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Azioni e adesioni della nostra Campagna

No Nucleare nella tassonomia green

Oggi, 6 agosto, anniversario della bomba su Hiroshima, come Ostuni Climate Camp siamo a Penna Grossa, Torre Guaceto, riserva naturale a nord di Brindisi, dove negli anni ’80 i governi di allora avevano deciso di costruire una centrale nucleare.

. Oggi, nella tassonomia green europea, appoggiata dal governo Draghi dimissionario, si vuole reintrodurre il nucleare, anzi, addirittura farlo passare per green.

#NucleareNoGrazie #NoTassonomia #OstuniClimateCamp #FuoridalFossile

No al raddoppio del gasdotto TAP

Ho pianto lacrime amare, lacrime di sale, lacrime di sangue,

l’ho fatto per amore,

urlando il canto di libertà.

Contro la #tap e la sua violenza ora e sempre #resistenza

Manifestazione alla Masseria del Capitano, Melendugno, contro l’inserimento del gas nella tassonomia europea, organizzata insieme al Movimento No TAP di Melendugno.

Sit in Leonardo SPA Brindisi

Azione presso la Leonardo SPA ex Augusta di Brindisi contro la fabbrica di armi per le nuove commesse di elicotteri per Turchia, Qatar e Cina.

Proprio oggi il Governo dimissionario di Mario Draghi ha presentato la relazione analitica al Parlamento sciolto anticipatamente, di prorogare le missioni militari internazionali già in corso, soprattutto in Qatar e Mozambico “per la sicurezza dei nostri approvvigionamenti di fonti fossili”.

#OstuniClimateCamp

INDAGINE “ORO NERO” PRESSO LA RAFFINERIA “API” S.P.A.: 18 PERSONE DENUNCIATE PER DISASTRO AMBIENTALE ED ALTRI REATI

Oggi gran parte delle testate giornalistiche aprono con la prima pagina della chiusura delle indagini preliminari “Oro nero”, partite dopo le centinaia di denunce dei cittadini a seguito dell’incidente del lontano aprile 2018…sarebbero tante le cose da dire e le valutazioni da fare per ora ci sembra importante restare ai fatti per come vengono descritti dal nucleo operativo ecologico di Ancona

INDAGINE “ORO NERO” PRESSO LA RAFFINERIA “API” S.P.A.: 18 PERSONE DENUNCIATE PER DISASTRO AMBIENTALE ED ALTRI REATI CONCERNENTI LA NORMATIVA AMBIENTALE E QUELLA SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Ancona hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (art. 415 bis c.p.p.) emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona nell’ambito del procedimento nr. 2654/18 R.G.N.R.

Agli indagati sono contestati vari reati in materia ambientale, e segnatamente il disastro ambientale, la gestione illecita di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, il getto pericoloso di cose, lesioni personali a carico di numerosi cittadini. Sono inoltre stati contestati delitti contro la pubblica amministrazione, la violazione della normativa sulla gestione degli impianti a rischio di incidente rilevante e la responsabilità amministrativa degli enti nei confronti della società API RAFFINERIA S.p.a.

Le indagini, condotte dal NOE di Ancona e coordinate dalla Procura dorica, hanno avuto origine a seguito all’evento incidentale del 11 aprile 2018, data in cui si verificò l’inclinazione del tetto galleggiante di un serbatoio situato all’interno del polo petrolifero di proprietà della soc. “API RAFFINERIA DI ANCONA” S.p.A. In particolare, l’evento riguardò uno dei serbatoi più grandi d’Europa per una capacità di portata pari a 160.000 metri cubi di petrolio greggio, provocando la fuoriuscita di una nuvola di gas idrocarburici e la conseguente percezione di forti e prolungati miasmi da parte della popolazione della zona, oltre al serio pericolo per la sicurezza derivante dal rischio di esplosioni.

La conseguente attività d’indagine, espletata con il contributo di consulenti tecnici incaricati dalla Procura, nonché attraverso una molteplicità di strumenti investigativi (sopralluoghi e campionamenti analitici, osservazioni dirette, escussione a s.i.t. di persone informate sui fatti, consulenze in campo ambientale, acquisizione ed analisi di copiosa mole documentale ecc.) ha permesso di ricostruire le modalità gestionali dello stabilimento di proprietà della società “API RAFFINERIA DI ANCONA” S.p.A, caratterizzate da ripetute violazioni, sia delle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi, sia degli stessi dettami sanciti dalla specifica normativa di settore.

Le indagini espletate hanno fatto emergere gravi carenze strutturali negli impianti, con diffusione incontrollata e prolungata nell’ecosistema di inquinanti pericolosi per l’ambiente e per l’uomo.

Nel territorio di Falconara M.ma (già in parte censito nell’elenco dei Siti di Interesse Nazionale – S.I.N. – per le bonifiche) si è registrato, infatti, un significativo inquinamento ambientale causato dalle attività della Raffineria che, pur operando sulla scorta dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) n. 171 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare rilasciata in data 11.05.20182, ne ha violato le prescrizioni ed i limiti di emissione con riferimento alle emissioni in atmosfera, agli scarichi idrici, ai rifiuti, alla gestione dei malfunzionamenti e degli eventi incidentali.

In particolare l’ipotesi di cui all’art. 452 quater comma 2 del codice penale, che prevede il reato di “disastro ambientale”, è stata contestata in riferimento alla grave compromissione della matrice suolo e sottosuolo, della qualità dell’aria delle zone limitrofe all’impianto petrolchimico falconarese, delle acque superficiali e delle acque sotterranee presso le quali è stata più volte riscontrata la presenza di reflui industriali contenenti Idrocarburi.

L’ inquinamento e la perdurante dispersione di prodotti nel suolo, sottosuolo, nelle acque sono stati principalmente provocati dallo stato di deterioramento degli impianti e dalle gravi carenze riscontrate nell’ ispezione e manutenzione di vari serbatoi, di rilevanti dimensioni, nonché degli impianti di trattamento delle acque di scarico (T.A.S.), di trattamento delle acque di falda (T.A.F.) e della rete fognaria oleosa della Raffineria API, si è, inoltre, riscontrata l’omessa comunicazione da parte della società degli eventi incidentali (tra cui proprio quello accaduto in data 11 aprile 2018).

La compromissione della qualità dell’aria delle zone limitrofe all’impianto petrolchimico falconarese stata invece provocata dalle ripetute emissioni in atmosfera di gas derivanti dalla lavorazione degli idrocarburi.

Nella fattispecie, le immissioni sono state cagionate dal rilascio in atmosfera di composti gassosi quali Ossidi e Biossidi di Azoto ed Anidride Solforosa a sua volta provocato dalla combustione di G.P.L. (gas petrolio liquefatto) “fuori specifica”. Tale gas, non essendo commercializzabile in considerazione dell’alto tenore di zolfo e del residuo all’evaporazione, è stato in più giornate, a partire dalla data del 20.05.2020, bruciato nella torcia idrocarburica della Raffineria API, al solo scopo di disfarsene.

La contestazione degli organi inquirenti è che tali condotte siano sorrette dalla volontà di risparmiare gli ingenti costi per l’ispezione, la manutenzione e l’adeguamento degli impianti in questione (solo la bonifica di uno dei serbatoi oggetto delle indagini avrebbe infatti comportato un esborso pari ad oltre 2 mln di euro, mentre lo smaltimento dei rifiuti liquidi costituiti dalle acque di processo avrebbe comportato dei costi di almeno 8 milioni di euro all’anno) e allo stesso tempo di non compromettere l’attività produttiva, rallentando i processi di lavorazione che, in caso di esecuzione delle dovute opere di ispezione e manutenzione, avrebbero subito una inevitabile riduzione.

Violazioni in materia ambientale sono state contestate anche dall’ I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che, durante l’attività di controllo ordinario condotta annualmente, ha accertato violazioni concernenti la gestione illecita delle c.d. “acque di processo” costituite da reflui oleosi che, una volta drenati dai serbatoi di stoccaggio del greggio, venivano fatte affluire verso l’impianto di Trattamento delle Acque di Scarico (T.A.S.) previo passaggio attraverso un sistema di collegamento dei reflui non completamente stabile. Per tale ragione l’ I.S.P.R.A. ha ritenuto che il suddetto assetto impiantistico non fosse regolare in quanto rientrante nell’ambito della normativa sulla gestione dei rifiuti e che, come tali, fossero da classificare i citati reflui oleosi.

A seguito delle indagini sono inoltre stati contestati reati contro la pubblica amministrazione, segnatamente i reati di abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio e istigazione alla corruzione, da parte di un pubblico ufficiale al vertice dell’organo tecnico deputato al controllo.

https://m.cronacheancona.it/…/disastro…/379141/…

https://etvmarche.it/…/raffineria-indagine-chiusa…/

https://www.anconatoday.it/…/api-raffineria-indagine…

https://www.corriereadriatico.it/…/raffineria_api…

https://www.youtvrs.it/incidente-alla-raffineria-18…/…

No ai rigassificatori: nasce la rete nazionale

Nasce  una rete nazionale per contrastare la loro realizzazione e il dominio del sistema fossile. Solidarietà alla lotta di Piombino.

La sera di mercoledi 13 luglio 2022, per iniziativa del Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile”,  si sono incontrate numerose rappresentanze dei movimenti ambientalisti, provenienti dalle varie località coinvolte nei piani di insediamento di strutture di rigassificazione del  Gas Naturale Liquefatto (GNL). Erano presenti i comitati territoriali di Ravenna, Piombino,  Brindisi, della Sardegna, della Sicilia, nonché esponenti di associazioni e reti ambientaliste regionali e nazionali. Si sono presi in esame i diversi aspetti del problema e si sono evidenziati gli interessi comuni dei diversi territori.

Ne è nata la decisione di costruire una rete nazionale finalizzata al contrasto delle politiche di rafforzamento ed espansione del sistema estrattivista basato sulle fonti fossili, con particolare riferimento alla filiera del Gas Naturale Liquefatto.

Il GNL non costituisce affatto, come da molte parti si vuole sostenere, uno strumento per l’indipendenza energetica o per abbassare i costi delle bollette che colpiscono la cittadinanza, e tanto meno una scelta orientata alla transizione ecologica. Il GNL proviene in gran parte da estrazioni effettuate con le tecniche di fracking, assolutamente devastanti per l’ambiente delle zone di provenienza, richiedenti enormi quantità di energia e di acqua, viene liquefatto tramite un processo di estrema refrigerazione, con ulteriore dispendio di energia, poi trasportato in viaggi di migliaia di chilometri su grandi navi gasiere, che poi dovranno ritornare, vuote, ai porti di provenienza, quindi con ulteriori consumi di enormi quantità di carburanti fossili.

Il processo di rigassificazione, dal canto suo,  comporta il riscaldamento del gas liquefatto e l’aggiunta di cospicue quantità di cloro, e conseguenti danni per l’ambiente marino e per tutte le attività che da esso traggono sostentamento.

Inoltre,  l’aspetto che maggiormente deve preoccupare è quello della sicurezza nelle zone in cui i rigassificatori verranno posizionati. I pericoli di esplosioni, di fughe di gas, di incidenti alle navi gasiere, e la conseguente necessità di prevedere vaste zone di interdizione (per altro non sempre concretamente realizzabili) attorno alle strutture, incideranno negativamente  sull’ambiente e  la vita sociale ed economica di interi territori.

Ieri sera si è svolta a Portoscuso una importante manifestazione contro un mega rigassificatore a Porto Vesme. Oggi si sta svolgendo a Piombino, dalle 9.30, una importante manifestazione per ribadire il no dei piombinesi al rigassificatore nel porto di Piombino.

La Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile è solidale, come tutte le realtà che aderiscono alla Rete Nazionale. La lotta di uno è la lotta di tutti, perché dalla vittoria di uno discenderà la vittoria per tutti.

E questa estate ci vediamo dal 30/7 all’ 8/8 nel Climate Camp di Ostuni a cui vi invitiamo a partecipare direttamente, e per chi non può di attivarsi da remoto per apportare tutti i contributi possibili ai confronti previsti ogni serata, a partire da quelli su clima-energia-ambiente, crisi e risposta politica, guerra in Ucraina e “il placet ad Erdogan di liquidare il Rojava”.

Per il Clima Fuori dal Fossile

Blitz del Ministro CingolEni a Ravenna

Una presenza provocatoria e inattesa sabato 12 Marzo, a Ravenna. Il Ministro della Finzione ecologica Cingolani è stato avvistato in Piazza del Popolo, seduto alla sua nuova scrivania. Ebbene sì, la campagna nazionale Per il clima fuori dal Fossile ha individuato per Cingolani la migliore collocazione per poter lavorare a stretto contatto con chi determina la sua agenda. Direttamente a Ravenna, dove Eni ha il suo quartier generale.
Una manifestazione quella di ieri per ribadire la critica verso questo governo e contro un ministro esclusivamente deferente verso gli interessi delle multinazionali di settore, che consente loro di determinare la politica energetica nazionale e di partecipare addirittura alle trattative in politica estera.

Presenti movimenti di Veneto, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, del Molise e di Civitavecchia.

A Ravenna, in Piazza del Popolo, più di 300 persone, in rappresentanza di varie realtà territoriali da tutta Italia, hanno manifestato per mettere in chiaro che non è la guerra in sé responsabile dell’aumento del prezzo del gas, che il rincaro delle bollette ha origini ben diverse da quelle dichiarate dalle compagnie, che il problema non si risolverà aprendo nuovi pozzi petroliferi, né sfruttando al massimo quelli esistenti o rimettendo in funzione il carbone.
Per ribadire che questa crisi, piuttosto, dipende dall’inerzia dei governi che si sono succeduti finora, che non hanno saputo o voluto programmare, né tantomeno attuare, la trasformazione del comparto energetico e produttivo in funzione delle esigenze della cittadinanza, con la conseguenza di aver creato anche un grande vuoto occupazionale. Non sono credibili i politici che solo oggi sembrano accorgersi della fragilità del nostro sistema di approvvigionamenti e cercano di correre ai ripari in modo improvvisato, minando fatalmente la reale transizione energetica. Se avessero agito tempestivamente, attuando tutte le misure indicate fin dalle prime conferenze sul clima, avrebbero investito nelle rinnovabili e non ci troveremmo oggi così fortemente dipendenti dall’estero e così preoccupati per la stabilità energetica del paese.Per questo siamo stati a Ravenna, sede di una delle maggiori multinazionali dell’oil&gas, per riaffermare che i territori non sono d’accordo con la politica governativa, che consente alle aziende, grazie ad uno stato di emergenza ormai permanente, di causare danni sui territori, cambiamenti climatici a livello globale e perpetrare le ingiustizie sociali di cui sono sempre state protagoniste in tutti gli angoli del pianeta.

Non solo ci si oppone ai 20 miliardi all’anno regalati al settore fossile ma si avanzano proposte concrete per una gestione energetica democratica, partecipata e da fonti pulite, sempre respinte, nonostante il loro largo consenso popolare e l’avallo di scienziati e giuristi.
Siamo stati ancora una volta in piazza per dire Per il Clima Fuori dal Fossile!

La nostra Campagna firmataria dell’istanza al PCN dell’OCSE contro ENI.

IL #GREENWASHING DI ENI È L’ULTIMA GOCCIA.

Il piano industriale di #ENI è disastroso per il clima. Per questo, insieme ai colleghi Michele Carducci e Veronica Dini abbiamo redatto, per conto di un gruppo di associazioni e movimenti, una istanza al Punto di Contatto Nazionale dell’#OCSE per denunciare l’inadeguatezza del piano industriale di #ENI rispetto agli impegni internazionali contro l’#emergenzaclimatica.

Cosa contestiamo a ENI?

– un piano strategico che non prevede un sufficiente taglio delle #emissioni nei prossimi anni ma anzi, di aumentare ancora la quantità di petrolio e gas estratto;

– la mancanza di una valutazione di impatto climatico delle attività d’impresa;

– l’assenza di informazioni trasparenti e adeguate e di un piano di prevenzione e mitigazione dei rischi.

La multinazionale petrolifera, principale inquinatore italiano, 30° emettitore mondiale, che ha lo Stato italiano come azionista di maggioranza, ha il dovere di contribuire alla battaglia contro il caos climatico!

PEOPLE and PLANET before PROFITS!

#emergenzaclimatica#climatejustice#nooil

Campagna Per il clima Fuori dal fossile, A Sud Onlus, Rete legalità per il clima, Forum Ambientalista, Generazioni Future, Soc. Coop. di mutuo soccorso ecologico, Fridays For Future Italia, Extinction Rebellion Italia ,EmergenzaClimatica.it, Europa Verde – Verdi Greens/EFA in the European Parliament, Diritto Diretto…

60 associazioni a Cingolani evitiamo che l’energia nucleare di fissione e il gas fossile vengano etichettati come verdi nella UE.

  1. Il Ministro Cingolani non vuole proprio ascoltare i cittadini: malgrado due referendum vinti contro il nucleare in Italia e l’IPCC abbia indicato il metano come principale causa antropica del surriscaldamento globale, questa Italia guidata da Cingolani ha chiesto che nucleare e gas siano inclusi nella tassonomia “green” della UE, cioè meritevoli di finanziamenti europei e nazionali, in nome del “New Green Deal”.
  2. La Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile  con molte associazioni salentine, aveva organizzato una manifestazione sotto il MITE il 9 ottobre scorso per incontrare il Ministro e parlare proprio di questi temi e, a inizio dicembre, aveva inviato insieme all’ONG tedesca Urgewald e la ONG francese Reclaim Finance una open letter a Cingolani, firmata da oltre 60 associazioni, ONG e movimenti italiani e salentini, per chiedere di non includere il nucleare e il gas nella tassonomia green. La stessa lettera era stata inviata da oltre 100 ONG anche a Olaf Scholz, nuovo cancelliere tedesco, che ha recepito l’appello, proponendo un programma tedesco di Green New Deal molto più coraggioso.
  1. Invece il Ministro Cingolani ha appoggiato nella UE la linea francese, opposta a quella tedesca, austriaca e danese, con l’aggravante che l’Italia non produce e vende impianti nucleari e che Cingolani non rappresenta l’opinione del Popolo Italiano, che in ben due referendum ha bocciato ogni sviluppo del nucleare.
  2. Chi ha rappresentato dunque Cingolani all’UE? Non certo i cittadini italiani…
  3. Basta con le decisioni personali di questo Governo. Abbiamo il diritto alla consultazione pubblica su tutti i piani e progetti del Governo, compresi i progetti del PnRR energetici di cui non sappiamo ancora niente. Due terzi di questi fondi sono debiti che noi cittadini e i nostri figli dovranno restituire all’Europa. Non sprechiamo questi fondi in nucleare e investimenti fossili.

#PerilClimaFuoridalFossile

Ecco la Open Letter:

A Roberto Cingolani

Ministro della Transizione Ecologica

Roma, Italia

Lettera aperta

Salviamo il Green New Deal: agiamo per evitare che l’energia nucleare di fissione e il gas fossile vengano etichettati come verdi.

Egregio Ministro

Siamo estremamente preoccupati per l’annuncio del presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di etichettare probabilmente sia l’energia nucleare che il gas fossile come “sostenibili” nel contesto della tassonomia dell’UE. Secondo le notizie dei media nazionali, è stata l’assenza di una forte voce italiana contro il nucleare nel Consiglio europeo del 21/22 ottobre che ha contribuito direttamente a questa decisione. Nel suo ruolo di attuale Ministro della Transizione Ecologica, La invitiamo a confermare in modo rapido e deciso il veto italiano contro l’etichettatura del nucleare come una forma di energia sostenibile e sottolineare che il tentativo della Commissione di plasmare questa discussione durante la Cop26 sull’emergenza climatica non è accettabile.

Il regolamento sulla tassonomia dell’UE ha lo scopo di fornire linee guida per i necessari investimenti orientati al futuro per la transizione ecologica dell’Europa. L’energia nucleare, tuttavia, è insostenibile a causa dei gravi rischi per la sicurezza, dell’inquinamento ambientale e del problema delle scorie ancora irrisolto. Il gas fossile emette grandi quantità di gas serra dannosi per il clima in particolare il metano (methane leakage), lungo la sua catena di estrazione e trasporto. Garantire al nucleare e al gas fossile l’etichetta di sostenibilità minerebbe gli obiettivi climatici dell’UE, distoglierebbe gli investimenti tanto necessari nella transizione verde e metterebbe a repentaglio la credibilità dell’intero Green Deal europeo.

L’Italia ha abrogato col referendum di giugno 2011 il nucleare, in cui il  quesito viene validamente approvato con un quorum di circa il 54% di votanti e una maggioranza di oltre il 94%, il programma italiano nucleare. Una volta per tutte. E abbiamo ancora il problema aperto delle scorie nucleari di allora.

Le ONG e associazioni italiane e di tutta Europa le chiedono di prendere una posizione altrettanto chiara contro l’energia nucleare ma anche contro il gas fossile a livello europeo.

E ricordiamo che, in attuazione degli standard di tutela loro riconosciuti dai Trattati europei e internazionali (in particolare dagli artt. 3 n. 3 e 6 dell’UNFCCC), oltre che dalla Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali e i diritti umani universalmente riconosciuti, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con Risoluzione 53/144, 8 marzo 1999, e dalle Linee guida sulla Protezione dei Difensori dei Diritti Umani dell’OSCE, nello specifico riferimento alla tutela del diritto alla informazione ambientale e climatica (già riconosciuto dalla Convenzione di Aarhus e dai Reg. UE 1367/2006 e 347/2013) e all’accesso alle fonti a base di dichiarazioni e impegni pubblici resi da organi e rappresentati delle istituzioni, in nome del diritto all’informazione e del diritto umano al clima come riconosciuto da Convenzioni e Accordi internazionali, dall’Accordo di Parigi del 2015 e tematizzato nei contenuti da Agenzie e Istituzioni dell’ONU, in adempimento anche del Considerando n. 45 del Regolamento UE 2018/1999 noi, stakeholders, abbiamo il diritto alla consultazione pubblica su tutti i piani e progetti del Governo, compresi i progetti del PnRR di cui non sappiamo ancora niente. Due terzi di questi fondi sono debiti che noi cittadini e i nostri figli dovranno restituire all’Europa. Non sprechiamo questi fondi in nucleare e investimenti fossili.

Cordiali saluti,

Campagna “Per il Clima fuori dal Fossile”, Italy

Urgewald, Germany

Movimento No TAP/SNAM di Brindisi, Italy

Redazione di emergenzaclimatica.it, Italy

Associazione A Sud, Italy

Parents For Future, Italy

Associazione Tarantula Rubra, Italy

No Compostaggio Erchie, Italy

Altro Modo Flegreo Pozzuoli, Italy

Associazione CDCA Abruzzo, Italy

Fair, Italy

Forum Ambientalista, Italy

Wilpf Italia (Women’s International League for Peace and Freedom), Italy

I Gabbiani Parco Costa Ripagnola, Italy

Fridays For Future Civitavecchia, Italy

Associazione Follereau Italiana Dirittiamoci, Italy

Comitato Foresta Foresta, Italy

Collettivo No al Fossile Civitavecchia, Italy

PFAS-Land Veneto, Italy

CETRI-TIRES Third Industrial Revolution European Society, Europe

Comitato SOLE Civitavecchia, Italy

Zero Waste Reggio Emilia e Val d’Elsa, Italy

Campi Aperti per la Sovranità Alimentare Bologna, Italy

WWF Forlì Cesena, Italy

TerraBlu, Italy

Rete “Legalità per il clima”, Europe

Coordinamento ravennate “Fuori dal Fossile”, Italy

Associazione Ambiente & Salute Riccione (Rn)- Italy

Associazione di promozione sociale Verdesalis Nardò (LE), Italy

Comitati Cittadini per l’Ambiente – Sulmona – (AQ) – Italy

Comitato per la Trasformazione Ecologica Brindisi, Italy
Fisica e Società, Italy

Rete delle Associazioni di Civitavecchia, Italy

Comitato Mi Rifiuto Civitavecchia, Italy

Associazione Città Futura Civitavecchia, Italy

Comitato DNT Carpignano Sesia ( No ), Italy

Coordinamento No Gasdotto SNAM Italia -Italy.

Coordinamento No Devastazioni Territoriali Italia-Italy

Associazione Spazio Solidale Civitavecchia, Italy

Associazione “Il Paese che vorrei”, Santa Marinella, Italy

Coordinamento No Hub del Gas Abruzzo, Italy

Trivelle Zero Marche, Italy

Trivelle Zero Molise, Italy

Coordinamento nazionale No Triv, Italy

Associazione ScuolAmbiente, Cervetri, Italy

Associazione Visit Ginosa&Marina – Ginosa (Ta) – Italia

Forum Ambiente e Salute Lecce, Italy

Reclaim Finance, France

Coordinamento provinciale per il Parco  regionale Terra delle gravine, Italy
Associazione Bianca Guidetti Serra, Italy

Associazione Falkatraz, Italy

Partito della Rifondazione Comunista Marche, Italy

Fridays for Future Ancona, Italy

Fridays for Future Urbino, Italy

Ya Basta! Marche, Italy

Ondaverde Falconara Marittima ODV, Italy

20/11: Presidio davanti alla Falconara API

Siamo al lavoro per questo duplice evento che rimette le #Marche al centro, ben calata nelle contraddizioni del presente.

Invitiamo tutti ad esserci #perilClimafuoridalFossile.

Presidio sabato 20 ore 15.30 : https://fb.me/e/1UWtdpO0l

Assemblea nazionale domenica 21 dalle 10 alle 18 al Fablab Falconara.

Una due giorni 20 e 21 novembre all’insegna della mobilitazione della partecipazione attiva e del dibattito, nelle Marche a Falconara Marittima (Ancona)Per il clima Fuori dal fossile 3.0, dal 2019 ad oggi, in Assemblea Generale. Siamo una storia che scriviamo ogni giorno, uno spazio attivo di connessioni e relazioni, un luogo di partecipazione, elaborazione e azione, animato da comitati territoriali, giovani generazioni di attivisti per la giustizia climatica, esperienze storiche dell’ambientalismo insieme a nuove realtà di partecipazione attiva.

Per questo ci siamo riconosciuti come una CAMPAGNA NAZIONALE, quale misura di un percorso comune che salvaguarda le rispettive autonomie e le concentra verso obiettivi comuni: la messa in questione del sistema e del modo di produzione causa dell’attuale crisi ecologica economica pandemica epocale, e per questo FUORI DAL FOSSILE; ma anche PER IL CLIMA , nel prefigurare una giusta e diversa transizione ecologica che verta sul protagonismo dei movimenti per la giustizia sociale e climatica e di quelli insorgenti che rivendicano nuovi diritti e garanzie sul terreno del lavoro.

Oltre tre anni fa, agli inizi del 2019, abbiamo immaginato questa sfida, abbiamo seminato delle proposte, che poi hanno attraversato le mobilitazioni di marzo con la grande manifestazione di Roma per il clima e contro le grandi opere inutili e con l’insorgenza dei global climate strikes degli fff. Successivamente abbiamo resistito e continuato le mobilitazioni nel pieno della pandemia e nell’era del lockdown e dello stato di emergenza. Ora sullo slancio di questa nuova fase di protagonismo dei movimenti avvertiamo la necessità di interrogarci sulle nuove prospettive, sui percorsi in grado di misurarsi con il contesto attuale e di mantenere sempre aperta la Campagna a nuovi compagn* di viaggio, sulle modalità attraverso cui è possibile rinforzare e sviluppare i nostri strumenti organizzativi.

https://fb.me/e/1ghmo792D

IL FUTURO E’ NOSTRO, RIPRENDIAMOCELO

In occasione dell’assemblea generale della Campagna nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile che si terrà domenica 21 novembre dalle ore 10 alle 18.30, presso FabLab Officine idea project (Falconara Marittima via del commercio 4) invitiamo tutt* a partecipare al presidio di protesta davanti alla Raffineria Api, sabato 20 novembre dalle ore 15.30.E’ tempo di rilanciare le mobilitazioni nei territori, sulla scia delle manifestazioni contro la Cop26 di Glasgow, contro l’oscurantismo e l’immobilismo dominanti nelle Marche sulle questioni ambientali, serve passare dalle segnalazioni sulla app odornet e dalle lamentele sui social, alla partecipazione attiva e pratica, qui ed ora.

PER LA TRANSIZIONE ECOLOGICA E LA GIUSTIZIA CLIMATICA NELLE MARCHE

Questa proposta di una piattaforma regionale maturata all’interno del percorso verso e oltre la manifestazione davanti al Ministero della Finzione Ecologica di Cingolani del 9 ottobre scorso, vuole essere tutt’altro che un punto fermo o di arrivo, ma un segnale di partenza, di ricomposizione, uno stimolo alla discussione che alimenti una nuova e diversa modalità di relazione nel panorama dei movimenti ecologisti ambientalisti e per la giustizia climatica e non solo.
Una piattaforma che resti aperta alle tante ferite immanenti al nostro territorio, ai tanti punti di resistenza localizzati che intendano mettere in comune le loro esperienze.

-Incentivo alle energie rinnovabili, verso nuove comunità energetiche: Gli smisurati aumenti del costo dell’energia e dei generi alimentari primari che si sono verificati a più riprese, dalla scorsa estate ad oggi, attestano come il capitalismo estrattivista non sia più sostenibile.
La pretesa decarbonizzazione attraverso il gas con la pioggia di finanziamenti pubblici verso nuovi gasdotti intercontinentali e centrali turbogas non risolve, anzi si presta alle speculazioni sui prezzi delle materie prime. Egualmente la siccità dovuta alla crisi climatica nei paesi maggior esportatori di grano, sta determinando un continuo gioco al rialzo nei beni di prima necessità che colpiscono in forma indiretta soprattutto le classi popolari, altro che radicalchic.
E’ necessario rimettere in discussione per intero il modo di produzione, a partire dal modello energetico.
Oltre l’uso delle energie rinnovabili e pulite, che ad oggi possono garantire un aumento occupazionale superiore al mercato delle fonti fossili, è possibile emanciparsi dal paradigma di sistema novecentesco delle grandi concentrazioni produttive monopolistiche, in luogo della microgenerazione di un’economia stanziale, di prossimità, diffusa sul territorio e sempre più autonoma.
I grandi investimenti pubblici come il PNRR vanno orientati verso una politica urbanistica ed edilizia, pubblica e privata, residenziale e non, che guardi ai nuovi mercati della bioedilizia e bioarchitettura, ed una viabilità ridisegnata secondo la mobilità sostenibile, alla modernizzazione della rete elettrica, alla riduzione delle dispersioni, alle filiere corte energetiche, come le sempre più diffuse comunità energetiche.
Per comunità energetica rinnovabile (Cer) si intende un soggetto giuridico autonomo, costituito senza fini di lucro e in modo aperto e volontario da persone fisiche, condomini, comuni, piccole e medie imprese, titolari di attività commerciali situati in aree limitrofe, che decidono di realizzare impianti per la produzione e la condivisione di energia da fonti rinnovabili, quale soggetto di autoconsumo collettivo, anche eventualmente accumulandola o scambiandola sul mercato.

-Bonifica area Sin (sito di interesse nazionale da bonificare) di Falconara e Provincia di Ancona e degli altri Sin marchigiani: Le operazioni di bonifica possono costituire un nuovo volano per lo sviluppo di un’economia di prossimità e incentrata sulla qualità della vita e la cura del territorio dalle potenzialità enormi, con il rilancio di aree dismesse verso nuovi orizzonti produttivi e occupazionali, e per le sue conseguenze in termini ambientali e sanitari.
Oltre ad essere un intervento necessario per salvaguardare un ecosistema gravemente contaminato nel sottosuolo e nelle falde acquifere.
E’ inaccettabile come le risorse già assegnate, del valore pari a 3.272.727 euro, con Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare n. 308 del 28 novembre 2006, e dopo la successiva stipula dell’Accordo di programma quadro tra Ministero competente Regione Marche e Comune di Falconara Marittima, siano ancora bloccate, da oltre 13 anni.
E’ sconcertante come in questo lungo lasso di tempo chi di dovere non abbia prodotto gli studi di fattibilità, progettazione e integrazioni varie richieste nell’accordo di programma per dare esecuzione alla bonifica.
Allo stesso modo vanno garantite le bonifiche di quelle aree private inquinate sotto la responsabilità del privato stesso.
Oltre al Sin di Falconara che insiste su tutta la Provincia di Ancona non va dimenticato quello del Basso bacino del fiume del Chienti che riguarda Civitanova Marche e Porto Sant’Elpidio.

-Dismissione della Raffineria Api e della filiera del fossile: L’Anonima Petroli Italiana è ad oggi uno dei maggiori gruppi privati a livello nazionale nel settore energetico che copre l’intera filiera dell’economia fossile.
Il suo fatturato netto è di quasi 7 miliardi di euro, l’utile di oltre 63 milioni.
Non si tratta più della piccola raffineria di provincia cresciuta nel boom del patto fordista repubblicano, ma di una autentica multiutility dell’economia fossile, che unisce i tratti del capitalismo familistico tradizionale con quelli tipici delle rapacità multinazionali.
La raffineria Api, cresciuta dentro la Città di Falconara e alle porte del Capoluogo anconetano, dal boom economico degli anni 50 fino ad oggi, rappresenta ora l’emblema della crisi ecologica ed economica attuale: oltre ogni forma passata di redistribuzione economica della ricchezza prodotta da fonti fossili, oggi questo sistema espropria e estrae ricchezza per pochi e redistribuisce ai molti gli effetti sempre meno collaterali, fatti di criticità sanitarie, ambientali, inquinamento del territorio, ergendosi in più a principale ostacolo verso ogni proposta di riconversione e uno sviluppo altro e green.
Nel corso dei decenni, attorno al petrolchimico è cresciuta una lunga filiera economica legata alle fonti fossili, lavorazione dei combustibili della raffineria e trattamento dei rifiuti speciali, che hanno contribuito al sensibili peggioramento delle condizioni ambientali e sanitarie.
Oggi urge una generale programmazione in direzione della dismissione di imprese inquinanti, conversione industriale e bonifica del territorio, a partire dal rigoroso rispetto di tutte le prescrizioni emesse in sede dell’ultimo rinnovo dell’AIA del 2018 e di quelle successive ed a una moratoria che neghi future autorizzazione ad altre imprese inquinanti sull’area ex AERCA (area ad alto rischio di crisi ambientale).-Moratoria per nuove trivellazioni a terra e a mare, sospensione delle Via approvate in favore delle piattaforme Eni tra Falconara ed Ancona, ridiscussione del Piano Aree Idonee

– PITESAI: Lo scorso aprile il Ministero della transizione ecologica di Cingolani ha approvato una decina di procedimenti di Via riguardanti nuove perforazioni e trivellazioni in tutto l’Adriatico, in attesa della definizione del Pitesai.
Tra queste, si acconsente anche alla perforazione di un nuovo pozzo Calipso 5 Dir, in una delle maggiori piattaforme Eni al largo dell’Adriatico, tra Falconara ed Ancona, area già cronicamente devastata in terra e a mare.
Il Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI) dovrebbe essere lo strumento normativo finalizzato alla definizione del quadro di riferimento, condiviso con le Regioni, le Province e gli Enti locali, per l’individuazione programmatica delle aree dove potrebbero essere consentite, oppure no, le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale.
Si intenderebbe valorizzare criteri quali la sostenibilità ambientale e socioeconomica delle diverse aree, marine e a terra, per ridurre ed annullare gli impatti derivanti dalle attività di esplorazione, perforazione ed estrazione e per accompagnare il processo di decarbonizzazione.
Nella sua ultima versione, recentemente approvata, il Pitesai rischia di essere del tutto stravolto: si consente procedure addirittura semplificate per concedere le autorizzazioni, e si dichiara idoneo il 42,5% dell’area terrestre e l’11% dell’area marina italiana.
Una concessione enorme da parte del governo Draghi-Cingolani, complice l’assenza di formali osservazioni in occasione della consultazione pubblica dello scorso settembre della Regione Marche e degli altri enti locali per tutelare il territorio, che aumenta il business estrattivo delle multinazionali del settore, Eni in primis.
Le tante trivellazioni a mare nelle Marche di Eni convergono in due centrali a gas, quella di Fano e di Falconara, del Distretto Centro Settentrionale, con base operativa a Ravenna.
Il sito Eni di Falconara si estende su un’area di circa 40 mila metri quadrati e collega 152 pozzi delle piattaforme a mare tra Falconara e Ancona, rappresentando una delle maggiori centrali di trattamento e raccolta idrocarburi del Centro Italia, la prima nella Regione, oltre a quella di Fano che estrae gas metano dai 53 pozzi a largo tra Pesaro Fano e Senigallia.

-Opposizione al Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) 2020 e profonda revisione del PEAR 2016:Il Piano nazionale sottostima ampiamente le energie rinnovabili, soprattutto quelle elettriche, mentre il gas consolida la propria importanza per i decenni a venire.
E’ assente uno scenario per azzerare le emissioni nette di CO2 che vengono procrastinate fino al 2050, come sono assenti misure lungimiranti verso la mobilità sostenibile, mentre si mantengono tutti i sussidi diretti e indiretti verso le imprese del settore fossile, che godono di finanziamenti pubblici di circa 20 miliardi l’anno.
Egualmente il piano energetico regionale approvato nel lontano 2005 con l’intento di inaugurare uno sviluppo sostenibile incentrato su risparmio energetico, energie rinnovabili e microgenerazione diffusa, tese a conquistare quote di mercato crescenti oltre il monopolio di Api e Eni è ripiegato, complice la sua revisione nel 2016, di cui riteniamo responsabili tutte le forze politiche del consiglio regionale, nella piatta e supina registrazione del business as usual.
Il trend di crescita delle rinnovabili programmato al 25% dei consumi ci pare anacronistico e non in linea con le necessità impellenti che la crisi climatica impone; si sottoscrive poi la necessità di nuove infrastrutture per il gas, dai gasdotti regionali e nazionali, fino al sempre possibile rigassificatore Api, e alla centralità energetica del petrolchimico di Falconara.

-No al passaggio del gasdotto Tap nelle Marche e a ogni futuro progetto di Rigassificatore a Falconara e altrove: Il gasdotto Rete Adriatica Brindisi-Minerbio è uno dei principali progetti di ampliamento della rete di trasporto nazionale di metano. Il suo tracciato attraversa l’intera penisola, dalla Puglia risale fino all’Emilia Romagna toccando dieci regioni, tra cui Abruzzo, Umbria e Marche, per una lunghezza complessiva di 687 km.
Il tracciato complessivo si suddivide in cinque tronconi, quello di Foligno-Sestino interessa l’entroterra appenninico tra Marche ed Umbria e le zone coinvolte dagli ultimi eventi sismici. In questo senso la rete marchigiana, Terre In Moto, ha assunto questa vertenza dentro la proposta della Carte dell’Appennino del 2019.
Oltre le servitù nazionali si stanno moltiplicando i rifacimenti di nuovi gasdotti regionali.
Il nuovo gasdotto SNAM di quasi 40 chilometri recentemente realizzato nel suo primo stralcio tra Falconara Jesi e Recanati, prelude ad una futuribile realizzazione del contestatissimo progetto di rigassificatore GNL da parte di API Nova Energia nel lontano 2011, già avallato, nel dissenso di una larga maggioranza della popolazione, con la partnership della regione Marche, la cui autorizzazione è stata prorogata dai ministeri competenti nel 2015, per cui pende ancora un giudizio definitivo al Tar.

Laboratorio Falkatraz
Trivelle Zero Marche
Friday for Future Marche
Campagna Per il clima fuori dal fossile

Noi al People’s Summit della Cop26 di Glasgow: si parla di cause climatiche contro i Governi.

La nostra sessione di ieri nel Panel ufficiale del People’s Summit alla Cop26 di Glasgow: si parla di cause climatiche contro i Governi.

Dopo un passaggio di testimone tra la preCop di Milano, descritta da Sergio di Fridays for Future Milano, gli studenti dell’ IISS Ferdinando di Mesagne della redazione di emergenzaclimatica.it presentano in video i diversi modi di agire amministrativo per la giustizia climatica:

1. Con strumenti amministrativi di partecipazione: gli studenti illustrano:

a livello locale: le osservazioni alle Valutazioni di Impatto Ambientale delle singole opere (vedi per conversione a gas di Enel Cerano);

a livello nazionale con le consultazioni per piani e strategia, come la metanizzazione della Sardegna, alla Strategia Nazionale sull’Idrogeno o al Pitesai;

a livello europeo come le numerose “Have your say” a cui abbiamo partecipato come Think Tank registrato presso il Registro di Trasparenza della Commissione Europea, sulle proposte di direttiva sul metano, sulle perdite di metano, sulle energie rinnovabili da biomasse forestali ed altre.

2. Con strumenti di litigazione giuridica: vengono presentati:

la causa civile Xylella contro lo Stato Italiano, con video della prof. Margherita Ciervo, coordinata da Attuare la Costituzione;

la vittoria alla Corte Europea dei Diritti Umani della causa per Taranto del 2019

– Sara Mead di Urgenda e la causa vinta contro l’Olanda

– Lisa Goeldner di Greenpeace Germany e la causa contro lo Stato tedesco che ha dovuto alzare i suoi impegni climatici

– Gerry Liston di GLAN e la causa Youth4Climate di sei ragazzi portoghesi contro i 32 Stati dell’Unione Europea

– la causa italiana di Giudizio Universale, con Lucie Greyl di A Sud e le strategie di comunicazione.

Un evento propositivo che ha dimostrato che fare cause climatiche ai Governi è uno strumento vincente che apre una nuova frontiera per la lotta ai cambiamenti climatici, che serve come pungolo per condizionare le scelte politiche dei governi verso la vera transizione ecologica a dimensione degli attuali bisogni dei popoli e degli esseri viventi che abitano la Terra.

Qui, alla Cop26, i potenti hanno solo fatto vetrina con promesse da marinaio per il futuro.

Insomma hanno promesso una sorta di “libro dei sogni” ma senza considerare la vera emergenza: il solito blah blah blah delle ultime Cop.