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Resoconto Ostuni Climate Camp

Ostuni Climate Camp 2022

Una settimana di sole, vento, energia… le lotte possiamo vincerle o perderle ma si vivono fino in fondo, il cammino continua!  

In questa estate di sempre più’ evidenti cambiamenti climatici, a cui ci siamo dovuti adattare anche per realizzare il nostro camp, abbiamo conquistato un mondo di relazioni e di connessioni utili a costruire il futuro. 

Alcune mattine abbiamo marcato il territorio con presidi e blocchi che hanno sottolineato la nostra irrinunciabile rivolta contro il sistema capitalistico, energivoro, estrattivista e patriarcale. 

Lunedì 1 Agosto abbiamo sanzionato la Leonardo s.p.a. di Brindisi, l’azienda guerrafondaia a capitale pubblico ed “a gestione PD” che da una parte è collettore di immense commesse da Turchia e Qatar mentre dall’altra manda in cassa integrazione 3000 lavoratori di altre sedi in Puglia. 

Venerdì 5 Agosto un corteo con conferenza stampa davanti al PRT del Gasdotto TAP, a Melendugno, per rivendicare appieno le lotte fin qui portate avanti, ribadendo l’opposizione al raddoppio del TAP. 

Ringraziamo i compagni di Melendugno per l’adesione e la partecipazione, convinti entrambi che possono esserci vittorie o sconfitte ma che le ragioni della difesa del territorio e delle popolazioni sono impegni che dobbiamo fortificare. 

6 Agosto, flash mob sulle spiagge della riserva di Torre Guaceto, per ricordare e condannare ancora una volta l’inizio dell’era nucleare, con il bombardamento su Hiroshima a Seconda Guerra mondiale ormai finita e per denunciare l’attuale politica giapponese che sta sversando nel Pacifico le acque contaminate di Fukushima. Una protervia imperialista e colonialista che considera un oceano, quello Pacifico, come una sua proprietà. Soprattutto abbiamo voluto ricordare che c’è stata una “follia sana”, quella dei pugliesi e delle pugliesi che, 40 anni fa, riuscirono a bloccare la costruzione della centrale nucleare che sarebbe dovuta sorgere proprio in quel lembo di costa. 

10 giorni di incontri, dibattiti, lotte non si possono racchiudere in un resoconto, ma possiamo intanto rallegrarci per la partecipazione di attiviste e attivisti di Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Campania e Lazio.

Una delle novità di questo secondo campeggio è che oltre ai compagni della Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile e dei COBAS, abbiamo avuto il piacere di relazionarci con il sindacato Cobas dei lavoratori dello spettacolo, cresciuto nella lotta anche in piena pandemia, che ha realizzato tutti gli interventi artistici nelle notti di Ostuni. 

Durante la settimana siamo stati accompagnati dalla risonanza delle proteste che provenivano da Piombino, dalla Sardegna e da Ravenna, realtà con le quali abbiamo organizzato la manifestazione sincronica nazionale del 30 Luglio, e con cui abbiamo ragionato il giorno 3 agosto, sulle prospettive locali e nazionali future della battaglia contro i rigassificatori nell’ambito della comune lotta per l’appunto “per il Clima e fuori dal Fossile”.  

I temi guerra ed energia sono stati quelli più discussi, legati ai problemi della militarizzazione, dell’estrattivismo e della repressione dei territori, a partire proprio dalla drammaticità delle situazioni del territorio pugliese, vero e proprio nodo strategico energetico e militare del nostro paese e del Mediterraneo. 

Affrontati anche il tema del collegamento internazionale verso la COP 27, della lotta contro le decisioni sulla Tassonomia Europea, approfondendo maggiormente le battaglie giuridiche che i nostri movimenti conducono insieme ad altre realtà per arginare le multinazionali fossili (ricorsi dai territori in lotta, campagna Giudizio Universale col Prof. Michele Carducci e azione a OCSE contro ENI, azione per la salvaguardia degli ulivi con Attuare la Costituzione e il ricorso appena vinto contro gli abbattimenti di ulivi secolari proprio a Ostuni.)

Un momento entusiasmante è stato quello relativo al tema Lavoro-Salute-Ambiente con la partecipazione dei compagni operai dell’ex Ilva di Taranto che hanno dialogato con i lavoratori GKN ed i partecipanti. 

Affrontando i temi energetici e di guerra nel nostro Mediterraneo, non abbiamo certo dimenticato la solidarietà internazionalista, in particolare il popolo Mapuche e le realtà in lotta delle Americhe, del Kurdistan, della Palestina e della popolazione Saharawi.

Terminata poi la partecipazione delle delegazioni extra-regionali, il campeggio è proseguito con attività, proposte e ragionamenti sulle realtà pugliesi. Senza un profondo radicamento territoriale non c’è futuro.

Avremo modo, insieme, di ragionare meglio su questa esperienza e su come rilanciarla verso il futuro. Le idee, gli spunti, le consapevolezze e le passioni però ce li portiamo a casa per affrontare il presente in connessione con le tante altre realtà territoriali italiane, e non solo, con cui abbiamo condiviso e condivideremo percorsi sulla base della reciproca condivisione di contenuti ma soprattutto di costruzione quotidiana dell’alternativa al sistema capitalistico delle fonti fossili e della guerra.

INDAGINE “ORO NERO” PRESSO LA RAFFINERIA “API” S.P.A.: 18 PERSONE DENUNCIATE PER DISASTRO AMBIENTALE ED ALTRI REATI

Oggi gran parte delle testate giornalistiche aprono con la prima pagina della chiusura delle indagini preliminari “Oro nero”, partite dopo le centinaia di denunce dei cittadini a seguito dell’incidente del lontano aprile 2018…sarebbero tante le cose da dire e le valutazioni da fare per ora ci sembra importante restare ai fatti per come vengono descritti dal nucleo operativo ecologico di Ancona

INDAGINE “ORO NERO” PRESSO LA RAFFINERIA “API” S.P.A.: 18 PERSONE DENUNCIATE PER DISASTRO AMBIENTALE ED ALTRI REATI CONCERNENTI LA NORMATIVA AMBIENTALE E QUELLA SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Ancona hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (art. 415 bis c.p.p.) emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona nell’ambito del procedimento nr. 2654/18 R.G.N.R.

Agli indagati sono contestati vari reati in materia ambientale, e segnatamente il disastro ambientale, la gestione illecita di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, il getto pericoloso di cose, lesioni personali a carico di numerosi cittadini. Sono inoltre stati contestati delitti contro la pubblica amministrazione, la violazione della normativa sulla gestione degli impianti a rischio di incidente rilevante e la responsabilità amministrativa degli enti nei confronti della società API RAFFINERIA S.p.a.

Le indagini, condotte dal NOE di Ancona e coordinate dalla Procura dorica, hanno avuto origine a seguito all’evento incidentale del 11 aprile 2018, data in cui si verificò l’inclinazione del tetto galleggiante di un serbatoio situato all’interno del polo petrolifero di proprietà della soc. “API RAFFINERIA DI ANCONA” S.p.A. In particolare, l’evento riguardò uno dei serbatoi più grandi d’Europa per una capacità di portata pari a 160.000 metri cubi di petrolio greggio, provocando la fuoriuscita di una nuvola di gas idrocarburici e la conseguente percezione di forti e prolungati miasmi da parte della popolazione della zona, oltre al serio pericolo per la sicurezza derivante dal rischio di esplosioni.

La conseguente attività d’indagine, espletata con il contributo di consulenti tecnici incaricati dalla Procura, nonché attraverso una molteplicità di strumenti investigativi (sopralluoghi e campionamenti analitici, osservazioni dirette, escussione a s.i.t. di persone informate sui fatti, consulenze in campo ambientale, acquisizione ed analisi di copiosa mole documentale ecc.) ha permesso di ricostruire le modalità gestionali dello stabilimento di proprietà della società “API RAFFINERIA DI ANCONA” S.p.A, caratterizzate da ripetute violazioni, sia delle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi, sia degli stessi dettami sanciti dalla specifica normativa di settore.

Le indagini espletate hanno fatto emergere gravi carenze strutturali negli impianti, con diffusione incontrollata e prolungata nell’ecosistema di inquinanti pericolosi per l’ambiente e per l’uomo.

Nel territorio di Falconara M.ma (già in parte censito nell’elenco dei Siti di Interesse Nazionale – S.I.N. – per le bonifiche) si è registrato, infatti, un significativo inquinamento ambientale causato dalle attività della Raffineria che, pur operando sulla scorta dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) n. 171 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare rilasciata in data 11.05.20182, ne ha violato le prescrizioni ed i limiti di emissione con riferimento alle emissioni in atmosfera, agli scarichi idrici, ai rifiuti, alla gestione dei malfunzionamenti e degli eventi incidentali.

In particolare l’ipotesi di cui all’art. 452 quater comma 2 del codice penale, che prevede il reato di “disastro ambientale”, è stata contestata in riferimento alla grave compromissione della matrice suolo e sottosuolo, della qualità dell’aria delle zone limitrofe all’impianto petrolchimico falconarese, delle acque superficiali e delle acque sotterranee presso le quali è stata più volte riscontrata la presenza di reflui industriali contenenti Idrocarburi.

L’ inquinamento e la perdurante dispersione di prodotti nel suolo, sottosuolo, nelle acque sono stati principalmente provocati dallo stato di deterioramento degli impianti e dalle gravi carenze riscontrate nell’ ispezione e manutenzione di vari serbatoi, di rilevanti dimensioni, nonché degli impianti di trattamento delle acque di scarico (T.A.S.), di trattamento delle acque di falda (T.A.F.) e della rete fognaria oleosa della Raffineria API, si è, inoltre, riscontrata l’omessa comunicazione da parte della società degli eventi incidentali (tra cui proprio quello accaduto in data 11 aprile 2018).

La compromissione della qualità dell’aria delle zone limitrofe all’impianto petrolchimico falconarese stata invece provocata dalle ripetute emissioni in atmosfera di gas derivanti dalla lavorazione degli idrocarburi.

Nella fattispecie, le immissioni sono state cagionate dal rilascio in atmosfera di composti gassosi quali Ossidi e Biossidi di Azoto ed Anidride Solforosa a sua volta provocato dalla combustione di G.P.L. (gas petrolio liquefatto) “fuori specifica”. Tale gas, non essendo commercializzabile in considerazione dell’alto tenore di zolfo e del residuo all’evaporazione, è stato in più giornate, a partire dalla data del 20.05.2020, bruciato nella torcia idrocarburica della Raffineria API, al solo scopo di disfarsene.

La contestazione degli organi inquirenti è che tali condotte siano sorrette dalla volontà di risparmiare gli ingenti costi per l’ispezione, la manutenzione e l’adeguamento degli impianti in questione (solo la bonifica di uno dei serbatoi oggetto delle indagini avrebbe infatti comportato un esborso pari ad oltre 2 mln di euro, mentre lo smaltimento dei rifiuti liquidi costituiti dalle acque di processo avrebbe comportato dei costi di almeno 8 milioni di euro all’anno) e allo stesso tempo di non compromettere l’attività produttiva, rallentando i processi di lavorazione che, in caso di esecuzione delle dovute opere di ispezione e manutenzione, avrebbero subito una inevitabile riduzione.

Violazioni in materia ambientale sono state contestate anche dall’ I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che, durante l’attività di controllo ordinario condotta annualmente, ha accertato violazioni concernenti la gestione illecita delle c.d. “acque di processo” costituite da reflui oleosi che, una volta drenati dai serbatoi di stoccaggio del greggio, venivano fatte affluire verso l’impianto di Trattamento delle Acque di Scarico (T.A.S.) previo passaggio attraverso un sistema di collegamento dei reflui non completamente stabile. Per tale ragione l’ I.S.P.R.A. ha ritenuto che il suddetto assetto impiantistico non fosse regolare in quanto rientrante nell’ambito della normativa sulla gestione dei rifiuti e che, come tali, fossero da classificare i citati reflui oleosi.

A seguito delle indagini sono inoltre stati contestati reati contro la pubblica amministrazione, segnatamente i reati di abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio e istigazione alla corruzione, da parte di un pubblico ufficiale al vertice dell’organo tecnico deputato al controllo.

https://m.cronacheancona.it/…/disastro…/379141/…

https://etvmarche.it/…/raffineria-indagine-chiusa…/

https://www.anconatoday.it/…/api-raffineria-indagine…

https://www.corriereadriatico.it/…/raffineria_api…

https://www.youtvrs.it/incidente-alla-raffineria-18…/…

Draghi a tutto gas fino alla fine

Draghi: a tutto gas fino alla fine

Le “finte” o “programmate” dimissioni di Mario Draghi.

Il 67esimo governo italiano, quello dei Migliori, insediatosi a febbraio 2021 in piena pandemia covid, aveva addirittura istituito il Ministero della Transizione Ecologica, che ha assunto le funzioni del vecchio Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, a cui sono state aggiunte le competenze in materia energetica dal Ministero dello sviluppo economico.

E’ stato un po’ come affidare la gestione dell’AVIS a Dracula: dare le competenze sull’energia al dicastero per l’ambiente col ministro Cingolani è stato il capolavoro greenwashing del Governo.

Tra le prime mosse il Presidente ha prolungato di 4 anni le autorizzazioni del megagasdotto Poseidon in arrivo da Israele ed Egitto, congelato dal precedente Governo Conte dopo la figuraccia fatta con TAP.

La Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile aveva poi intrapreso subito azioni contro il DL Semplificazioni sulle Valutazioni d’Impatto Ambientale, e contro il tentativo del MITE di spacciare il metano come soluzione green verso la transizione ecologica con la conversione a gas delle centrali a carbone ENEL a Civitavecchia, La Spezia, Fusina e Brindisi. Meno male che la Commissione Europea almeno sul gas era stata chiara: niente soldi PnRR per il gas, fonte fossile climalterante: erano state progettate oltre 40 centrali a gas nuove coi fondi del capacity market…

E il sodalizio Governo, Cingolani ed ENI ci riprova poi con gli stoccaggi di CO2, i CCS, anche questi progetti poi naufragati, perché non finanziabili pubblicamente, come denunciato dalle nostre associazioni ambientaliste.

Subito un altro tentativo Governo – ENI: l’approvazione del PiTESAI (Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee): “una finta razionalizzazione” e “colpevole ritardo” che in pratica mantiene tutte le autorizzazioni attive di trivellazioni e sblocca quelle in moratoria, aggiungendo addirittura nuove concessioni e prorogando quelle in essere, contro il parere della maggior parte delle regioni e dei movimenti ambientalisti.

E poi il G20 e la preCOP26 sul clima, organizzati in Italia: fatti fallire proprio dalla posizione conservatrice del nostro Governo Draghi, riassunto dal “Blah Blah Blah” di Greta.

Poi il colpo finale col DEF (Documento Economia e Finanze), la vecchia legge finanziaria: si toglie il 20% alla scuola (dal 4.2% del PIL al 3.5% del PIL, siamo ultimi in Europa ormai per gli investimenti nella istruzione) e si aumenta fino al 2% del PIL la spesa militare e in armi.

E il sodalizio Governo – ENI ha poi trovato il coupe de maitre definitivo: un piccolo comma di un regolamento Arera, l’Autorità che dovrebbe vigilare sui prezzi dell’energia a difesa dei consumatori, permetteva l’aggancio del prezzo del gas da far pagare in bolletta al prezzo speculativo di mercato TTF di Amsterdam e non più al prezzo dei contratti ventennali di acquisto del gas: il prezzo del gas sale del 700% in pochi mesi, già prima dell’invasione in Ucraina, e di conseguenza le bollette gas e luce in Italia. E chi ci guadagna? ENI, che nel solo primo trimestre 2022 fa extraprofitti del 3480% (un aumento del 5 – 10% dei profitti annui è considerato un successo in economia).

E su pressione dei movimenti ambientalisti, Draghi promette di tassare tali extraprofitti del 10%, poi su ulteriori nostre pressioni, del 25%. Ma per magia la presunta tassazione scompare dal DL Bollette di due settimane fa, per non scoraggiare le compagnie nell’acquisto supplementare di gas destinato agli stoccaggi per l’inverno, mentre resta la tassazione degli extraprofitti delle aziende di rinnovabili. Anzi, il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) contribuirà con 4 miliardi (che pagheremo sempre noi in bolletta) a incentivare l’acquisto di gas per gli stoccaggi. Un capolavoro per ENI e SNAM.

Intanto scoppia la guerra in Ucraina e iniziano le sanzioni alla Russia, che finisce per tagliarci il gas. La ricetta di Draghi? Riattivare a pieno regime le centrali a carbone, come quella di Brindisi, più trivelle a mare, aumentare l’import dei gasdotti esistenti e la grande novità dell’anno 2022: navi rigassificatrici e tanto GNL.

Così lo stesso Draghi e Di Maio, insieme all’immancabile Descalzi di ENI, partono verso paesi di dubbia democrazia, come l’Egitto, il Congo, l’Angola, la Turchia per affrancarsi dal gas dell’ormai cattivo Putin. Persino il povero Mattarella viene coinvolto in questo accaparrarsi di GNL da paesi dittatoriali, diventati improvvisamente amici.

E, nell’emergenza energetica, vengono approvati i gasdotti Sulmona Foligno, Poseidon, il futuro raddoppio di TAP, impianti a biogas, inceneritori, insomma, a tutto gas. E Draghi ora minaccia le dimissioni durante l’approvazione del megainceneritore di Roma, progetto oggi ambientalmente insostenibile.

E proprio in questi giorni il dimissionario Presidente, in un ultimo sforzo di asservimento a ENI, è ancora in Algeria per avere qualche miliardo di metri cubi in più di gas.

Draghi doveva affrontare la pandemia da covid, l’emergenza climatica con gli obiettivi della riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030, la guerra e la conseguente crisi energetica, fallendo su ogni fronte. Il Governo del Migliore ha istituito il nuovo Ministero della Transizione Ecologica, ma ha solo puntato sul gas metano, peggiorando la situazione dell’Italia, mentre si vedono gli effetti dei cambiamenti climatici, dalla strage della Marmolada alla secca del Po. Dal Migliore ci saremmo aspettati politiche più coraggiose, invece che finanziamenti a pioggia e sempre a vantaggio delle compagnie fossili e a danno di chi paga le bollette..

L’inflazione è arrivata oltre l’8 %, con un aumento generalizzato dei prezzi e del carovita, le bollette sono alle stelle senza un tetto al prezzo del gas nazionale come hanno fatto in Francia: in Italia Draghi ha glissato, chiedendo un tetto alla UE, sapendo che non sarebbe stato ascoltato e le compagnie oil&gas brindavano. Le famiglie italiane sono diventate sempre più povere mentre le aziende energetiche, quelle delle armi e farmaceutiche hanno fatto extra profitti stellari non tassati.

E i 200 miliardi del PnRR? Ha deciso tutto il suo Governo: solo in pochi ambiti le amministrazioni locali più preparate hanno potuto indicare degli investimenti: di molti obiettivi non si sa chi ha deciso i finanziamenti miliardari. Ricordiamo che i due terzi del PnRR sono debiti che pagheranno i nostri figli.

Un esempio su tutti: RFI (Ferrovie dello Stato) ha proposto la nuova linea ferroviaria Stazione di Brindisi – Aeroporto di Brindisi per 9 KM al costo di 112 milioni di euro: attraverserà il parco naturale del Cillarese, viadotti, una nuova stazione all’aeroporto… Peccato che il collegamento ora è già assicurato da un bus elettrico al costo di 1 euro di biglietto con frequenza ogni 30 minuti e che si collega anche al terminal traghetti di Costa Morena. Un’altra opera inutile, costosa e dannosa. Con 112 milioni si potevano mettere a norma oltre 50 scuole della provincia …

Draghi ha indebitato gli italiani con opere inutili, ha peggiorato la politica italiana in termini di emergenza climatica malgrado l’impegno della riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030, nessuna politica sociale e per la scuola, anzi, ha ridotto i fondi e ha dato tanti, ma tanti aiuti alle imprese fossili e belliche, che noi, e soprattutto i nostri figli, dovremo ripagare nei prossimi decenni.

Non lo rimpiangeremo Draghi. Ma non è che l’Italia, per queste sue politiche, sarà la prossima nazione che andrà in default, e ci sarà sempre lo stesso Draghi nella Trojka, come in Grecia, a condannarci a restituire tutto il debito con enormi sacrifici, debito proprio da lui assunto?

Di tutto questo si parlerà questa estate dal 30/7 all’ 8/8 nel Climate Camp di Ostuni a cui vi invitiamo a partecipare direttamente, e per chi non può di attivarsi da remoto per apportare tutti i contributi possibili ai confronti previsti ogni serata, a partire da quelli su clima-energia-ambiente, crisi e risposta politica, guerra in Ucraina e “il placet ad Erdogan di liquidare il Rojava”.

Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile

No ai rigassificatori: nasce la rete nazionale

Nasce  una rete nazionale per contrastare la loro realizzazione e il dominio del sistema fossile. Solidarietà alla lotta di Piombino.

La sera di mercoledi 13 luglio 2022, per iniziativa del Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile”,  si sono incontrate numerose rappresentanze dei movimenti ambientalisti, provenienti dalle varie località coinvolte nei piani di insediamento di strutture di rigassificazione del  Gas Naturale Liquefatto (GNL). Erano presenti i comitati territoriali di Ravenna, Piombino,  Brindisi, della Sardegna, della Sicilia, nonché esponenti di associazioni e reti ambientaliste regionali e nazionali. Si sono presi in esame i diversi aspetti del problema e si sono evidenziati gli interessi comuni dei diversi territori.

Ne è nata la decisione di costruire una rete nazionale finalizzata al contrasto delle politiche di rafforzamento ed espansione del sistema estrattivista basato sulle fonti fossili, con particolare riferimento alla filiera del Gas Naturale Liquefatto.

Il GNL non costituisce affatto, come da molte parti si vuole sostenere, uno strumento per l’indipendenza energetica o per abbassare i costi delle bollette che colpiscono la cittadinanza, e tanto meno una scelta orientata alla transizione ecologica. Il GNL proviene in gran parte da estrazioni effettuate con le tecniche di fracking, assolutamente devastanti per l’ambiente delle zone di provenienza, richiedenti enormi quantità di energia e di acqua, viene liquefatto tramite un processo di estrema refrigerazione, con ulteriore dispendio di energia, poi trasportato in viaggi di migliaia di chilometri su grandi navi gasiere, che poi dovranno ritornare, vuote, ai porti di provenienza, quindi con ulteriori consumi di enormi quantità di carburanti fossili.

Il processo di rigassificazione, dal canto suo,  comporta il riscaldamento del gas liquefatto e l’aggiunta di cospicue quantità di cloro, e conseguenti danni per l’ambiente marino e per tutte le attività che da esso traggono sostentamento.

Inoltre,  l’aspetto che maggiormente deve preoccupare è quello della sicurezza nelle zone in cui i rigassificatori verranno posizionati. I pericoli di esplosioni, di fughe di gas, di incidenti alle navi gasiere, e la conseguente necessità di prevedere vaste zone di interdizione (per altro non sempre concretamente realizzabili) attorno alle strutture, incideranno negativamente  sull’ambiente e  la vita sociale ed economica di interi territori.

Ieri sera si è svolta a Portoscuso una importante manifestazione contro un mega rigassificatore a Porto Vesme. Oggi si sta svolgendo a Piombino, dalle 9.30, una importante manifestazione per ribadire il no dei piombinesi al rigassificatore nel porto di Piombino.

La Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile è solidale, come tutte le realtà che aderiscono alla Rete Nazionale. La lotta di uno è la lotta di tutti, perché dalla vittoria di uno discenderà la vittoria per tutti.

E questa estate ci vediamo dal 30/7 all’ 8/8 nel Climate Camp di Ostuni a cui vi invitiamo a partecipare direttamente, e per chi non può di attivarsi da remoto per apportare tutti i contributi possibili ai confronti previsti ogni serata, a partire da quelli su clima-energia-ambiente, crisi e risposta politica, guerra in Ucraina e “il placet ad Erdogan di liquidare il Rojava”.

Per il Clima Fuori dal Fossile

Blitz del Ministro CingolEni a Ravenna

Una presenza provocatoria e inattesa sabato 12 Marzo, a Ravenna. Il Ministro della Finzione ecologica Cingolani è stato avvistato in Piazza del Popolo, seduto alla sua nuova scrivania. Ebbene sì, la campagna nazionale Per il clima fuori dal Fossile ha individuato per Cingolani la migliore collocazione per poter lavorare a stretto contatto con chi determina la sua agenda. Direttamente a Ravenna, dove Eni ha il suo quartier generale.
Una manifestazione quella di ieri per ribadire la critica verso questo governo e contro un ministro esclusivamente deferente verso gli interessi delle multinazionali di settore, che consente loro di determinare la politica energetica nazionale e di partecipare addirittura alle trattative in politica estera.

Presenti movimenti di Veneto, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, del Molise e di Civitavecchia.

A Ravenna, in Piazza del Popolo, più di 300 persone, in rappresentanza di varie realtà territoriali da tutta Italia, hanno manifestato per mettere in chiaro che non è la guerra in sé responsabile dell’aumento del prezzo del gas, che il rincaro delle bollette ha origini ben diverse da quelle dichiarate dalle compagnie, che il problema non si risolverà aprendo nuovi pozzi petroliferi, né sfruttando al massimo quelli esistenti o rimettendo in funzione il carbone.
Per ribadire che questa crisi, piuttosto, dipende dall’inerzia dei governi che si sono succeduti finora, che non hanno saputo o voluto programmare, né tantomeno attuare, la trasformazione del comparto energetico e produttivo in funzione delle esigenze della cittadinanza, con la conseguenza di aver creato anche un grande vuoto occupazionale. Non sono credibili i politici che solo oggi sembrano accorgersi della fragilità del nostro sistema di approvvigionamenti e cercano di correre ai ripari in modo improvvisato, minando fatalmente la reale transizione energetica. Se avessero agito tempestivamente, attuando tutte le misure indicate fin dalle prime conferenze sul clima, avrebbero investito nelle rinnovabili e non ci troveremmo oggi così fortemente dipendenti dall’estero e così preoccupati per la stabilità energetica del paese.Per questo siamo stati a Ravenna, sede di una delle maggiori multinazionali dell’oil&gas, per riaffermare che i territori non sono d’accordo con la politica governativa, che consente alle aziende, grazie ad uno stato di emergenza ormai permanente, di causare danni sui territori, cambiamenti climatici a livello globale e perpetrare le ingiustizie sociali di cui sono sempre state protagoniste in tutti gli angoli del pianeta.

Non solo ci si oppone ai 20 miliardi all’anno regalati al settore fossile ma si avanzano proposte concrete per una gestione energetica democratica, partecipata e da fonti pulite, sempre respinte, nonostante il loro largo consenso popolare e l’avallo di scienziati e giuristi.
Siamo stati ancora una volta in piazza per dire Per il Clima Fuori dal Fossile!

Presidio Ravenna contro Cingolani ed ENI

Ravenna. La Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile” convoca una manifestazione – presidio in Piazza del Popolo per il 12 marzo

La Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile” convoca a Ravenna per sabato 12 marzo alle ore 11 una manifestazione-presidio in Piazza del Popolo per far sentire la propria protesta. Un portavoce assersice: “Una manifestazione organizzata da chi non vuole assoggettarsi alle scelte ambientali e sociali distruttive e all’inganno delle operazioni di “riverniciatura verde”, e non intende subire passivamente i venti di guerra, che nella dipendenza energetica trovano una delle cause principali. Invitiamo tutte e tutti a partecipare e divulgare l’iniziativa, portando con sé anche i simboli della Pace”.
Durante la manifestazione verrà lanciata la petizione per la riduzione delle bollette proposta dalla Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile”.
Nella nota stampa diffusa dalla Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile” si legge quanto segue:

“La drammatica fase storica che sta vivendo tutta l’Europa, con il catastrofico precipitare degli eventi in Ucraina, ha fra le sue cause principali la feroce contesa per le risorse energetiche.

Contrariamente a quello che affermano gran parte del mondo economico, le principali istituzioni e buona parte dell’informazione, non sarà con il ricorso alla moltiplicazione delle trivellazioni in Adriatico, Pianura Padana e in quasi tutta Italia (con conseguente irreversibile devastazione ambientale), e tantomeno con il ritorno al carbone o con il rilancio del nucleare, che ci libereremo dalla dipendenza energetica e dalle crisi internazionali ad essa collegate.

Senza contare che neppure i già timidi obiettivi europei e mondiali di decarbonizzazione e contenimento del riscaldamento del pianeta falliranno miseramente, se la strada dell’alternativa non verrà intrapresa.

Solo un vero programma di riduzione delle fonti fossili e di progressiva fuoriuscita da esse, e lo sviluppo di un nuovo modello energetico basato sulle rinnovabili, sulle comunità energetiche, su un serio piano di risparmio e sulla tutela dell’ambiente, può dare alle future generazioni la speranza per l’ avvenire.

ENI e gli altri colossi dell’ energia sono diventati il vero governo del nostro Paese, e le Istituzioni nazionali e locali sono in gran parte asservite alle loro scelte, che porteranno al peggioramento della già drammatica crisi ambientale e a sempre maggiori pericoli per l’umanità intera.”

Petizione “Bollette ecologiche, giuste, leggere” !

PER IL CLIMA, CONTRO LE GUERRE, NON FINANZIAMO LE ENERGIE FOSSILI,

BOLLETTE ECOLOGICHE, GIUSTE, LEGGERE!

I CITTADINI PRENDONO PAROLA, APRIAMO UNA VERTENZA PER INVERTIRE LA ROTTA! NON CI STIAMO AL RICATTO SULL’ENERGIA DELLE GUERRE NAZIONALISTICHE ED IMPERIALI

FIRMA LA PETIZIONE POPOLARE

Parte da oggi una mobilitazione nazionale per far conoscere ai cittadini le truffe che si nascondono dietro gli aumenti di gas e luce ed i mezzi per riprenderci il maltolto. Il Governo Draghi ci illude, facendo credere che risolveremo il problema della dipendenza dall’estero grazie all’aumento della produzione nazionale di gas (che comunque pagheremo allo stesso prezzo) e all’investimento in nucleare nuovo, in ogni caso pericoloso, da attivarsi tra 30 anni. In realtà, se si fosse investito fortemente in rinnovabili, i problemi sarebbero stati certamente minori. Abbiamo un Ministero della FINZIONE ecologica che continua a dare soldi a fondo perduto (20 miliardi) alle multinazionali fossili e non intacca i profitti esorbitanti di cui hanno beneficiato anche durante la pandemia (4,7 miliardi la sola Eni nel 2021). Non solo, enormi partite di gas sono state acquistate ad un prezzo basso ed ora vengono fatte pagare agli attuali valori di mercato a tutti noi cittadini, enti pubblici, piccole imprese. Gli aiuti stanziati sono insufficienti, in parte prelevati da somme che dovevano essere investite in rinnovabili e per giunta solo temporaneamente. Ora viene usata la questione Guerra per giustificare e nascondere tutto ciò: le guerre hanno sempre coperto sporchi interessi, anche questa purtroppo. Le guerre spesso hanno determinato la paralisi delle lotte sociali: non vogliamo che questo accada oggi, per esempio dimenticando quali truffe e ingiustizie si nascondono dentro le nostre bollette. Iniziamo dunque questa battaglia sociale contro il fossile e le guerre con maggior vigore e determinazione.

FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE, APRIAMO UNA VERTENZA CAPACE DI INVERTIRE LA ROTTA! 

GLI AUMENTI DELLE BOLLETTE SI POSSONO AZZERARE ADOTTANDO:

  • l’eliminazione degli incentivi statali alle fonti fossili (19/20 miliardi), alle reti luce+gas, al capacity market 
  • il recupero delle multe-sanzioni comminate ai gestori luce+gas
  • i contributi extraprofitti dovuti da aziende energetiche e da aste CO2
  • la cancellazione del superbonus 110% per “le caldaie a gas e le ville” 

Allo stesso tempo urge una revisione strutturale delle componenti delle bollette per ridurne il costo del 50%: 

  • costo materia prima; commercializzazione; vendita (incidono il 44,45% per elettricità e il 60,5 per il gas). Con l’uso delle rinnovabili il costo della materia prima si ridurrebbe ben oltre il 70%. L’adeguamento del prezzo del gas vendita più alto E’ UNA TRUFFA, va abolito!
  • gestione trasporto “linee e tubi” + contatore (incidono il 28% per la luce – il 15,4% per il gas): spese dovute solo per le manutenzioni; per il contatore nessun costo, la lettura è elettronica, il noleggio già pagato al contratto.
  • oneri di sistema (incidono il 18,55% per la luce – il 4% per il gas): sono gabelle improprie e illegali, vanno abolite definitivamente, non per qualche mese!
  • imposte + IVA (incidono il 10% sulla luce – il 20% sul gas). Ridurre l’Iva al 4% per entrambe le utenze, toglierla sulle tasse in bolletta.

SOTTOSCRIVIAMO E SOSTENIAMO LA PETIZIONE POPOLARE in qualità di cittadini coscienti e responsabili del contributo da apportare al risanamento dell’ecosistema Terra, minacciato da un modello di produzioni-consumi centrato sul profitto ed onnivoro, che rischia di negare il futuro alle nuove generazioni; ALLO STESSO TEMPO PROMUOVIAMO un sistema energetico decentrato e partecipato attraverso l’utilizzo diffuso delle fonti rinnovabili e delle comunità energetiche, capace di generare benessere sociale, con una “bolletta giusta e leggera” come dovrebbe essere per tutti i beni essenziali.

25/02/2022

Campagna “Per il Clima, fuori dal fossile!”

Il caro-bollette: la speculazione e lo Stato compiacente

Ci hanno raccontato che il prezzo del gas nell’ultimo anno è aumentato del 660%, e che le cause sono internazionali, come la crisi ucraina, e che Putin ha ridotto la fornitura di gas e sta finanziando la sua guerra coi nostri soldi, e che c’è una domanda gigantesca da parte della Cina, e che, con la ripresa italiana post covid, è aumentata molto la domanda di gas, anche considerando i mesi invernali.

E così il Governo Draghi è intervenuto con vari provvedimenti per salvare famiglie e imprese (mentre scriviamo, altri 6 miliardi) e il Ministro Cingolani ha chiesto di raddoppiare le trivellazioni italiane in mare, e che servono più fonti di approvvigionamento per affrancarsi dal gas russo: cioè nuovi gasdotti e depositi LNG e rigassificatori. Un vero trionfo per le compagnie fossili italiane e straniere.

Poi Descalzi di ENI questi giorni declama che i profitti di ENI nell’ultimo quadrimestre del 2021 sono aumentati del 3780 % (di 38 volte) rispetto allo stesso quadrimestre dell’anno prima. E che l’esportazione di gas dall’Italia verso Francia e Svizzera è cresciuta del 389 % nel 2021 rispetto al 2020: cioè, esportiamo gas…

Qualcosa non quadra: così il nostro Gruppo di Lavoro sul Caro-Bollette, per conto delle associazioni aderenti alla Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile, ha iniziato a guardare dentro questa confusione di dati.

 E cosa abbiamo scoperto a pag.144 della relazione finanziaria Eni per il 2020? Riportiamo testualmente: “Il portafoglio di approvvigionamento di gas di Eni è composto principalmente da contratti di lungo termine con clausola di take-or-pay…”

Mettendo insieme i risultati del nostro approfondimento siamo giunti a conclusioni che riteniamo siano indispensabili da condividere, per organizzare insieme azioni efficaci a nostra tutela: L’importazione di gas russo è diminuito di un misero 3% dal 2019 al 2021, e i consumi interni lordi sono addirittura diminuiti del 5% dal periodo precovid a oggi (fonti SNAM, vedi foto).

I prezzi considerati sono i prezzi TTF olandesi, speculativi a breve termine, arrivati a 130 €/MWh a ottobre 2021, (Title Transfer facility, mercato di riferimento per lo scambio di gas naturale tra i più grandi e liquidi d’Europa, prezzi future sulle aspettative di crescita), mentre il gas entra in Italia a prezzi di contratti di lungo termine con clausola di take-or-pay, che possono aumentare solo in una piccola percentuale, arrivati al massimo a 40 €/KWh in questo anno.

Le colpe di Arera: nel 2013 un nuovo  regolamento Arera ( l’Autorità “Garante” per l’Energia), ha riformato la struttura delle tariffe gas ai clienti tutelati del segmento civile con il passaggio all’ indicizzazione ai prezzi di mercato, permettendo così alle nostre compagnie oil&gas, come ENI, SNAM, ENEL, A2A, Edison, Acea, di declamare in Borsa quei profitti straordinari degli ultimi quadrimestri. Di fatto comprano a prezzi take-or-pay e vendono a prezzi spot nelle bollette.

Una truffa legale.

Ed ecco dove finiscono i nostri soldi del caro bollette: non a Putin o ai petrolieri e produttori di gas esteri, ma alle nostre società distributrici italiane, in gran parte partecipate dallo Stato al 30%, come ENI.

Altre Autorità Regolatrici nazionali, come quella inglese, visto l’incremento dei prezzi, ha subito fissato un limite ai rialzi in bolletta, massimo del 4%, mentre la nostra Arera, ente “indipendente” che regola i prezzi energetici e ha il compito istituzionale della “tutela dei consumatori”, ha autorizzato invece l’aumento della bolletta gas del 40% e della luce del 55% del 2022 basandosi sui prezzi TTF olandesi di ottobre 2021 (a 130 €/MWh), mentre oggi tali prezzi sono scesi a 72 €/MWh, cioè si sono dimezzati, come ognuno può verificare su google cercando prezzi TTF gas.  Perché Arera permette ancora bollette carissime se il prezzo TTF di mercato si è dimezzato in queste ultime settimane (malgrado l’acuirsi della crisi ucraina) ?

Abbiamo scovato anche qui la risposta sul sito Arera: Arera chiede un contributo per il suo funzionamento per i soggetti operanti in Italia nei settori dell’energia elettrica e del gas allo 0,31 per mille dei ricavi di ogni anno: aumentano i profitti delle società oil&gas, aumentano i soldi per Arera….

Inoltre, agli stessi prezzi take-or-pay a lungo termine sarà addebitato il gas del capacity market, abolito nel resto d’Europa: cioè il sussidio che lo Stato pagherà a 50 progetti di nuovi centrali a gas per l’asta 2024, circa 4.2 miliardi di €, per 15 anni, per essere disponibili ad accendere gli impianti, qualora ce ne fosse un ipotetico bisogno, per colmare la capacità di picco della rete. Pagati sempre da noi in bolletta. Col take-or-pay le compagnie prenotano a prezzo basso il gas che forse non useranno mai, ma che si fanno pagare a prezzi spot altissimi di mercato dallo Stato, in caso di necessità.

E il Governo Draghi “aiuta” famiglie e imprese dal caro bollette con un intervento “senza scostamenti di bilancio”, cioè tassando gli extraprofitti delle rinnovabili (unica soluzione per uscire dal fossile) e non gli extraprofitti di ENI & Co, unici responsabili della situazione attuale.

Abbiamo il diritto e dovere di denunciare una truffa di Stato, complice Arera, che invece dovrebbe tutelare i consumatori, oltre alla truffa sugli “oneri accessori”, che incidono per circa un terzo sulle bollette.

Per questo stiamo organizzando una petizione popolare in qualità di cittadini coscienti e responsabili del contributo da apportare al risanamento dell’ecosistema Terra, minacciato da un modello di produzioni-consumi profittuale e onnivoro delle solite multinazionali note.

Non possiamo farci  truffare da uno Stato complice delle compagnie “partecipate” a cui obbedisce.

Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile

Assemblea nazionale AMBIENTE, CLIMA, ENERGIA, BOLLETTE

Costruiamo e proponiamo soluzioni dal basso da condividere ed applicare nella realtà per uscire dal fossile.

 ❗❗❗🌎 Cambiare la realtà opprimente che viviamo e smontare le narrazioni tossiche che portano all’inazione. Salvare il pianeta e noi stessi dal modello estrattivista delle grandi opere inutili e dannose è urgente e necessario.Ma non basta riunirsi, opporsi con le sole parole anche se importanti, dobbiamo costruire il futuro che vogliamo.L’alternativa non può venire dallo stesso sistema che ci opprime!

💪 Possiamo vincere le lotte ambientali, sociali, per la giustizia climatica solo organizzandole e vivendole in prima persona. È quello che cerchiamo di fare attraverso la campagna nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile. Siamo comunità territoriali, comitati, realtà di lotta e cittadini che si battono per la giustizia climatica, la difesa degli ecosistemi e che lottano per uscire dal fossile, causa prima di devastazioni, inquinamenti climalteranti e danni alla salute

.⛽ Le politiche energetiche governative continuano a favorire le fonti fossili, con la costruzione di nuovi gasdotti, centrali a gas, l’autorizzazione a nuove trivellazioni e miliardi di incentivi o sgravi fiscali erogati ogni anno in favore di filiere energivore e inquinanti.

🚶‍♀🚶 Eppure essere movimento, camminare cambiando, praticare il conflitto, costruire la società a nostra misura, non è impossibile.Possiamo agire già da ora per costruire vertenze, spazi, comunità, energie ed economie alternative e dal basso.Facciamolo insieme!

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Ti invitiamo all’assemblea via web che abbiamo organizzato per il 26 gennaio, ore 17:30.Per partecipare invia una mail a perilclimafuoridalfossile@gmail.com
L’assemblea sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook
https://www.facebook.com/perilclimafuoridalfossile

Buon 2022 a tutto gas !!!

Un 2021 che è finito male, anzi malissimo, e che ha preparato un 2022 a tutto gas.

Eppure il 2021 era iniziato con i migliori propositi: la Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, aveva fissato i picchetti per il Fit for 50 e il PnRR italiano, bocciando qualsiasi progetto a gas o CCS ENI presenti nella prima bozza PnRR del governo Conte bis: la seconda bozza, senza le conversioni a gas, senza idrogeno blu e senza CCS di Ravenna, è stata poi ripresa e presentata dal Governo Draghi.

E il Ministero dell’Ambiente è diventato Ministero della Transizione Ecologica: viene nominato ministro Roberto Cingolani, che subito approva 11 autorizzazioni di trivellazioni “che erano in scadenza”, dopo che il suo predecessore Costa le aveva bloccate per due anni.

E il 2021 è stato l’anno della guida italiana del G20 e della preCOP26, che avrebbe dovuto dare una svolta alle politiche ambientali contro l’emergenza climatica volute con molto coraggio dalla Commissione Europea: si è risolto tutto con un nulla di fatto e nessuna decisione incisiva.

Uguale risultato, come sintetizzato efficacemente da Greta Thunberg col famoso  “blah, blah, blah”, alla Cop26 di Glasgow, dove eravamo presenti, come Campagna, al People’s Summit.

Unico segnale positivo,  il nuovo decreto legislativo (Dlgs 199/2021) in attuazione della direttiva UE 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (RED2) entrato in vigore il 15 dicembre 2021.

Ma le cose, nel corso del 2021, sono precipitate ambientalmente sempre più:

  • Il Ministro Cingolani bocciava le auto elettriche, contro ogni politica delle industrie automotive europee, per “salvaguardare l’industria delle auto sportive italiane” e puntando invece sull’idrogeno, senza infrastrutture esistenti in Italia.
  • Il Ministro Congolani proponeva il nucleare di quarta generazione e il gas nella tassonomia “green” europea, appoggiando la linea francese e dei paesi dell’est contrapposta a Germania, Danimarca, Austria. La tassonomia doveva essere approvata a Dicembre, ma è stata rinviata a Gennaio 2022 per i disaccordi tra i paesi CEE.
  • Intanto il prezzo del gas andava alle stelle (dai 25 centesimo al metro cubo in due anni è passato a un picco di 1.80 euro) con conseguenze analoghe, anzi peggiori, per le nostre bollette elettriche.
  • La Commissione Energia ITRE della Commissione Europea approvava oltre 30 nuovi Progetti di gasdotti d’Interesse Comune, dopo che il Consiglio d’Europa aveva deciso il 20 dicembre 2020 che la 5. PCI List sarebbe stata l’ultima con i finanziamenti ai gasdotti. Bocciato il raddoppio del gasdotto TAP, troviamo invece il Poseidon e Melita (gadotto Gela – Malta, per le cui inchieste è stata assassinata la giornalista Daphne Caruana Galizia) come progetti prioritari in Italia
  • “La corsa delle centrali a gas: ecco i 48 progetti in Italia” per il capacity market, intitolava il Sole24ore il 9 dicembre scorso: e così vecchie centrali a carbone, e centrali dismesse a olio e rigassificatori dimenticati, invece che essere smantellate e bonificate ad altissimi costi, risorgono dalle ceneri come centrali a gas a ciclo aperto, centrali poco efficienti ma istantanee nell’avviamento e più inquinanti, incentivate a caro prezzo per accendersi nell’istante in cui il vento smette di soffiare o il sole viene nascosto da una nuvola.
  • La proposta del nuovo Pitesai, piano per le nuove autorizzazioni alle trivellazioni in terra e mare, esclude la ricerca di petrolio, ma permette la ricerca di gas, escludendo le zone non produttive da anni dalla mappa. Praticamente, tutte le autorizzazioni in essere continuano e le nuove ricerche si potranno fare nelle zone indicate come fruttifere dalle multinazionali quasi tutte straniere. E le Regioni, che subito si erano opposte al Piano, poche settimane fa hanno approvato le nuove ricerche di trivellazioni… Effetto Draghi.

Cosa aspettarsi nel 2022 ?

  • I prezzi di gas avranno da gennaio 2022 un aumento ulteriore del 41.8% e dell’energia del 55%, portando così l’aumento del gas in un anno al 600%. La ragione è soprattutto dovuta al blocco della Germania al gasdotto russo Nord Stream2, e a tutto il mercato europeo che conseguentemente si è accodato all’aumento del prezzo per le restrizioni russe: così l’Italia, che ha molte fonti di approvvigionamento diversificate, è stata vittima del cartello delle ENTSOG, le società di trasporto del gas, come avvenuto nel 1973 con la crisi del petrolio. Eppure il Governo Berlusconi aveva firmato con la Russia un contratto di calmierazione dei prezzi del gas…
  • Entro il 12 gennaio il Governo dovrà schierarsi per l’inclusione di nucleare e gas nella tassonomia green europea: o con la Germania contro il nucleare, visti anche i due referendum contro il nucleare, o con la Francia, che vende impianti nucleari e con cui abbiamo firmato un pomposo piano di collaborazione economico un mese fa. Malgrado l’aumento assurdo del prezzo del gas.
  • Entro fine gennaio il Parlamento Europeo dovrà approvare in blocco la 5. PCI List coi nuovi gasdotti, tra cui Poseidon, un progetto del 2007, con VIA approvata nel 2013 e autorizzazione scaduta nel 2021, come denunciato dalla nostra Campagna al Gas Forum del 24 aprile 2021, e prontamente rinnovata a giugno 2021 dal Governo Draghi come inizio e fine lavori di altri 4 anni. La realizzazione del megagasdotto con approdo a Otranto, ma senza nessuna interconnessione con la Rete SNAM giustificherebbe poi la costruzione del megagasdotto Matagiola – Massafra (PCI project) e del completamento della Rete Adriatica SNAM da Sulmona a Minerbio (PCI project). Malgrado l’aumento assurdo del prezzo del gas.
  • Entro il 22 febbraio Terna dovrà approvare l’asta sul capacity market per le 48 nuove centrali a gas da approvare per “bilanciare col gas” la produzione di energia da rinnovabili, malgrado l’aumento assurdo dei prezzi del gas. E le Valutazioni di Impatto Ambientali  per esempio delle centrali ENEL di Brindisi, Civitavecchia e Fusina e altre dovranno essere approvate entro tale data per partecipare all’asta….
  • Pitesai: Cingolani ha già espresso la sua politica: estrarre più gas dai giacimenti e trivelle italiane: come se questo gas fosse italiano e a prezzi diversi da quelli di mercato, arrivato a prezzi assurdi.
  • Poi l’UE dovrà approvare anche i progetti, peraltro mai resi pubblici, presentati dal Governo Draghi per l’assegnazione dei fondi previsti dal PnRR per sostenere per esempio la transizione ecologica del siderurgico tarantino, mentre il Decreto MilleProroghe sposta quasi 600 milioni destinati alle operazioni di risanamento ambientale a favore della grande operazione di greenwashing chiamata de carbonizzazione a gas degli impianti dell’area a caldo.

Intanto la produzione di petrolio in Italia ha avuto un incremento del 27% dal 2020 (fonte Pitesai) e  nel 2021 nei gasdotti italiani sono transitati volumi superiori del 7,8% rispetto al 2020.

E il Governo Draghi, come osservato dal Financial Times del 19/12/2021,  “ ha adottato nuovi “poteri di sostituzione”, permettendo al Governo di decidere in caso di ritardi protratti nelle autorizzazioni di progetti infrastrutturali, escludendo le partecipazioni di autorità regionali e locali e altri enti”.

Così, in patria, finalmente capiamo bene come stanno le cose e chi decide.

Ma il Premio Greenwashing 2021 lo assegniamo all’AD di ENEL, Francesco Starace, che in un intervista dell’8 luglio 2021 ha dichiarato alla Nuova Sardegna che “Non ha senso investire nel gas, quando si pensa che servirà a stabilizzare il sistema solo per un breve arco di anni. Si tratta di cambiare per sempre i paradigmi ambientali.”. Intanto la centrale ENEL di La Spezia è stata convertita a gas per il capacity market e ora toccherà alle centrali ENEL di Brindisi Cerano e Civitavecchia, ma anche Venezia Fusina, Trino (Vercelli), La Casella (Piacenza), Montalto (Viterbo), Larino (Campobasso), Rossano (Cosenza).

Un 2022 a tutto gas, malgrado l’impegno italiano di ridurre del 55% le emissioni di CO2 entro il 2030 e l’approvazione della direttiva UE sulle emissioni fuggitive di metano, considerato 80 volte più climalterante della CO2 nel breve periodo.

Per questo tutti dobbiamo raddoppiare, con intelligenza e forza, il nostro impegno per far contare nello scontro in atto tutto il peso della lotta territoriale, nazionale e globale perr la giustizia climatica e sociale a partire dalla nostra Campagna ed oltre.

Primo appuntamento del 2022 il 26 gennaio, assemblea nazionale via web aperta a tutte le persone e realtà interessate, per lanciare le proposte di lotta comune: si parlerà di caro-bollette, di comunità energetiche e della dicotomia lavoro – ambiente.

Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile