA REUTERS SULLE PERDITE DI METANO, PERICOLOSO GAS SERRA, DAI SITI #SNAM E #ENI IN ITALIA. PINETO ALL’ATTENZIONE MONDIALE.

Comunicato stampa del 24 giugno 2021Scoop esclusivo della Reuters sulle perdite di metano, pericoloso gas serra, negli impianti SNAM.

Al centro dell’attenzione mondiale anche la centrale ENI di Pineto (TE) in Abruzzo. Coord. No Hub del Gas “Denunciamo da anni la questione delle perdite dalla filiera petrolifera, le ricerche scientifiche parlavano chiaro. Contenti di aver accompagnato i tecnici sul campo in Abruzzo per svelare la realtà ignorata dalla politica”. Follia assecondare i desideri di profitto di Eni e Snam, il metano è solo finzione ecologica. Stop alla centrale di Sulmona e al gasdotto Sulmona-Foligno.

L’agenzia Reuters ha lanciato oggi in esclusiva un’inchiesta sulle perdite di metano dagli impianti di idrocarburi di molti paesi europei tra cui l’Italia con vari impianti SNAM e ENI che presentano perdite vistose di questo pericoloso gas serra.Il metano è, infatti, un gas clima-alterante con effetti ancora più devastanti della CO2 sul clima se emesso tal quale attraverso le perdite della filiera (pozzi, gasdotti, stoccaggi e rete di distribuzione).

Come coordinamento No Hub del Gas da anni denunciamo questo fatto, noto a chi fa ricerca e legge normalmente le riviste scientifiche di levatura internazionale ma ignorato dai politici e dagli amministratori. Per questo con piacere abbiamo accompagnato sul campo i tecnici dell’ONG statunitense Clean Air Task Force che finalmente hanno rivelato grazie a una speciale termocamera quello che sospettavamo da tempo e che Snam come un disco rotto continuava a sottovalutare o negare sostenendo la tesi infondata del metano sostenibile. D’altro lato da 5-6 anni a questa parte escono ricerche scientifiche sempre più dettagliate che dimostrano come il metano non sia quel “gas” verde che il ministro Cingolani vuole continuare a spacciare nella sua finzione ecologica. Siamo arrivati al punto che lo stesso inviato del Governo USA sul clima Kerry ha ripreso clamorosamente il ministro dalla pagine del Corriere della Sera sul fatto che il metano è comunque una fonte fossile di energia che quando viene bruciato emette comunque CO2 e che le perdite dirette di metano in atmosfera dagli impianti, dal 3 al 10% nei vari paesi, sono tali da annullare qualsiasi beneficio rispetto all’uso di carbone e petrolio.

Il tema è così sentito a livello internazionale che appunto la Reuters ha deciso di dare massimo risalto alla questione.

Ora Snam deve ammettere imbarazzata che queste perdite esistono ricorrendo poi a scuse delle più varie per giustificarle. Tra l’altro il tecnico di Clean Air Task Force ha dichiarato all’agenzia di aver chiamato immediatamente il numero di emergenza di ENI per segnalare il buco nel serbatoio di Pineto ma di aver trovato la linea non operativa. Fatto gravissimo se accertato, considerato tra l’altro l’incidente sul gasdotto che avvenne proprio a Pineto qualche anno fa. Ormai è evidente a tutti che il metano è tutto tranne che una soluzione, anche temporanea, per affrontare la sempre più drammatica crisi climatica planetaria. Pensare di costruire ora nuove centrali come quella di Sulmona oppure nuovi gasdotti come il Sulmona-Foligno che dovrebbero arrivare a funzionare fino al 2070 (essendo la loro vita utile di circa 50 anni) è letteralmente surreale. Non a caso l’Agenzia Internazionale dell’Energia qualche settimana fa ha messo nero su bianco la richiesta di azzerare da subito ogni nuovo investimento sul metano. Evidenzia un deficit culturale grave delle classi dirigenti del paese che vogliono solo assecondare i desideri di profitto sul breve termine di Snam e Eni, sfruttando tra l’altro le bollette degli italiani, invece di strutturare una politica energetica e industriale che possa reggere nei prossimi decenni alla sfida della crisi climatica.

In allegato l’apertura del sito Reuters ora e l’immagine del serbatoio di Pineto tratta dal sito.

Qui l’inchiesta:https://www.reuters.com/…/exclusive-gas-infrastructure…/

COORDINAMENTO NO HUB DEL GAS

16/06: Tour du pfas

LE TOUR DU PFAS SABATO 19 GIUGNO

STOP PFAS, STOP INCENERITORI

Meno di 72 ore alla partenza de Le Tour du Pfas

(QUI IL LINK CON TUTTE LE INFO https://www.facebook.com/events/3097259853840814) ed è tutto pronto o quasi: pronto il percorso, pronti i comitati a darci il benvenuto tappa dopo tappa, pronti decine e decine di ciclist*, pronti i gadgets. E tu? Sei pront*, non ti sei ancora iscritt*? Cosa aspett*?

Le Tour du Pfas sabato 19 Giugno si snoderà lungo un centinaio di km lungo percorsi off road, fiumi e centri storici. Un modo per riscoprire alcune delle bellezze regionali, ma anche per tornare sui luoghi dei disastri ambientali che minacciano l’ambiente, la salute e il paesaggio della nostra regione, e incontrare tante persone che amano la loro terra e la difendono.

STOP PFAS, STOP INCENERITORINON MANCARE! Compila il form (https://forms.gle/8cEPrS6XcCA7vZne8) e partecipa insieme a noi! Di seguito alcuni dettagli logistici:

Data sabato 19 Giugno 2021 Treno in partenza per Vicenza in andata Mestre 06.23Padova 06.38

Ci sarà la possibilità di aderire o partecipare anche a semplici tratte, di seguito i passaggi e gli orari previsti:km0

Inizio evento ore 08.00 Trissino (VI)km7 passaggio Montecchio Maggiore ore 8:30km14,5 passaggio Creazzo

ore 8:45km25 – passaggio tribunale vicenza –

ore 9:30km59 – passaggio Brusegana Padova

ore 11:30km68 – passaggio Inceneritore Padova

ore 12km80 passaggio Dolo ore 14km85 passaggio Mira

ore 14:15km97 – presidio a Marghera

ore 15\16da Spinea verso Marghera meeting point via Veronese (Graso d’uva)

ore 15.30km106 – Fusina ore 16\17 Fine evento:

0re 18.00 Fusina (VE)Treni regionali in partenza per il ritorno a Padova o Vicenza:19:2819:4719:5320:23

Aderiscono alla bicicletttata e costruiscono iniziative durante il percorso: Friday foto future Padova, cso Pedro, Catai, Potere al popolo Padova, OpzioneZero Mira 2030 Mira in Comune COBAS Autorganizzati Comune Venezia Comitato Nograndinavi Valore Ambiente PFAS.land – informazione ed azione conto i crimini ambientali Comitato Difesa Ambiente Territorio Ca’ Luisa – Casa del Popolo Mamme NoPfas – genitori attivi – area contaminata Assemblea Permanente Contro il Pericolo Chimico a Marghera Marghera Libera e Pensante Quartieri in Movimento WWF Venezia e Territorio APIO OdV MARES – Mogliano Ambiente Rete Ecologia e Salute Progetto Nascere Meglio Medicina Democratica Forum dell’Aria AmbienteVenezia Movimento Decrescita Felice Venezia

12/06: Marcia popolare no tav

La marcia popolare No Tav contro il nuovo progetto per l’autoporto è giunta poco fa al nuovo presidio di San Didero.

Che siano 15/20.000 manifestanti o i soliti 5.000 per la questura, la Valle risponde compatta, insieme ai movimenti che da tanti territori si sono mossi per sostenerla.

Si presidia ovunque ci sia la minaccia di interventi che possano ulteriormente compromettere il territorio. Un’opposizione ancora più importante se, come è accaduto, l’accanimento per la costruzione del Tav si è spinto fino alle forme più dure di criminalizzazione della manifestazione del dissenso.

La risposta NoTav non cambia, l’unica alternativa possibile è e sarà sempre la lotta per la difesa dell’ambiente e del territorio, per impedire il collasso generale causato dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura. Notavinfo Notav#siamolanaturachesiribella non è uno slogan ma un’identificazione, tanto concreta quanto urgente, con il pianeta e con ogni sua forma di vita.

Un esempio significativo di appartenenza che i NoTav non fanno mai mancare!

#avantinotav

12/06: Acqua bene comune

🌞 Sotto un sole cocente una manifestazione ed un corteo terminato in piazza Vittorio hanno ribadito la partecipazione di rappresentanze di vari coordinamenti connessi con le tematiche dei beni comuni, dell’acqua, e contro il nucleare.

💧💦 Più di 2000 persone hanno ricordato la vittoria popolare del referendum di 10 anni fa e ribadito la lotta contro il Recovery plan dell’agente italiano del Capitale e della Nato e chiamato alla lotta globale contro la speculazione in borsa dell’acqua.

💪 Presenti anche i territori in lotta della nostra Campagna per il clima fuori dal fossile che aveva aderito alla giornata di lotta.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua#acquabenecomune#noalnucleare#10anni#referendum#perilclimafuoridalfossile

29/06: Batteria 12 Ilva

Da Comitato Cittadini E Lavoratori Liberi E Pensanti

❓Cosa succederà alla Batteria 12 della Cokeria di Taranto? Questa è la domanda che ci si sta ponendo da quando è uscita la notizia del suo spegnimento dopo il 30 giugno.Proviamo a dare la risposta a nostro avviso più plausibile.

❌ Parlare di spegnimento è, intanto, un errore tecnico perché la batteria non sarà spenta ma messa in “riscaldo” per procedere agli adeguamenti previsti e non attuati in questi mesi. Ci riferiamo nello specifico

👉 alla costruzione della nuova doccia 6 per garantire il rispetto del limite polveri di 25 g/t coke

👉 al rispetto del limite polveri di 8 mg/Nm3 sul camino E428, anche attraverso l’installazione di filtro a maniche

👉 all’installazione del sistema di controllo della pressione dei singoli forni, denominato SOPRECO

👉 al miglioramento del sistema di aspirazione dello sfornamento lato macchina coke, come richiesto dalla prescrizione AIA.

Dall’interno ci giunge “voce” che parte di questi lavori sono stati già avviati e che nel giro di pochi mesi la Batteria 12 sarà nuovamente in marcia.

Nel frattempo, per sopperire alla mancanza di coke, Acciaierie d’Italia provvederà ad acquistarlo all’esterno, nonostante i prezzi molto alti al momento, e così facendo nessun altoforno sarà fermato. Al momento, secondo voci interne, non sembrerebbe a rischio nemmeno la ripartenza di Afo 4, prevista per luglio. Gli unici a fermarsi saranno gli operai posti in cassa integrazione in attesa del completamento dei lavori previsti.

In definitiva siamo di fronte ad uno dei tanti stop&go a cui l’ex Ilva ci ha abituati in questi ultimi anni, nessuna fermata definitiva e nessuno spegnimento. purtroppo. Ci preme come sempre sottolineare che l’unica azione meritevole di festeggiamenti sarebbe il fermo dell’intero stabilimento.

💪Solo allora potremo festeggiare la liberazione della nostra città da polveri e veleni.#stopilva#bastabugie#taranto