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10/08: Indicazioni di lotta della Campagna PER IL CLIMA, FUORI DAL FOSSILE PER L’AUTUNNO, DAL CLIMATE CAMP DI BRINDISI 1-8 AGOSTO 2021

In occasione del campeggio di Brindisi ed in particolare nella nostra assemblea del 7 agosto, abbiamo valutato il percorso che, come tutto il movimento, ci porterà a partecipare alla Pre COP di Milano, al G20 di Roma ed alla Cop26 di Glasgow contro i potenti della terra che si organizzano per attivare al meglio il greenwashing necessario a riprodursi in forme nuove.

Aderiamo quindi a tutti i coordinamenti e forme di ricomposizione, a partire da quelli di Milano come il Climate Open Platform ed al Climate Justice Camp, che contrastino queste politiche. Lo faremo non solo attraverso la condivisione ma con una discussione al nostro interno e nelle assemblee pubbliche che si terranno, dove porteremo le nostre critiche, idee e proposte, convinti come siamo che i territori possano esprimere uno specifico contributo a partire dalla pluriennale resistenza, resilienza e vittorie, pur parziali, perché non votati alla sconfitta o al riflusso tipico delle fasi sistemiche. Quindi adesione non aprioristica o acritica ma che sta dentro i tanti processi ricompositivi di cui ci interessa la direzione di marcia e non solo da dove provengono.

Una partecipazione multipla alle mobilitazioni, agli incontri, alle assemblee preparatorie ed alla marcia del 2 di ottobre. Allo stesso tempo il nostro maggior contributo pensiamo di poterlo dare soprattutto convocando per il 9 di ottobre a Roma una contestazione chiara diretta, trasparente e radicale contro il ministro della “Finzione Energetica” attraverso percorsi, incontri, relazioni e condivisioni con le lotte territoriali.Lo faremo perché convinti che nelle mobilitazioni le date, i calendari, le geografie e gli obiettivi devono essere leggibili, precisi e non generici perché devono intercettare le lotte concrete che spesso sono antisistemiche di fatto e non per preventiva scelta ideologica. Per le stesse ragioni pensiamo che le mobilitazioni verso il 30 a Roma debbano individuare l’avversario non solo genericamente nel G20 ma anche e soprattutto nel governo di unità nazionale Draghi, il più politicamente spendibile dal capitalismo estrattivista e finanziario. E’ anche per questo che, ritenendolo interno al nostro percorso, parteciperemo allo sciopero indetto per lunedì 11 ottobre dal sindacalismo di base.

Giustizia climatica e sociale possono e debbono camminare insieme. L’obiettivo di tutte queste mobilitazioni è quello di un maggiore ed ampio coinvolgimento dei cittadini e la costruzione di migliori relazioni e connessioni tra tutti noi che, a partire da diversità geografiche e strutturali, lottiamo contro questo sistema criminale. Per questo mano a mano dovremmo saper evidenziare iniziative concrete di alternativa che il sistema non ci potrà dare mai. Alternative concrete sempre meno declarative e prospettiche e sempre più coinvolgenti, attuali, reali, giuste e necessarie a cambiare i rapporti di forza nella società ma anche il modo con il quale noi stessi viviamo gli spazi collettivi e sociali.

Oltre i pur necessari e classici appuntamenti di lotta va costruita maggiore capacità di incidere, di comunicare, di fare rete senza diventare sistema chiuso. Al centro del nostro agire non ci possono essere solo una serie di eventi annuali catartici nei quali ritroviamo la “certezza” di essere tanti. La politica dell’evento si è dimostrata spesso perdente nel tempo lungo perché soddisfa una urgenza ma non sedimenta alternativa. Dobbiamo proporre contemporaneamente alternative reali, campagne certe, magari a tempo, che mantengano viva la lotta a livello non solo territoriale o di settore ma anche nazionale e globale.

Perché non avvenga quello che è successo dopo la manifestazione del 23 marzo del 19, quando alla euforia si è sostituito il nulla organizzativo che si è impossessato della volontà di lotta nazionale, rimandando il tutto per scelta o per obbligo al proprio ombelico socio-politico. L’urgenza della unità delle lotte non deve farci perdere la pazienza ed il tempo necessario a renderla realmente percorribile, vera, efficace ed utile a tutti.

I nodi territoriali, le persone, le comunità ed i comitati della Campagna Per il clima, Fuori dal Fossile!

03/08: Estrattivismo all’ Ostuni Climate Camp

Il Movimento NoTap/Snam della Provincia di Brindisi, assieme alla campagna nazionale “Per il Clima, Fuori dal Fossile” e la redazione di “emergenzaclimatica.it” sono gli organizzatori del “Climate Camp Ostuni 2021 che si sta svolgendo dall’1 all’8 2021 a Costa Merlata.

La prima giornata si è svolta con un dibattito con i rappresentanti di popoli in lotta contro lo sfruttamento dei territori, in particolare del popolo indigeno Mapuche che vive tra Cile e Argentina. Ieri è stata la volta della proiezione del film-documentario “Legno Vivo” per trattare il tema dell’emergenza xylella assieme agli autori del docufilm nel dibattito aperto su una delle maggiori criticità ambientali della Puglia e del Salento in particolare. Oggi tratteremo il tema delle tante emergenze e delle mancate pianificazioni con un dibattito aperto e con collegamenti esterni da tutte parti d’ Italia con esperti sia sul versante tecnico e sia sul versante giuridico.

Il programma della giornata di domani 4 agosto prevede: ore 19,00 – Le grandi opere inutili e gli inganni del PNRR, con collegamenti con i protagonisti delle lotte sui territori come i NO TAV reduci dalla manifestazione di popolo dei giorni scorsi. ore 21,30 – concerto di Mino De Santis, cantautore salentino, che con altri due musicisti daranno un tributo al poeta Sante Notarnicola, morto recentemente a Bologna e fortemente legato alla Puglia per mille relazioni che ha saputo costruire in questi anni.

Ogni sera dibattiti, collegamenti con altre realtà ambientaliste italiane ed europee e proiezioni di docufilm, spettacoli teatrali e concerti.

Vi aspettiamo all’Ostuni Climate Camp 2021.Info programma: ostuniclimatecamp.wordpress.comBrindisi,

3 agosto 2021 Movimento NO TAP/Snam della Provincia di Brindisi

20/03: CCS Ravenna

Dal #CCS alla vera #Transizione: il nuovo Paradigma energetico – Parte1, ore 9:45

Una giornata di approfondimento sul progetto di Carbon Capture and Storage che Eni vuole proporre a Ravenna, ma anche un momento di dibattito pubblico sul futuro del distretto ravennate.

Sarà questo il focus dell’iniziativa online prevista sabato 20 marzo, in continuità con il primo #ScioperoGlobale per il #Clima di #FridaysforFuture del 2021.

Si dibatterà nello specifico del progetto di CCS ed interverranno prof. Leonardo Setti (ricercatore Unibo), Sara Capuzzo (èNostra), Andrea Minutolo (Legambiente), prof. Vincenzo Balzani (Energia per l’Italia), Augusto De Sanctis (attivista esperto di VIA), Fridays for Future e Renato di Nicola (Campagna per il Clima Fuori dal Fossile).

Programma completo al link: https://bit.ly/2OJ66Ix

19/03: Processo no tap

Proprio oggi in occasione dell’ennesimo climate strike globale arriva la sentenza di primo grado contro i movimenti pugliesi che si battono contro i gasdotti. Una feroce repressione si abbatte oggi sui No Tap, così come prima con i no TAV e più in generale contro tutti coloro che si battono per la giustizia climatica e sociale….per l’uscita dal fossile…contro le grandi opere nocive ed inutili…per la difesa dei territori dalla devastazione del capitalismo estrattivista e dei governi complici ed amici delle multinazionali.

Anche il nuovo governo del”Messia” Draghi non ha tardato a rivelare il suo vero volto, coperto dalla maschera della falsa transizione green!

Qui il comunicato dei No Tap dopo la sentenza https://www.facebook.com/190902634786075/posts/907362273140104/

06/03: lettera a draghi contro semplificazioni via

Insieme a 200 associazioni nazionali e locali anche la campagna Per il Clima, fuori dal Fossile scrive una Lettera aperta a Governo, Parlamento e Commissione Europea su grandi opere e Valutazione di Impatto Ambientale.La tutela di salute, clima, biodiversità e paesaggio passi per valutazioni ambientali di piani e progetti svolte con rigore, trasparenza e partecipazione: ecco le nostre proposte.

Da Friday For Future al Forum dell’Acqua, da Italia Nostra a centinaia di comitati locali: Ministero dell’Ambiente gravemente inadempiente sulle norme europee, serve immediato stop a progetti fatti male dopo ammissioni del presidente della Commissione V.I.A. nazionale.

Il testo integrale

LETTERA APERTA DI 200 ASSOCIAZIONI/COMITATI SU VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE (VIA) E ALTRE VALUTAZIONI AMBIENTALI

Presidente Consiglio dei MinistriCommissione Europea – DG AmbienteMinistro della Transizione EcologicaPresidente della Commissione VIA nazionaleDirezione Generale per le Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali – Ministero dell’AmbienteMinistro della CulturaDirezione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio – Ministero della CulturaPresidente della Commissione Ambiente della Camera dei DeputatiPresidente della Commissione Ambiente del SenatoParlamentari della Repubblica ItalianaConferenza Stato – Regioni e province autonomeConferenza permanente Stato – Città e Autonomie localiCorte dei ContiISPRAIstituto Superiore di SanitàOGGETTO: Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) – Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.) – Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) – Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) – principi comunitari e costituzionali – tutela dell’ambiente e della salute – D.lgs.152/2006 – ruolo della Commissione Valutazione di Impatto Ambientale – qualità dei progetti e delle valutazioni – trasparenza e partecipazione

Siamo 200 associazioni, movimenti e comitati che da decenni si occupano di ambiente e salute in Italia. Da tempo ci confrontiamo, anche avanzando proposte operative e di riforma troppo spesso sono rimaste inascoltate, sullo stato di attuazione delle direttive europee concernenti le valutazioni e autorizzazioni ambientali e, in particolare, la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.), la Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.), la Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) e l’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.).Cogliamo l’occasione della nascita del nuovo Governo e dello sconcerto che ha suscitato in noi la lettura di un intervento su “Il Sole 24 Ore” del 19 febbraio del Dr. Atelli, attuale presidente della Commissione V.I.A.-V.A.S. del Ministero dell’Ambiente, per tornare a stigmatizzare le gravissime inadempienze del nostro paese circa la corretta applicazione delle norme comunitarie su queste materie che si riverberano poi negativamente sul livello di tutela di diritti costituzionali quali quello della tutela della salute e del lavoro (basti pensare, ad esempio, alle condizioni di insicurezza e salubrità del luogo di lavoro).Da tempo segnaliamo le inaccettabili carenze dei progetti ai quali il Ministero comunque consente di andare avanti nella valutazione quando dovrebbero essere rigettati immediatamente senza impegnare per anni cittadini, enti locali e organizzazioni. Le procedure sono così diffusamente minate da gravi irregolarità che in questi anni siamo addirittura arrivati a diffidare esplicitamente il Ministero dell’Ambiente dall’usare i cittadini impegnati nelle osservazioni come veri e propri “correttori di bozze” dei progetti, dei piani e dei programmi sottoposti alle valutazioni ambientali. Infatti troppo spesso le preziose osservazioni depositate dai cittadini, dagli enti locali e dalle associazioni sono surrettiziamente usate per rimediare – nella stragrande parte dei casi solo formalmente – a gravissime lacune documentali.

Ebbene, ora arriva una candida ammissione nelle parole del Presidente della Commissione V.I.A. a confermare la bontà nelle nostre critiche.

Poiché stiamo parlando di progetti del valore di miliardi di euro che spesso cambiano in peggio la vita di migliaia di persone, vale la pena riportare integralmente un passaggio dell’intervento del Presidente Massimo Atelli “Riguardo alle lungaggini apparenti, una parte importante dipende dalla presentazione di progetti sin dal principio “problematici”. Non tanto perché semplicemente di qualità inferiore alle attese, ma perché addirittura con importanti carenze strutturali, rispetto alle previsioni di legge. In questi casi, l’alternativa è tra fare un’applicazione letterale e un po’ formalistica della legge, con uno “stop alla partenza” (senza quindi neppure far partire il countdown della tempistica legale, sinché il progetto non raggiunga un accettabile stadio di completezza), oppure, invece, farsi in certa misura carico delle attese del Paese – laddove, beninteso, un buon progetto nell’immediato non si “veda” ancora nitidamente, ma lo si possa tuttavia ragionevolmente “intravedere” – assumendo un atteggiamento proattivo, attraverso le integrazioni del progetto originario da parte del proponente. Sennonché, accade ancora troppe volte che, nel secondo caso, l’atteggiamento della Direzione ministeriale (che esamina il progetto in prima battuta) e della Commissione venga frainteso, e si risolva nell’aspettativa da parte del proponente di una sorta di dovuto soccorso istruttorio, quando non addirittura di situazioni al limite dell’accanimento terapeutico.

“Singolare a dir poco il passaggio sulle non meglio specificate “attese del paese”, che non vorremmo siano forse più da intendersi come “attese del proponente”, visto che spesso questi progetti hanno comportato danni ai territori con l’unico scopo di fare profitto. Quello che teorizza il presidente della Commissione, peraltro un soggetto meramente tecnico, ci pare sfociare in distinguo tra progetti piuttosto arbitrario dovendosi invece applicare le norme a garanzia della terzietà che deve contraddistinguere il buon andamento della pubblica amministrazione. Norme che prevedono di rispedire al mittente un progetto superficiale o, peggio, incompleto, cosa che peraltro non impedisce al proponente di ripresentarlo una volta rivisto adeguatamente.A tal proposito giova ricordare che la Commissione Europea, aprendo una procedura di pre-infrazione contro il nostro paese sulla Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.; spesso, tra l’altro, lo stesso progetto è assoggettato sia a V.Inc.A che a V.I.A.) ed evidenziando la necessità di garantire una qualità “minima” a tutti gli studi alla base della valutazione, già nel 2015 (report della Commissione allegato alla nota della presidenza del Consiglio dei Ministri DPE 3253 del 27/03/2015) scriveva “Studi molto carenti non dovrebbero essere “riscritti” dall’Ente Valutatore o essere approvati con un eccessivo numero di prescrizioni, ma dovrebbero essere considerati irricevibili o determinare una Valutazione negativa”.

Nel nostro paese, invece, il numero di prescrizioni al provvedimento di V.I.A. spesso è stato considerato come sinonimo di qualità della valutazione stessa! Basta leggere i pareri della Commissione V.I.A. nazionale per scoprire come i tanti “Sì” siano spesso accompagnati da una vera e propria valanga di prescrizioni, spesso concepite in modo tale da portare a valutare gli impatti successivamente attraverso altri studi, evidentemente mancanti all’origine, che però in questo modo sfuggono al confronto pubblico.

Insomma, la Commissione Europea ha chiesto in questi anni l’esatto opposto di quanto ha messo finora in pratica il Ministero, in cui, nonostante quanto sopra riportato, il Presidente della Commissione quasi a mo’ di autocensura si affretta a dire al giornale confindustriale che “Va detto che i No ci sono, ma, nel reale, si attestano da tempo su circa il 10% dei casi.” Viene da chiedersi, se si ammettono criticità così diffuse, quale sia la qualità di questo 90% di progetti approvati…Questa strategia con ogni evidenza è fallita, per stessa ammissione dei protagonisti principali, Confindustria – i cui soci pure hanno beneficiato di questo andazzo vedendosi approvare ogni tipo di progetti per lunghi anni – e i rappresentanti del Ministero dell’Ambiente. Alla fine la verità è venuta a galla: il Ministero dell’Ambiente finora tratta allo stesso modo progetti fatti male e quelli fatti bene, senza operare quel filtro previsto dalla legge volto a premiare le proposte progettuali più meritevoli. Ottenendo, così, un appiattimento verso il basso che certo non fa bene al paese in quanto in questo modo non si distinguono più gli interventi utili da quelli che impattano negativamente sulla qualità dell’ambiente e della vita dei cittadini e che sono, quindi, insostenibili.D’altro lato, quest’atteggiamento benevolo volto a premiare i peggiori se non i veri e propri furbi ha connotato finora il comportamento del Ministero dell’Ambiente, come testimoniano le modifiche apportate in questi anni al Testo Unico dell’Ambiente D.lgs.152/2006. Pensiamo all’introduzione della Valutazione di Impatto Ambientale fatta a sanatoria e “a posteriori”, con possibilità addirittura di mantenere aperti impianti privi della valutazione; alle multe ridicole rispetto al valore dei progetti che non fungono da deterrente; alla mancanza di verifiche sul campo e terze sull’ottemperanza alle prescrizioni; alla sostanziale segretezza per il pubblico – ma non per il proponente – dei lavori della Commissione V.I.A., quando esistono casi – si veda la Regione Abruzzo – in cui le commissioni V.I.A. che si occupano dei progetti di scala regionale dimostrano che si può lavorare senza alcun ritardo, come invece avviene a livello nazionale, assicurando costante partecipazione e trasparenza. In quella regione, ad esempio, da 10 anni si pubblicano preventivamente online gli ordini del giorno della commissione; vengono inviati per email anche a tutti i consiglieri regionali per assicurare il dibattito democratico; infine sono sempre assentite le audizioni in Commissione, cosa che non avviene, addirittura anche per i rappresentanti istituzionali, nella Commissione V.I.A. nazionale. Per non parlare del fatto che incredibilmente esistono provvedimenti di V.I.A. “highlander”, cioè emanati anche dieci anni or sono, magari su procedimenti avviati quasi venti anni fa in un contesto sociale, ambientale ed economico totalmente diverso, e senza scadenza oppure della pervicace volontà dell’apparato ministeriale di non attivare procedure, pure previste dalla legge, di riesame di provvedimenti al mutare delle condizioni ambientali (si è arrivati al paradosso che un comune, S.Benedetto del Tronto, ha proposto ricorso al T.A.R., vincendo, per superare il lassismo della burocrazia ministeriale rimasta impassibile anche davanti al terremoto che nel 2016 aveva colpito le Marche e che aveva evidenziato la superficialità di un parere di V.I.A. favorevole per uno stoccaggio gas sotterraneo in un sito fortemente vulnerabile e densamente abitato).

A livello nazionale, nonostante fosse prevista da 15 anni, il Ministero dell’Ambiente, al contrario di quanto realizzato da diverse regioni, non ha mai voluto affrontare l’esame di un progetto attraverso la cosiddetta “inchiesta pubblica”. Eppure tale strumento partecipativo nasce proprio per supportare le decisioni sui progetti più rilevanti e controversi, che, logicamente, dovrebbero essere più numerosi tra quelli da decidere a scala nazionale rispetto a quella regionale. Viene da pensare che l’apparato ministeriale non solo sia più lontano dal paese reale ma voglia scansare il più possibile il confronto serrato e pubblico sui contenuti dei progetti. Si pensi, ad esempio, alle scelte in campo energetico sul gas dove è quasi un tabù parlare delle perdite di metano lungo la filiera tali da far perdere ogni vantaggio rispetto a petrolio e carbone per l’impatto sui cambiamenti climatici, trascinando così il paese verso una politica industriale che sarà spazzata via dalle sempre più numerose ricerche che evidenziano il gravissimo limite di questa fonte energetica. Oppure sulla necessità di garantire lo sviluppo delle rinnovabili in un contesto di pianificazione adeguato a mitigarne gli impatti preferendo procedere con l’esame dei singoli progetti senza aver alcun quadro d’insieme, di fatto annullando la possibilità di valutare adeguatamente quell’effetto cumulo che già si sta manifestando in diverse aree del paese.D’altro lato il Ministero ha continuato ad ignorare anche appelli che provenivano dal mondo scientifico sulla scarsa qualità dei progetti e delle valutazioni. Ad esempio, oltre 200 ricercatori, molti dei quali impegnati nelle università, dopo una serie di ricerche presentate al Convegno Italiano di Ornitologia, aveva ritenuto di inviare al Ministero una durissima mozione che stigmatizzava il bassissimo livello degli studi presentati dalle aziende, addirittura con il diffuso ricorso al “copia-incolla” che non veniva sanzionato neanche dopo specifiche segnalazioni. In tale appello si chiedeva appunto di respingere immediatamente gli studi carenti come previsto dalle leggi in materia e, più in generale, dai principi di base che regolano il funzionamento della pubblica amministrazione (https://cio2015.wordpress.com/…/gli-ornitologi-dicono…/). Ormai si moltiplicano anche le inchieste e le sentenze che stigmatizzano pesantemente il comportamento del Ministero dell’Ambiente su questioni che attraversano la materia delle valutazioni ambientali. Si pensi all’ultimo pronunciamento del T.A.R. Lecce su ILVA che rileva come la reiterata violazione delle prescrizioni dell’A.I.A. non abbia comportato alcuna sanzione come previsto dalla legge. Oppure, sempre su ILVA, alla sentenza della CEDU che ha condannato l’Italia. Pensiamo al procedimento penale su TAP in cui l’incidente probatorio ha certificato che l’effetto cumulo con la restante parte della rete nazionale di trasporto del gas non è stato adeguatamente valutato dal Ministero nella procedura di V.I.A., cosa che però non ha comportato alcun provvedimento da parte ministeriale.

La refrattarietà al confronto e alla selezione meritocratica e il ricorso al mantra delle “semplificazioni” alla fine ha portato a una situazione letteralmente disastrosa di cui le strutture ministeriali dovrebbero rispondere. Arriviamo addirittura a paradossi quasi surreali come, ad esempio, il raddoppio della Commissione V.I.A. a cui, come previsto appunto nel DL “Semplificazioni” del 2020, verrà affiancata la Commissione che dovrà esaminare i progetti che ricadono nel PNIEC, ancorché non ancora individuati. Le associazioni avevano puntualmente contestato in un dossier tale proposta spiegando perché sarebbe stata una scelta inutile oltre che dannosa. Ora, dopo appena otto mesi, anche il Presidente della Commissione V.I.A. nazionale lo ammette dalle pagine del quotidiano confindustriale.In questi anni, sia durante l’esame di singoli progetti sia in occasione delle cosiddette “riforme” del Testo Unico Ambientale, ad esempio quella del Decreto 104/2017 e del DL. “Semplificazioni”, decine di associazioni hanno presentato proposte concrete, anche sottoforma di emendamenti, evidenziando tutte quelle criticità che oggi qualcuno vorrebbe strumentalizzare per ottenere l’ulteriore affievolimento delle tutele dei diritti di partecipazione, trasparenza e, in generale, del rigore con cui dovrebbero essere condotte procedure fondamentali per garantire che le attività economiche non siano dannose, in un paese in cui in molte regioni non si rispettano gli standard di qualità ambientale per l’aria, i suoli e le acque superficiali e sotterranee.Peccato che queste posizioni retrive e, di fatto, come abbiamo dimostrato, anti-europee condannino il paese all’arretratezza impedendo quello sviluppo armonico necessario per assicurare la vivibilità dei territori ai cittadini di oggi e a quelli di domani. Riteniamo che il principio del “rigore” debba essere opposto alla sempre più vacua “semplificazione”. Che l’organizzazione debba soppiantare l’approssimazione. Quindi: fare realmente controlli creando, ad esempio, un archivio pubblico delle sanzioni elevate di facile consultazione; più partecipazione, assicurando le audizioni alla Commissione V.I.A. nazionale e la pubblicità negli ordini del giorno; pubblicando tutta la documentazione relativa ad un procedimento come già fanno alcune regioni e come sarebbe previsto dalla legge; introducendo sanzioni adeguate che fungano da deterrenza; facendo i controlli sulle prescrizioni sul campo e non sulle carte inviate dalle aziende; riesaminando i provvedimenti su segnalazione di intervenuti mutamenti ambientali da parte di enti e organismi scientifici; riformulando le norme sulla V.I.A. in sanatoria; assicurando una % di inchieste pubbliche sul totale dei progetti. Queste sono solo alcune delle proposte che associazioni e comitati avanzano da anni.

Siamo disponibili ad un confronto nel merito, anche serrato, affinché il nostro paese la smetta di utilizzare le scorciatoie invece di imboccare la via maestra del rispetto delle norme comunitarie in materia di valutazione e autorizzazione ambientale.

Cordiali saluti,

COMITATI/RETI/ORGANIZZAZIONI INTERREGIONALI

Forum Italiano dei Movimenti per L’Acqua Friday for Future Italia Italia Nostra Onlus Medicina Democratica Onlus Rete Mamme da Nord a Sud Rete Per il Clima, Fuori del Fossile Ass. Peacelink Mountain Wilderness Italia Gruppo d’Intervento Giuridico odv Coordinamento nazionale Movimento Blu COBAS Confederazione dei Comitati di Base Ass. Fairwatch Associazione graspthefuture Magliette Bianche italiane zone SIN Redazione di “La bottega del Barbieri” Rete Commissioni Mensa Nazionale Mediterranean Raptor Migration Network CERM Centro Rapaci Minacciati ODVALTURA (Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti)Redazione Emergenzaclimatica.it Associazione Forum Ambientalista O.d.V. Organizzazione di Volontariato per la difesa diretta della flora e fauna acquatica Care The OceansTransform! Italia Associazione Antimafie Rita Atria Attac Italia

COMITATI/ORGANIZZAZIONI INTERREGIONALI

Comitato per il territorio delle Quattro Province Coordinamento Puglia e Basilicata Movimento Blu

FRIULI VENEZIA GIULIA No all’Incenerimento – Sì al riciclo totale dei rifiuti di Fanna (PN)

TRENTINO ALTO ADIGE Ambiente&Salute di Bolzano Comitato Acquabenecomune di Bolzano PIEMONTE Comitato DNT

LIGURIA Comitato Savonese Acqua Bene Comune Casa dei Circoli Culture e Popoli – Ceriale

LOMBARDIA Comitato lecchese acqua pubblica e beni comuni Rete consiglieri informati -Lecco Comitato G.A.E.T.A. ODV Schivenoglia (MN)Comitato Mamme del Chiese Comitato per la Salute, la Rinascita e la Salvaguardia del Centro Storico di Brescia Comitato Referendario Acqua Pubblica Brescia Mamme contro l’Incenerito e fonti inquinanti – Mantova Associazione Ambiente e Vita ODV Villa Poma di Borgo Mantovano CIRCOLO AMBIENTE “Ilaria Alpi” Associazione eQualBasta veleni Brescia – tavolo provinciale Associazione Colognola per il suo futuro a.p.s .Comitato Cittadini Varallo Pombia CAAL – Comitato Antirumore Aeroporto Linate Ass. Noi, Ambiente, Salute O.d.V. – Viadana Comitato Terre di Zara

VENETO Mamme No Pfas Coordinamento Acqua Brenta di Bassano del Grappa Italia Nostra Consiglio Regionale Veneto Pfas land (informazione e azione contro i crimini ambientali) Comitato Opzione Zero – Riviera del Brenta Comitato 0 Pfas – Padova Ecoistituto del Veneto “Alex Langer” – Mestre Amico Albero – Mestre VeneziAmbienteMedicina democratica Venezia WWF Venezia e Territorio Acqua Bene Comune Vicenza Comitato popolare “lasciateci respirare” – Monselice (PD)Movimento dei Consumatori di Venezia Associazione “Civiltà del Verde” – Vicenza Coordinamento del forum Asolano e Castellana Odg Comitato difesa ambiente territorio di Spinea Associazione Cittadini per il Lavoro, la legalità, la Salute e l’Ambiente CiLLSA – Ovest Vicentino Piazzol Ambiente Comitato per la riduzione dell’impatto ambientale dell’aeroporto di Treviso Comitato veronese Acqua e Beni Comuni Cittadini/e di Montecchio maggiore contrari alla pedemontana CRIAAVE – No Raddoppio Aeroporto Comitato Terre Nostre Torretta

EMILIA ROMAGNA Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia Romagna Parents For Future Castelfranco Emilia Fridays For Future Castelfranco Emilia Coordinamento cispadano NO autostrada – SI strada a scorrimento veloce Coordinamento Provinciale Comitati Ambiente e Salute – Reggio Emilia Associazione TerraBlu o.d.v Cocompaer – Comitato per la Compatibilità Aeroporto-Città Coordinamento Ravennate “Per il Clima- Fuori dal Fossile” Comitato No Bretella-Sì Mobilità Sostenibile” – Modena-Reggio Emilia Associazione AMO Bologna Onlus Coordinamento dei Comitati contrari al Passante di Mezzo Rete Civica Aria Pesa – Bologna Italia Nostra – sezione Ravenna Associazione di promozione sociale NoCargo Parma Amici della Pineta San Vitale e Pialasse – Ravenna

TOSCANA Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana aps Comitato onlus Mamme No Inceneritore di Firenze Presidio No Inceneritori No Aeroporto di Firenze Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua VAS Vita, Ambiente e Salute Onlus SOS La Piana del Casone -Scarlino- Gr- Toscana Ass. Acqua Bene Comune Pistoia ODV Ass. Alleanza beni comuni Pistoia ODV Comitato Ambientale di Casale, Prato Coordinamento Comitati per la Salute della Piana di Prato e Pistoia Movimento La Libellula Valle del Serchio Comitato Obiettivo Periferia Associazione Valdisieve Associazione di promozione sociale LiberaMente – ArezzoI BS Associazione “Inter-Rete Beni Comuni e Sostenibilità” Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano – Siena Comitato Salute Pubblica di Piombino e Val di Cornia Presidio No Aeroporto Magliette Bianche di Massa Carrara Comitato Sorvolati Peretola -Brozzi – Quaracchi

UMBRIA Coordinamento No Snam Comitato No Devastazioni territoriali Umbria

MARCHE La Lupus in Fabula OdV (Fano)Ass. Ondaverde Falconara MComitato Mal’aria Falconara MAmbiente e Salute nel Piceno Comitato NO Discarica Matelica e Comitato NO Pedemontana Matelica Trivelle Zero Marche Falkatraz Falconara

LAZIO ATTAC-Roma Coordinamento Lazio del Movimento BluRete per la tutela della valle del Sacco (Retuvasa) Coordinamento Lazio del Movimento BluComitato Verde Liri Collettivo No al Fossile Civitavecchia Acqua Bene Comune Valle dell’Aniene Comitato SOLE Civitavecchia Comitato Alternativa Sostenibile Frosinone Bella e Brutta Salviamo il Paesaggio Frosinone CRIAAC – Comitato per la Riduzione dell’​Impatto Ambientale dell’Aeroporto di Ciampino Comitato FUORI PISTA Comitato La Rinascita

ABRUZZO Forum H2O Conalpa – Delegazione SilviAss. Nuovo Senso CivicoA.P.S. I Colori del Territorio – Spoltore -PeAss. Ambiente, Territorio e Beni Comuni Barisciano (AQ)Il Martello del FucinoAss. Paganeca Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus Associazione Conalpa (coordinamento alberi e paesaggio) delegazione di Giulianova Erci Team Onlus Associazione Il Salviano CSEN Ambiente Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali – CDCA Abruzzo Comitati cittadini per l’ambiente – Sulmona Orsa Pro Natura Peligna Comitato Azione Popolare Abruzzo Social Forum Comitato per la Difesa del Comprensorio Vastese Coordinamento No Hub del Gas

CAMPANIA Coordinamento Campania Movimento Blu Associazione Big Brother Ambiente Ardea Onlus Mysocialdrug Odv Comitato No Fly Zone – Assoutenti Città Metropolitana di Napoli

BASILICATA Associazione CITTA’ PLURALE- Matera Ass. Cova Contro Comitato mamme libere per la tutela dei figli di Policoro

MOLISE Comitato “I Discoli del Sinarca” Mamme Salute Ambiente ODV Venafro Trivelle Zero Molise

PUGLIA Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti – Taranto Apulia Terra Natura Zampe Onlus Associazione Giustizia per Taranto Terre del Mediterraneo – Bari Legamjonici Movimento No Tap Brindisi Manfredonia in Movimento Territorio Zero Capitanata Stigmamente aps Movimento Manfredonia Attiva Centro Museo del Mare Manfredonia Comitato No Compostaggio Erchie COANS Manfredonia Coord. No Energas Fare Verde Puglia

CALABRIA Stazione Ornitologica Calabrese Onlus

SARDEGNA Assotziu Consumadoris Sardigna Italia Nostra Sardegna USB- Unione Sindacale di Base Sardegna Confederazione Sindacale Sarda – CSS Comitato riconversione Rwm Movimento Nonviolento sardo Manifesto Sardo Assemblea permanente Villacidro Zero Waste Sardegna Cobas scuola Cagliari Comitato No Metano Sardegna e No Megacentrale Guspini Cagliari Socialforum Comitadu NoNucle Noscorie Sardigna Libera ISDE Sardegna Rete Sarda in difesa della Sanità Pubblica Movimento Nonviolento Sardegna

SICILIA Coordinamento per il territorio No Discarica Armicci – Bonvicino di Lentini Comitato Stop Veleni Augusta Priolo Melilli Siracusa

06/03: lettera aperta a draghi

Comitati e associazioni a Draghi: inadempiente su norme Ue. Serve un immediato stop ai progetti fatti male Un po’ di rassegna stampa

https://www.ilfattoquotidiano.it/…/comitati-e…/6122811/https://ilmanifesto.it/lettera-a-governo-parlamento-e…/

*(ANSA)* – ROMA, 04 MAR –

Il ministero dell’Ambiente è “gravemente inadempiente sulle norme europee” legate alle procedure di Valutazione ambientale; “serve un immediato stop ai progetti fatti male dopo le ammissioni del presidente della commissione Via”. Questa la denuncia di “un ampio fronte di 200 organizzazioni nazionali e locali” (tra cui Friday for future, Forum dell’Acqua, Italia Nostra), contenuta in una lettera al presidente Draghi, al ministro della Transizione ecologica, al ministro dei Beni culturali, alla commissione Europea e ai parlamentari. La richiesta è di “una rigorosa applicazione delle normative comunitarie sulle procedure di Valutazione ambientale relative a piani e grandi progetti. Queste dovrebbero essere realmente connotate da trasparenza e partecipazione del pubblico nelle scelte come richiesto dall’Unione europea, al contrario di quanto avviene in Italia”. Le associazioni e i “comitati locali” raccontando di avere “esperienza diretta delle imbarazzanti procedure di Via condotte dal ministero dell’Ambiente”.

Ed è per questo che con “questo appello” reclamano “garanzie per la tutela di diritti primari, da quello alla salute a quello della tutela del paesaggio, della biodiversità e del clima”. “Il presidente della commissione Via, il dottor Atelli – scrivono le associazioni – ha ammesso candidamente e autorevolmente che l’ingorgo di 600 progetti attualmente in valutazione presso il ministero dell’Ambiente è dovuto al fatto anche che i progetti fatti male, superficiali o incompleti, sono incredibilmente e irritualmente ammessi alla procedura invece di essere respinti subito”. (ANSA).

03/03: comunicato su recovery fund

Attenti ai lupi travestiti da agnelli!

E’ fuor di dubbio che il Recovery Fund è la “madre di tutte le battaglie”, la ragione principale per la quale è caduto il governo Conte, tramite l’utilizzo di Matteo Renzi in qualità di cavallo di Troia. I ministri ed i vice-sottoministri nominati da Draghi, quelli che contano come quello della transizione ecologica, del mise, digitale, infrastrutture, configurano ciò che da sempre vuole la “governance” europea: una tecno-crazia oligarchica e decisionista, in grado di operare senza inceppi e mediazioni rispetto alle esigenze del grande capitale trans-nazionale e della finanza. D’altronde il completo svuotamento dei parlamenti e delle labili tracce di “democrazia rappresentativa” non è certo una novità.

Si riproducono i cosiddetti “governi tecnici” o di unità nazionale , sempre più intrinsecamente politici, dalla parte dei padroni e delle banche,” piloti automatici “della governance neoliberista!

La gestione dei fondi europei scatena una fame da lupi, non c’è dubbio, un assalto alla diligenza piena di soldi, miracolose conversioni sulla via di Damasco…lobbies, forze politiche, multinazionali, banche, tutti alla caccia del bottino!Questo ci è più chiaro se osserviamo la lista dei ministri “tecnici” o dei vice-ministri della corte di Draghi.

Roberto Cingolani, renziano-leopoldino, già al centro di polemiche per i consistenti finanziamenti pubblici all’istituto privato, da lui stesso fondato, ovvero l’Istituto italiano di tecnologia di Genova. Un ruolo di primo piano in Leonardo, ex Finmeccanica, leader internazionale nella produzione ed export di armi ad alta tecnologia. Sarebbe poi fondamentale capire presto a quale transizione ecologica lavorerà un personaggio che si è subito circondato di uomini di Confindustria e che, solo nel 2018, dichiarava all’ENI che «In questo momento il gas è uno dei mali minori».Vittorio Colau, ministro dell’innovazione tecnologica e della transizione digitale: al centro del programma i 5G, nuova frontiera di un enorme profitto, con una logica di imposizione dall’alto di miriadi di nuove antenne, senza tenere in alcun conto dell’impatto sull’ ambiente, della salute dei cittadini, di ogni principio di precauzione, della opposizione di comuni, enti locali comitati territoriali così come vuole il manuale del decisionismo tecnocratico.

Georgetti al MISE: conosciamo fin troppo bene la posizione della lega sulle grandi opere, la TAV è emblematica, ma non solo: inceneritori, svendita dei territori ai privati, cementificazione, autostrade…Certo, non possiamo considerare questi ministeri slegati l’uno dall’ altro, e conosciamo la fitta trama di interessi trasversali, politico-economico-finanziari, che li attraversano.

Tutto questo non è altro che la risposta del capitalismo di casa nostra alla propria crisi strutturale e sistemica, emersa con drammatica prepotenza nell’emergenza covid-19 e che svela tutte le contraddizioni di questo modo di produzione: dai cambiamenti climatici, all’ estrattivismo, la devastazione dei territori, dell’ambiente umano e non umano, dall’aumento vertiginoso delle diseguaglianze sociali e della povertà. Il capitalismo cerca di salvare se stesso rilanciando il processo di accumulazione ma, nel contempo, si rende conto che qualcosa va cambiato nella sua “governance” e l’uso che fa del termine resilienza, assorbire l’urto e lo choc per poi compiere un balzo in avanti, lo sta a dimostrare. Come è tipico della choc-economy, si trasformano i disastri in nuove opportunità di investimento e di profitto per il capitale assorbendo così le crisi senza rompersi per ritrovare lo slancio vitale.

Le indicazioni del Recovery Fund danno una mano di pittura “green” e di falso Welfare ad un edificio vecchio ed obsoleto, invece di cambiarlo dalle radici.Cosa che non può e non vuole fare questo sistema ma solo i movimenti sociali che, lottando e costruendo alternative, possono incidere alla radice di un modo di produzione e ridistribuzione della ricchezza iniquo, che provoca sempre di più morte e distruzione, in nome del profitto e del denaro.

Possibilità di cambiamento che trova fondamento dallo sviluppo in tutto il pianeta di piccole e grandi mobilitazioni contro i cambiamenti climatici e per la giustizia sociale, non tutte interrotte dall’esplosione dell’emergenza Covid. Una miriade di azioni concrete e forme di autorganizzazione sorte in difesa dell’ambiente, della terra, dell’acqua, dell’aria contro l’estrattivismo e l’uso dell’energia fossile. Una difesa irriducibile dei propri territori dal capitalismo predatorio e da governi corrotti e sudditi delle multinazionali che spesso ha inciso nelle stesse agende governative.

Spesso questi movimenti dal piano locale trovano sbocco in forme ricompositive nuove, in proposte alternative concrete ed intessute di critiche radicali al capitalismo. Sono lotte che comunque incidono sempre sulla struttura e sulla forma della governance sistemica e ne determinano spesso anche sconfitte e crisi. Il livello di oppressione e sfruttamento attuali però ci impongo un salto di livello ed una maggiore organizzazione.

Insieme alle battaglie territorio per territorio che conduciamo da sempre è necessario sviluppare organismi di controllo popolare su come saranno usati i soldi del Recovery Fund, per evitare che vengano impiegat per foraggiare le imprese fossili ed estrattiviste, per strapparli dalle mani dei lupi famelici e dai predatori di ogni tipo, affinchè siano impiegati per il bene comune, una vera transizione energetica, per la salute, il miglioramento della qualità della vita per tutti, la messa in sicurezza dei territori dopo decenni di devastazioni e speculazione privata, contro le grandi opere inutili e dannose. Per noi, il Recovery Fund deve diventare un “campo di battaglia”, un orizzonte di lotta fondamentale che ci dovrà vedere capaci di svelarne in modo chiaro e il senso antipopolare, antiecologico e di classe e dare slancio alla costruzione della alternativa di cui abbiamo bisogno.

04/02: Sciopero Civitavecchia

🔴 AL FIANCO DEI METALMECCANICI DI CIVITAVECCHIA PER LA VERA TRANSIZIONE ECOLOGICA.

Oggi, come campagna nazionale Per il Clima, fuori dal Fossile, siamo intervenuti al presidio dei lavoratori metalmeccanici davanti ai cancelli della centrale TVN di Civitavecchia.

Giornata di lotta importantissima, soprattutto perché, dal punto di vista delle rivendicazioni, si è sottolineato più volte che le nuove centrali a gas oltre a non eliminare l’emissione di gas climalteranti nell’atmosfera, comporteranno in breve tempo anche la perdita di centinaia di posti di lavoro a Civitavecchia e migliaia in tutta Italia. I lavoratori e le lavoratrici presenti hanno poi chiesto a gran voce un tavolo di trattativa che cestini definitivamente il piano di ENEL e ogni ipotesi di costruzione di nuove centrali turbogas e cominci invece a lavorare sulla vera transizione ecologica che prevede, oltre all’azzeramento delle emissioni, anche la creazione di filiere lavorative connesse alla produzione e alla manutenzione di componentistica legata dell’eolico e al fotovoltaico.

Questi sono i veri piani industriali al passo coi tempi di cui si dovrebbe parlare e che invece, in virtù della logica del profitto, si continuano ad ignorare sistematicamente in ogni contesto di discussione e trattativa.

Ci sarebbe poi il discorso fondamentale delle bonifiche e del recupero delle aree inquinate che, a differenza degli appalti legati alla cantieristica delle nuove turbogas, sarebbero anche garanzia di tantissimi posti di lavoro. È questa la decarbonizzazione di cui hanno bisogno i nostri territori, è questa la transizione ecologica che si dovrebbe portare avanti nel nostro Paese.

Altro che gas, ccs e grandi opere inutili.

29/01: Autorizzazione gasdotto sulmona

BENE IL RINVIO: ORA L’OBIETTIVO E’ CANCELLARE L’INTERO PROGETTO

Esprimiamo soddisfazione per il rinvio della riunione del 28 gennaio per l’autorizzazione del metanodotto Sulmona-Foligno, ma non vorremmo che il rinvio fosse dovuto solo alla crisi di governo in atto e ritrovarci tra pochi giorni allo stesso punto

Si tratta in ogni caso di un primo importante risultato.Ora la politica e le Istituzioni debbono porsi l’obiettivo della totale cancellazione di un’opera non solo inutile, ma dannosa per la stessa economia del nostro Paese, come hanno attestato anche l’ENI e l’Anigas.

Il progetto del metanodotto Sulmona-Foligno non potrà essere riportato all’esame degli Enti coinvolti nel procedimento autorizzativo se prima non verrà effettuato lo specifico studio da parte dell’INGV sulla sismicità del tracciato, come da impegno assunto espressamente dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Va rimessa in discussione l’intera Linea Adriatica, non solo il metanodotto, ma anche la centrale di compressione, infrastruttura connessa al metanodotto come riconosciuto dalla stessa Snam nella documentazione acclusa per la convocazione ora rinviata.

Va ricordato che all’autorizzazione della centrale si è arrivati attraverso una serie di inaudite forzature come l’arbitraria suddivisione dell’iter in due distinte procedure (una per la centrale e una per il metanodotto) richiesta dalla Snam con una motivazione, del tutto inconsistente, legata alla necessità di costruire anticipatamente la centrale per lo stoccaggio di Fiume Treste (Cupello). Lo stoccaggio di Fiume Treste ha svolto bene la sua funzione quando il consumo di gas in Italia era molto più elevato di quello odierno e non c’è bisogno di nessuna altra centrale, visto che non si tornerà più, secondo le previsioni della stessa Snam, al picco di consumi del 2005 (86 mld. di mc.).Le forze politiche e le Istituzioni devono richiedere con molta determinazione che l’intera opera (metanodotto e centrale) venga sottoposta ad una nuova valutazione di impatto ambientale alla luce dei tanti elementi nuovi emersi rispetto a dieci anni fa: l’impegno dell’Italia e dell’Europa per l’abbandono delle fonti energetiche fossili in applicazione degli accordi di Parigi; l’accertata frequentazione, sia come corridoio faunistico che come sito di alimentazione, dell’area della centrale da parte dell’orso bruno marsicano; la estrema fragilità dell’ Appennino confermata dal tragico ripetersi di terremoti devastanti;

E’ imprescindibile, inoltre, sottoporre l’intero progetto ad una analisi costi/benefici. E’ infatti evidente che, se da un lato l’opera non comporta nessun beneficio per l’Italia, dall’altro i costi saranno altissimi: non solo quelli per realizzare le due infrastrutture (1,9 miliardi di euro), ma anche tutti gli altri costi che ricadranno sui cittadini, ovverossia dall’immotivato aumento delle bollette del gas, ai danni al turismo, all’agricoltura e all’economia locale, ai rischi per la sicurezza e la salute pubblica.

Occorre perciò, non solo tenere alta l’attenzione, ma intensificare la mobilitazione che il nostro territorio e quelli dell’Appennino centrale, da oltre 16 anni, stanno conducendo per mettere la parola fine a questa inqualificabile aggressione da parte di poteri economici e finanziari finalizzata al puro profitto.

Coordinamento No Hub del Gas

27/01: phase out carbone

La transizione ecologica in questo Paese? Una grande presa per il culo…Phase-out carbone, brutte notizie da La Spezia e dal Mise.ù

Dal Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) arriva un inaspettato NO alla dismissione dell’impianto a carbone ligure previsto per il 2021. Nel dicembre del 2019 la Camera dei deputati aveva approvato all’unanimità un ordine del giorno, accolto poi dal Governo, con il quale si chiedeva di chiudere l’impianto nel 2021. Secondo Terna e Mise però, tale prospettiva non pare affatto compatibile con le esigenze di sicurezza del sistema energetico nazionale il quale, ad oggi, non sembrerebbe pronto a garantire nessuna reale uscita dal carbone.

La direzione generale del Mise, con un atto ufficiale, ha quindi inceppato il processo di decarbonizzazione dell’impianto spezzino il quale, al pari di quello di altre città, non dovrebbe essere dismesso senza che siano autorizzate rapidamente nuove centrali a gas sostitutive. La notizia ha ovviamente scatenato un vespaio di polemiche politiche. Paolo Arrigoni, responsabile del dipartimento energia della Lega getta la maschera e, nel provinciale tentativo di provocare i partiti di maggioranza, critica il governo che, a suo dire, prova ad “accelerare la transizione energetica, con un maggior taglio della CO2 al 2030, con la maggiore penetrazione delle rinnovabili, ma senza tener conto dei processi, dei tempi e dei vincoli che occorrono per raggiungere determinati risultati.

La realtà – ha aggiunto- prevale alle loro utopie visionarie: occorre garantire sicurezza e funzionalità del sistema elettrico nazionale”. Così, mentre l’obiettivo del maggior partito di opposizione sembra esclusivamente quello di combattere utopie visionarie, la compagine governativa non ha ancora mosso un dito contro i progetti delle nuove centrali a gas e, addirittura, prolassa su se stessa bloccando la chiusura del sito a carbone di La Spezia. In tutto questo sembra proprio che la politica italiana ignori sistematicamente ciò che sta accadendo oggi nel resto d’Europa e pare inoltre totalmente insensibile rispetto all’enorme occasione che il Next Generation Eu offre al nostro Paese.

Mai un’azione concreta per superare i così detti limiti strutturali della rete; nessun riferimento alla delocalizzazione della produzione energetica, ai progetti off grid, agli accumuli, all’idrogeno verde.

La classe dirigente italiana, in tutte le sue forme e sfaccettature, non guarda al futuro e anzi sembra vivere in un eterno torpore preistorico. Ed è proprio in questo contesto che al di là delle correzioni che qualcuno sta già proponendo, lo scivolone di La Spezia risuona proprio come un enorme ricatto: o si autorizzano subito le nuove centrali turbogas oppure addio decarbonizzazione.