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Assemblea nazionale AMBIENTE, CLIMA, ENERGIA, BOLLETTE

Costruiamo e proponiamo soluzioni dal basso da condividere ed applicare nella realtà per uscire dal fossile.

 ❗❗❗🌎 Cambiare la realtà opprimente che viviamo e smontare le narrazioni tossiche che portano all’inazione. Salvare il pianeta e noi stessi dal modello estrattivista delle grandi opere inutili e dannose è urgente e necessario.Ma non basta riunirsi, opporsi con le sole parole anche se importanti, dobbiamo costruire il futuro che vogliamo.L’alternativa non può venire dallo stesso sistema che ci opprime!

💪 Possiamo vincere le lotte ambientali, sociali, per la giustizia climatica solo organizzandole e vivendole in prima persona. È quello che cerchiamo di fare attraverso la campagna nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile. Siamo comunità territoriali, comitati, realtà di lotta e cittadini che si battono per la giustizia climatica, la difesa degli ecosistemi e che lottano per uscire dal fossile, causa prima di devastazioni, inquinamenti climalteranti e danni alla salute

.⛽ Le politiche energetiche governative continuano a favorire le fonti fossili, con la costruzione di nuovi gasdotti, centrali a gas, l’autorizzazione a nuove trivellazioni e miliardi di incentivi o sgravi fiscali erogati ogni anno in favore di filiere energivore e inquinanti.

🚶‍♀🚶 Eppure essere movimento, camminare cambiando, praticare il conflitto, costruire la società a nostra misura, non è impossibile.Possiamo agire già da ora per costruire vertenze, spazi, comunità, energie ed economie alternative e dal basso.Facciamolo insieme!

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Ti invitiamo all’assemblea via web che abbiamo organizzato per il 26 gennaio, ore 17:30.Per partecipare invia una mail a perilclimafuoridalfossile@gmail.com
L’assemblea sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook
https://www.facebook.com/perilclimafuoridalfossile

Buon 2022 a tutto gas !!!

Un 2021 che è finito male, anzi malissimo, e che ha preparato un 2022 a tutto gas.

Eppure il 2021 era iniziato con i migliori propositi: la Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, aveva fissato i picchetti per il Fit for 50 e il PnRR italiano, bocciando qualsiasi progetto a gas o CCS ENI presenti nella prima bozza PnRR del governo Conte bis: la seconda bozza, senza le conversioni a gas, senza idrogeno blu e senza CCS di Ravenna, è stata poi ripresa e presentata dal Governo Draghi.

E il Ministero dell’Ambiente è diventato Ministero della Transizione Ecologica: viene nominato ministro Roberto Cingolani, che subito approva 11 autorizzazioni di trivellazioni “che erano in scadenza”, dopo che il suo predecessore Costa le aveva bloccate per due anni.

E il 2021 è stato l’anno della guida italiana del G20 e della preCOP26, che avrebbe dovuto dare una svolta alle politiche ambientali contro l’emergenza climatica volute con molto coraggio dalla Commissione Europea: si è risolto tutto con un nulla di fatto e nessuna decisione incisiva.

Uguale risultato, come sintetizzato efficacemente da Greta Thunberg col famoso  “blah, blah, blah”, alla Cop26 di Glasgow, dove eravamo presenti, come Campagna, al People’s Summit.

Unico segnale positivo,  il nuovo decreto legislativo (Dlgs 199/2021) in attuazione della direttiva UE 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (RED2) entrato in vigore il 15 dicembre 2021.

Ma le cose, nel corso del 2021, sono precipitate ambientalmente sempre più:

  • Il Ministro Cingolani bocciava le auto elettriche, contro ogni politica delle industrie automotive europee, per “salvaguardare l’industria delle auto sportive italiane” e puntando invece sull’idrogeno, senza infrastrutture esistenti in Italia.
  • Il Ministro Congolani proponeva il nucleare di quarta generazione e il gas nella tassonomia “green” europea, appoggiando la linea francese e dei paesi dell’est contrapposta a Germania, Danimarca, Austria. La tassonomia doveva essere approvata a Dicembre, ma è stata rinviata a Gennaio 2022 per i disaccordi tra i paesi CEE.
  • Intanto il prezzo del gas andava alle stelle (dai 25 centesimo al metro cubo in due anni è passato a un picco di 1.80 euro) con conseguenze analoghe, anzi peggiori, per le nostre bollette elettriche.
  • La Commissione Energia ITRE della Commissione Europea approvava oltre 30 nuovi Progetti di gasdotti d’Interesse Comune, dopo che il Consiglio d’Europa aveva deciso il 20 dicembre 2020 che la 5. PCI List sarebbe stata l’ultima con i finanziamenti ai gasdotti. Bocciato il raddoppio del gasdotto TAP, troviamo invece il Poseidon e Melita (gadotto Gela – Malta, per le cui inchieste è stata assassinata la giornalista Daphne Caruana Galizia) come progetti prioritari in Italia
  • “La corsa delle centrali a gas: ecco i 48 progetti in Italia” per il capacity market, intitolava il Sole24ore il 9 dicembre scorso: e così vecchie centrali a carbone, e centrali dismesse a olio e rigassificatori dimenticati, invece che essere smantellate e bonificate ad altissimi costi, risorgono dalle ceneri come centrali a gas a ciclo aperto, centrali poco efficienti ma istantanee nell’avviamento e più inquinanti, incentivate a caro prezzo per accendersi nell’istante in cui il vento smette di soffiare o il sole viene nascosto da una nuvola.
  • La proposta del nuovo Pitesai, piano per le nuove autorizzazioni alle trivellazioni in terra e mare, esclude la ricerca di petrolio, ma permette la ricerca di gas, escludendo le zone non produttive da anni dalla mappa. Praticamente, tutte le autorizzazioni in essere continuano e le nuove ricerche si potranno fare nelle zone indicate come fruttifere dalle multinazionali quasi tutte straniere. E le Regioni, che subito si erano opposte al Piano, poche settimane fa hanno approvato le nuove ricerche di trivellazioni… Effetto Draghi.

Cosa aspettarsi nel 2022 ?

  • I prezzi di gas avranno da gennaio 2022 un aumento ulteriore del 41.8% e dell’energia del 55%, portando così l’aumento del gas in un anno al 600%. La ragione è soprattutto dovuta al blocco della Germania al gasdotto russo Nord Stream2, e a tutto il mercato europeo che conseguentemente si è accodato all’aumento del prezzo per le restrizioni russe: così l’Italia, che ha molte fonti di approvvigionamento diversificate, è stata vittima del cartello delle ENTSOG, le società di trasporto del gas, come avvenuto nel 1973 con la crisi del petrolio. Eppure il Governo Berlusconi aveva firmato con la Russia un contratto di calmierazione dei prezzi del gas…
  • Entro il 12 gennaio il Governo dovrà schierarsi per l’inclusione di nucleare e gas nella tassonomia green europea: o con la Germania contro il nucleare, visti anche i due referendum contro il nucleare, o con la Francia, che vende impianti nucleari e con cui abbiamo firmato un pomposo piano di collaborazione economico un mese fa. Malgrado l’aumento assurdo del prezzo del gas.
  • Entro fine gennaio il Parlamento Europeo dovrà approvare in blocco la 5. PCI List coi nuovi gasdotti, tra cui Poseidon, un progetto del 2007, con VIA approvata nel 2013 e autorizzazione scaduta nel 2021, come denunciato dalla nostra Campagna al Gas Forum del 24 aprile 2021, e prontamente rinnovata a giugno 2021 dal Governo Draghi come inizio e fine lavori di altri 4 anni. La realizzazione del megagasdotto con approdo a Otranto, ma senza nessuna interconnessione con la Rete SNAM giustificherebbe poi la costruzione del megagasdotto Matagiola – Massafra (PCI project) e del completamento della Rete Adriatica SNAM da Sulmona a Minerbio (PCI project). Malgrado l’aumento assurdo del prezzo del gas.
  • Entro il 22 febbraio Terna dovrà approvare l’asta sul capacity market per le 48 nuove centrali a gas da approvare per “bilanciare col gas” la produzione di energia da rinnovabili, malgrado l’aumento assurdo dei prezzi del gas. E le Valutazioni di Impatto Ambientali  per esempio delle centrali ENEL di Brindisi, Civitavecchia e Fusina e altre dovranno essere approvate entro tale data per partecipare all’asta….
  • Pitesai: Cingolani ha già espresso la sua politica: estrarre più gas dai giacimenti e trivelle italiane: come se questo gas fosse italiano e a prezzi diversi da quelli di mercato, arrivato a prezzi assurdi.
  • Poi l’UE dovrà approvare anche i progetti, peraltro mai resi pubblici, presentati dal Governo Draghi per l’assegnazione dei fondi previsti dal PnRR per sostenere per esempio la transizione ecologica del siderurgico tarantino, mentre il Decreto MilleProroghe sposta quasi 600 milioni destinati alle operazioni di risanamento ambientale a favore della grande operazione di greenwashing chiamata de carbonizzazione a gas degli impianti dell’area a caldo.

Intanto la produzione di petrolio in Italia ha avuto un incremento del 27% dal 2020 (fonte Pitesai) e  nel 2021 nei gasdotti italiani sono transitati volumi superiori del 7,8% rispetto al 2020.

E il Governo Draghi, come osservato dal Financial Times del 19/12/2021,  “ ha adottato nuovi “poteri di sostituzione”, permettendo al Governo di decidere in caso di ritardi protratti nelle autorizzazioni di progetti infrastrutturali, escludendo le partecipazioni di autorità regionali e locali e altri enti”.

Così, in patria, finalmente capiamo bene come stanno le cose e chi decide.

Ma il Premio Greenwashing 2021 lo assegniamo all’AD di ENEL, Francesco Starace, che in un intervista dell’8 luglio 2021 ha dichiarato alla Nuova Sardegna che “Non ha senso investire nel gas, quando si pensa che servirà a stabilizzare il sistema solo per un breve arco di anni. Si tratta di cambiare per sempre i paradigmi ambientali.”. Intanto la centrale ENEL di La Spezia è stata convertita a gas per il capacity market e ora toccherà alle centrali ENEL di Brindisi Cerano e Civitavecchia, ma anche Venezia Fusina, Trino (Vercelli), La Casella (Piacenza), Montalto (Viterbo), Larino (Campobasso), Rossano (Cosenza).

Un 2022 a tutto gas, malgrado l’impegno italiano di ridurre del 55% le emissioni di CO2 entro il 2030 e l’approvazione della direttiva UE sulle emissioni fuggitive di metano, considerato 80 volte più climalterante della CO2 nel breve periodo.

Per questo tutti dobbiamo raddoppiare, con intelligenza e forza, il nostro impegno per far contare nello scontro in atto tutto il peso della lotta territoriale, nazionale e globale perr la giustizia climatica e sociale a partire dalla nostra Campagna ed oltre.

Primo appuntamento del 2022 il 26 gennaio, assemblea nazionale via web aperta a tutte le persone e realtà interessate, per lanciare le proposte di lotta comune: si parlerà di caro-bollette, di comunità energetiche e della dicotomia lavoro – ambiente.

Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile

Quando l’energia è una questione di diseguaglianze e giustizia sociale

Alcune riflessioni documentate a proposito del caro bollette e della povertà energetica, di sprechi e speculazioni

di Marina Mannucci, Per il Clima, Fuori dal Fossile

In Italia e nel mondo, molte persone vivono in povertà energetica. Nel pensiero comune i temi legati all’energia sono collegati a una questione tecnica, che deve essere trattata, prevalentemente, da esperti. Non è così. La maniera in cui produciamo e usiamo l’energia rappresenta il nostro modo di vivere e anche il grado di democrazia della società in cui viviamo.

Ricerche aggiornate riportano che, nel mondo, una persona su sette non ha la possibilità di usufruire dell’elettricità e che 3 miliardi di persone non hanno accesso a riscaldamento e cottura dei cibi. In Italia 2,2 milioni di famiglie non hanno i mezzi per procurarsi un paniere minimo di beni e servizi collegati all’energia e quindi sono persone in povertà assoluta in quanto private delle condizioni minime per una vita dignitosa. L’utilizzo dell’elettricità dovrebbe essere garantito come principio costituzionale ineludibile ma i numeri indicano un progressivo aumento di povertà energetica.

Livio de Santoli, prorettore per la sostenibilità della Sapienza di Roma e presidente del Coordinamento delle associazioni che si occupano di rinnovabili, nel libro Energia per la gente. Il futuro di un bene comune (Castelvecchi, 2021) affronta il tema del passaggio indispensabile verso un’energia democratica e comunitaria.
L’autore, oltre a mettere in luce l’autoritarismo dell’attuale modello energetico basato su fonti fossili, inquinante, predatorio e ad alto immobilizzo di capitali per gli investimenti necessari, afferma che solo una transizione verso un modello energetico caratterizzato da fonti rinnovabili e dalla eliminazione delle fonti fossili può condurci verso una società più giusta e più libera.
De Santoli suggerisce due punti indispensabili per una rivoluzione energetica: l’uso di fonti rinnovabili e la realizzazione di comunità dell’energia attraverso le quali individuare obiettivi comuni e sviluppare responsabilità sociali. Grazie a questo nuovo modello energetico, le persone, oltre a consumare energia, si impegneranno a produrne; un esercizio di partecipazione attiva, non passiva.

Crisi Energietica Povertà 1

Con il progressivo sviluppo di comunità energetiche si passerebbe, inoltre, dallo spreco di risorse alla loro valorizzazione, dalla proprietà al bene comune e a una conseguente ridistribuzione della ricchezza anziché la sua concentrazione in poche mani. Nel libro vengono considerate anche le misure di contrasto alla povertà energetica che non possono continuare a essere intese come forme di sussidio emergenziale ma dovranno attenere a sistemi strutturati, come ad esempio l’utilizzo di una imposta di scopo. Se i tributi/tasse sono prelievi coattivi di ricchezza su cittadine/i contribuenti con lo scopo di finanziare opere di interesse comune, il contrasto alla povertà energetica deve essere considerato alla stessa stregua di un’opera pubblica.

L’autore parla anche della necessità di un profondo rinnovamento del modello formativo delle nostre scuole e delle nostre università. L’attenzione all’energia offre una prospettiva diversa: quella di uno studente partecipante attivo della propria educazione e quella di un insegnante partecipante attivo del proprio insegnamento.
I contenuti del libro Energia per la gente sono un corredo di informazioni utili a un’analisi del problema del caro-bollette: 55 per cento di rincaro per l’elettricità e 41,8 per cento del metano dal primo gennaio. 
La legge di Bilancio, approvata in via definitiva dalla Camera nella seduta del 30 dicembre 2021, è intervenuta nel contenimento degli aumenti dei prezzi nel primo trimestre 2022 attraverso questi provvedimenti: la conferma dell’azzeramento degli oneri generali di sistema applicato alle utenze elettriche domestiche e alle utenze non domestiche in bassa tensione, per altri usi, con potenza disponibile fino a 16,5 kW e la sostanziale riduzione degli oneri per le restanti utenze elettriche non domestiche; la riduzione dell’Iva al 5% per il gas naturale, per tutte le utenze; l’annullamento, già previsto nel IV trimestre 2021, degli oneri di sistema per il gas naturale, per tutte le utenze, domestiche e non domestiche; il potenziamento del bonus applicato ai clienti domestici del settore elettrico e del gas naturale in condizione economicamente svantaggiata e ai clienti domestici in gravi condizioni di salute.
Malgrado questo intervento, tuttavia, l’aumento previsto per la bolletta dell’elettricità e per quella del gas per il primo trimestre del 2022 sarà, come visto, consistente.

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Gli aumenti delle bollette sono, in buona parte, la conseguenza della crescita delle quotazioni internazionali delle materie prime energetiche e del prezzo della CO2. Certo è che, se il costo dell’energia è definito in buona parte dal costo del gas, si sarebbe potuto annullare l’attuale aumento dei costi grazie a un minor prezzo medio dovuto all’incremento delle rinnovabili.
Negli ultimi anni, invece, lo sviluppo delle rinnovabili non ha avuto una significativa espansione e la potenzialità dell’efficienza energetica, in questo ambito, non si è stabilizzata, malgrado l’obbligatorietà dei bilanci di sostenibilità.
Sarebbe, inoltre, indispensabile il superamento dell’attuale sistema del mercato dell’energia basato sul prezzo marginale, che fa sì che i produttori di elettricità siano remunerati con il prezzo della offerta massima entrata nel pacchetto giornaliero di produzione, riferita al gas (fonti fossili che dovrebbero essere eliminate) e slegata dalle fonti rinnovabili (più economiche).

È improrogabile, altresì, la messa a punto di un sistema elettrico e una rete di distribuzione più efficiente, in grado di utilizzare le nuove tecnologie digitali e di comunicazione e ridurre le spese.
È importante segnalare, inoltre, che la voce di spesa della bolletta “Oneri di sistema” non dipende dall’effettivo consumo di energia e deve essere pagata da tutti i clienti, che siano residenti o non, e qualsiasi sia il fornitore scelto e il contratto sottoscritto e ammonta al 20% del totale. Raccoglie una decina di incentivi che nell’ultima revisione della bolletta sono stati aggregati in due sigle: la componente Asos (pari all’89% dell’importo degli oneri e al 16% dell’intera bolletta), destinata al sostegno delle energie da fonti rinnovabili e [delle?] le imprese energivore e la componente Arim (pari all’11% dell’importo oneri e al 2,53% dell’intera bolletta) destinata all’incentivazione della produzione da rifiuti, alla messa in sicurezza del nucleare, alle agevolazioni per il settore ferroviario, al sostegno alla ricerca, al bonus elettrico, a facilitare l’integrazione delle imprese elettriche minori.
Per Asos, il cambio di sigla non ha fatto venire meno gli incentivi alle assimilate geotermia, biogas, biomasse-inceneriotori, ovvero si continua a finanziare chi produce CO2 e quindi chi inquina.

Da tempo, in Italia, si discute se sia corretto o meno mantenere la componente degli oneri di sistema in bolletta. Risulta poco chiaro il motivo per cui questi oneri debbano essere finanziati direttamente da spese aggiuntive in bolletta e non tramite gettito dalla fiscalità generale. Il calcolo degli oneri dipende direttamente dalla quantità di energia consumata ma non dal reddito (solo sotto un ISEE di 8mila euro si è esenti), e ciò li rende poco progressivi.

La Commissione Tributaria di Varese con la sentenza n. 504 del 16 ottobre 2019 ha, inoltre, affrontato il tema della legittimità dell’assoggettamento ad Iva degli oneri generali di sistema, riscossi mediante la bolletta energetica, pronunciandosi sulla questione relativa alla natura tributaria di detti oneri e riconoscendo il diritto del committente dei servizi di fornitura energetica di richiedere all’Erario il rimborso dell’Iva indebitamente corrisposta, in quanto, avendo natura di imposta (tributo, o contributo che dir si voglia) non può costituire base imponibile di un altro tributo come l’imposta sul valore aggiunto, non essendovi prova di alcun valore aggiunto al servizio specifico reso a quel determinato contribuente-utente.

Manifestazione Energia Alternativa

L’accesso all’energia è misura della libertà dell’uomo, la diffusione delle fonti rinnovabili e il costituirsi delle comunità energetiche che producono e gestiscono la propria energia alternativa, possono sovvertire le regole economiche e gettare le basi per un cambiamento. La messa in questione del sistema energetico e del modo di produrre energia, il come prefigurare una giusta e diversa transizione ecologica che verta sul protagonismo dei movimenti per la giustizia sociale e climatica e di quelli insorgenti che rivendicano nuovi diritti e garanzie sul terreno del lavoro sono i temi affrontati dalla campagna “Per il clima, fuori dal fossile” che, dal 2019, si propone di dare un contributo sostanziale all’abbattimento della CO2 mediante la rapida dismissione dei combustibili fossili (si veda questo documento sul tema).

In ultima analisi, la politica energetica e quindi l’economia politica non possono prescindere da studi e ricerche realizzate dall’ecofemminismo, indispensabili per assumere un modello compatibile con la biosfera capace di dare risposte a tutte le forme differenti di diseguaglianza. La nostra economia politica è basata su un soggetto astratto universale: bianco, borghese, uomo e presumibilmente autonomo che ha definito le categorie della politica, della produzione e dello sviluppo. L’ecofemminismo cerca di “decolonizzare” queste visioni cercando di ricucire il legame con la terra, tra le persone, guardando alla scienza e alla politica con un’umiltà epistemica. Ciò non significa cancellare la civilizzazione, ma interpretare il valore delle conoscenze acquisite senza condizionamenti e pensieri precostituiti.

«No cabe pensar que el colapso social y ambiental venga en nuestra ayuda.
Si no somos capaces de articular movimiento, lo que venga detrás de este capitalismo puede ser aún peor
»
Yayo Herrero López (antropologa, ingegnera, docente e attivista ecofemminista)

Fonte: https://www.ravennaedintorni.it/societa/2022/01/06/quando-lenergia-e-una-questione-di-diseguaglianze-e-giustizia-sociale/

Sarà un 2022 a tutto gas ?

Pippo Tadolini

Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile”

Probabilmente nessuno si aspettava che  con un Governo e una maggioranza  condotte – dal punto di vista ambientale – dal Cingolani-pensiero, ci potesse essere una significativa battuta d’arresto in uno dei progetti-scommessa del mondo dell’ oil&gas, quello dell’impianto di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS) al largo delle coste ravennati. E invece è successo, quando la buona volontà di pochi parlamentari coerentemente ambientalisti è stata premiata in commissione al Senato. Pochi giorni prima, il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani era stato molto chiaro: sia il gas che il nucleare rientrano nella lista degli investimenti classificabili come sostenibili.  Che cosa significa, in  pratica ?  Riprendendo la spiegazione del Vicepresidente della Commissione Europea , “L’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia è una questione che è stata sollevata da vari ministri. Per il mix energetico del futuro abbiamo bisogno di più rinnovabili ma anche di fonti stabili e la Commissione adotterà una tassonomia che copre anche il nucleare e il gas”.

Cingolani, come si sa,  da tempo parla della fusione nucleare (ma anche di un non meglio precisato ‘nucleare di nuova generazione’) e del gas come  indispensabili, e va affermando – tanto per dare un messaggio tranquillizzante – che senza il ricorso massiccio a queste fonti la transizione ecologica sarà un “bagno di sangue”. Menzionando molto di rado il fatto che sul fronte delle rinnovabili esistono già progetti molto concreti (come il progetto Agnes per la creazione di un parco eolico al largo di Ravenna), che potrebbero essere avviati rapidamente alla fase di realizzazione. Intanto, nel question time del 15 dicembre, la sottosegretaria al Ministero della Transizione Ecologica, Vannia Gava, ha affermato che l’Italia attende che dalla Commissione Europea, con riferimento al gas naturale, vengano stabilite le soglie emissive basate su quelle tecnologie che consentano “di inquadrare il settore nel contesto degli obiettivi ambientali”.

Come si sa, la campagna Per il clima – Fuori dal fossile, che sta diventando un punto di riferimento della mobilitazione, anche per le storiche e collaudate associazioni ambientaliste, ha chiesto al governo di assumere una posizione chiara sulla tassonomia, e avviare un discorso deciso sullo sviluppo delle rinnovabili. A partire da un problema molto semplice: qual è il reale fabbisogno di gas?

Fin dall’inizio, pur con atteggiamenti altalenanti, il ministro Roberto Cingolani a più riprese ha delineato la propria idea di transizione ecologica, ripetendo spesso che è necessario aumentare la produzione interna di gas, non trivellando di più ma  usando di più i giacimenti che ci sono già. A parte il fatto che l’autorizzazione a trivellare di più è già stata data, e ne sanno qualcosa proprio i territori delle Romagne, viene però da chiedersi se ciò sia realmente  necessario.

Il metano, che si affermò proprio come fonte energetica di transizione, accettata anche dal mondo ambientalista quando si trattava di cominciare a ridurre la dipendenza dal petrolio e l’impatto inquinante del carbone nonché contrastare l’ondata di entusiasmo filonucleare, è una delle basi su cui si sostiene  il mix energetico dell’Italia, a cui contribuisce con una quota quasi del 43%, di poco inferiore alla quota delle rinnovabili (che comprendono l’idroelettrico, il solare, l’eolico e il geotermico). 

Secondo i dati del GSE (Gestore Servizi Energetici), relativi al pre-consuntivo dell’anno 2020,  le rinnovabili costituiscono circa il 45% del mix energetico nazionale utilizzato per la produzione di energia elettrica immessa nel sistema elettrico; il carbone è ancora ad oltre il 6%, il gas naturale arriva quasi al 43%.

 Ora, da uno studio prodotto dagli stessi operatori del settore (Assorisorse)  risulta che  in Italia esistono 92 miliardi di metri cubi di gas.  Il Sole 24 ore (che riprende lo studio di Assorisorse) si sbilancia ad affermare che “in Italia servirebbe un paio di miliardi per estrarre circa 10 miliardi di metri cubi l’anno per dieci anni”. Nella nostra regione  ci sono già 31 concessioni esistenti; nel periodo 2021-2024 “sono stati programmati investimenti per 254 milioni di euro a fronte di una produzione cumulata di 3,7 miliardi di metri cubi standard (msc)”.

Sappiamo bene che altri produttori di stazza particolarmente importante, come la Russia – che con il  gasdotto Nord Stream 1 e 2 attraversa il Mar Baltico e, contenziosi geopolitici permettendolo, trasporterà in Europa occidentale 110 miliardi di metri cubi gas all’anno – vantano volumi di produzione e trasporto ben maggiori. Ma in ogni caso, attualmente le infrastrutture del gas sul territorio nazionale sono costituite da una rete di 264mila chilometri che raggiunge il 91% dei Comuni. Così come abbiamo ben chiaro che il settore energetico pesa molto (circa per tre quarti) sulle emissioni totali, riconducibili all’utilizzo di fonti fossili per la generazione elettrica e la mobilità. Pensare quindi di passare dagli attuali quattro miliardi di metri cubi di produzione nazionale di gas ad almeno otto, come Cingolani vorrebbe, e quindi trivellare molto di più soprattutto  nei giacimenti in Basilicata e in Adriatico, significherebbe un impatto ambientale altissimo per il territorio italiano, e una pressione sul fronte delle emissioni che rischierebbe di vanificare, forse per sempre, gli impegni presi (già abbastanza timidi) e quelli auspicabili. Si tenga sempre presente che il metano, la cui combustione è si moderatamente meno dannosa di quella di olio combustibile e carbone, se liberato allo stato puro in atmosfera, ha un potere climalterante decine di volte superiore alla stessa anidride carbonica. Alcuni studi parlano di trentasei volte di più, altri arrivano a stimare anche ottanta volte. Nessun impianto metanifero al mondo, nei vari punti della sua “filiera” è mai riuscito ad azzerare le fughe di metano libero in atmosfera.

Si punta sul gas, quindi. Le pressioni e gli interessi del settore oil&gas sono sempre state fortissime, ed oggi è assai probabile che gli appetiti aumenteranno ulteriormente. Anzi, si può dire che si sia risvegliato il mito dell’autarchia energetica, ma senza fare un minimo di autocritica (e avere un po’  di lungimiranza) sul fatto che, se le fonti rinnovabili – nonostante i discontinui, poco convinti e marginali impegni presi fino ad oggi – stanno coprendo attualmente oltre il quaranta per cento del mix energetico, una politica decisa di programmazione nel senso della loro valorizzazione potrebbe, abbastanza rapidamente, almeno eguagliare gli obiettivi che Cingolani e il suo mondo vedono possibili solo attraverso un balzo in avanti nelle estrazioni fossili. E’ chiaro che nessuno nega la necessità della gradualità, ma dovrebbe essere lapalissiano che non si può in nome della gradualità, percorrere addirittura in senso opposto la strada verso il futuro, e lasciare sostanzialmente al palo l’innovazione più sostenibile.

Anche una parte del mondo industriale che si dichiara ambientalista si è arruolata nel fronte metanifero. Non molto tempo fa  al premier Mario Draghi era stata inviata da parte della fondazione Ottimisti & Razionali, guidata da Claudio Velardi, e Italia più Verde, guidata dall’ex presidente di Legambiente Chicco Testa, una lettera aperta, che lo invitava a sostenere in Europa  il nucleare e il gas, nonché la cattura e lo stoccaggio di carbonio, il famoso CCS che riguarda strettamente Ravenna, la sua costa e il suo territorio  Si tratta sicuramente della tecnologia maggiormente discussa nel campo degli investimenti energetici, dal momento che gli impianti di questo tipo presenti nel mondo non hanno dato  i frutti sperati. In Texas l’impianto di Petra Nova è stato avviato a dismissione, in Australia quello della Chevron sta producendo risultati pari al trenta per cento di quanto atteso. E più in genere, per realizzazioni di questo tipo, l’unica cosa certa che si può dire fino ad ora, è che sono costosissimi e che le spese per realizzarli potrebbero con profitto essere dirottate sul fronte delle rinnovabili, non solo nella costruzione di centrali (di diverse dimensioni), ma anche e forse soprattutto nella promozione a tutta forza della produzione diffusa, incoraggiando in ogni modo le scelte individuali, e ancor più varando un piano di costruzione delle comunità energetiche, il vero salto – se ben congegnate – verso l’agognata autonomia, almeno per i consumi nella vita quotidiana delle persone.

Nella lettera di Testa e Velardi si sostiene che   “Oggi la principale fonte di emissioni di CO2 nella generazione elettrica in Europa e nel Mondo sono le centrali a carbone: la loro sostituzione con impianti a gas di pari potenza taglia le emissioni di oltre due terzi. È quanto accaduto in Italia (dove oggi il gas copre il 40% del fabbisogno totale di energia) e nel Regno Unito. L’Italia dispone di riserve di gas…”. Ora, non si spiega perché, laddove si debbano sostituire le centrali a carbone, ciò non possa essere fatto costruendo centrali a rinnovabili, le cui tecnologie sono oggi assolutamente adeguate, e laddove vi sia già una forte presenza sia del gas che della produzione da rinnovabili, non debba essere incrementata quest’ultima, complessivamente molto meno impattante e pressoché inesauribile.

Molte adesioni sono arrivate a sottoscrivere tale appello, fra cui – manco a dirlo – quella di Confindustria Energia.  Sarà una coincidenza, ma  il presidente di Confindustria Energia è Giuseppe Ricci, noto dirigente di Eni.

D’altro lato, da quando è stato annunciato il Recovery Plan, nel luglio del 2020, vi è stato un gran numero di incontri fra gli esponenti dell’industria fossile e i ministeri competenti, con  una media di due incontri settimanali. Ed ENI ha preso la scena, con almeno venti presenze, che gli hanno consentito di promuovere le sue “ soluzioni”, fra cui naturalmente un posto di massimo rilievo spetta al tema della cattura dell’anidride carbonica (CCS). Discorsi simili valgono per Snam, la società che controlla la rete di gasdotti non solo in Italia.

Infatti adesso, nella bozza europea dei PCI (Piani di Interesse Comune) compaiono trenta grandi  impianti a gas per un valore complessivo di 13 miliardi di euro, e  – in Italia –  è Snam la maggiore beneficiaria dei nuovi progetti europei, fra i quali si torna a fare menzione, fra diversi altri,  della   Linea Adriatica, le cui condutture dovranno attraversare il territorio ravennate per poi dirigersi verso l’Appennino Emiliano.

D’altronde i poteri locali non stanno a guardare, e anziché preoccuparsi di tutelare territorio, ambiente e salute, fanno a gara per non essere da meno delle istituzioni centrali o sovranazionali. La Conferenza delle Regioni, in dicembre ha emesso sic et simpliciter  parere favorevole ai permessi di ricerca dei giacimenti di gas. In tale documento si dice che saranno consentite sole le attività relative al gas e non al petrolio, senza dire (ma forse non lo sanno), intanto, che il gas è comunque una fonte fossile al pari del petrolio, con tutta la sua azione dannosa per il clima, come si diceva più sopra, e poi che tale “limitazione” è  in realtà priva di senso. Sia perché la legge stabilisce che l’intesa sia rilasciata con riguardo sia alle ricerche di gas sia a quelle del petrolio, sia perché non è possibile autorizzare solo la ricerca del gas e non anche quella del petrolio, dal momento che non è possibile sapere con esattezza che cosa ci sia nel sottosuolo o nei fondali marini prima ancora di effettuare  la ricerca stessa. Senza contare che si tratta di permessi di ricerca già vigenti, che, al momento della loro adozione, avevano già autorizzato la ricerca dell’uno e dell’altro.

Va raccontato che, quando si parla di riconversione, esempi da seguire in termini di proposte ce ne sono. A Civitavecchia, ad esempio, si è formata da tempo un’ importante rete che mette insieme mondo della ricerca, amministrazione locali, sindacati, galassia ambientalista e studentesca, la diocesi, contestando la proposta di costruzione di una grande centrale turbogas, per puntare invece sulle rinnovabili.  Mario Agostinelli, presidente dell’associazione Laudato Sì, ex ricercatore Enea, già segretario della CGIL lombarda, racconta che al posto di un turbogas  “verrebbe rivisto il sostegno alla rete dei pompaggi e, soprattutto, verrebbe realizzato un sistema eolico offshore galleggiante, a 30 km dalla costa con le giuste caratteristiche del fondale marino e della intensità dei venti, per una produzione iniziale di 210 MW, che andrebbe sostenuto – questo sì – anche coi fondi del PNRR e una parziale partecipazione pubblica. Nascerebbe nella città laziale un vero e proprio hub del Mediterraneo per l’eolico offshore(…), creando opportunità di nuova occupazione e di lavoro di qualità”.

E nonostante tutto si continua a preferire il gas.

Su  Il Sole 24 Ore, leggiamo che: “Sono sulla corsia di arrivo circa 50 progetti di centrali a gas per quasi 20mila megawatt di potenza. Il Sole 24 Ore su dati di mercato e su documentazione ufficiale è riuscito a censirne 48 in vari gradi di sviluppo, dalla prima richiesta di valutazione fino ai lavori autorizzati e in corso. La potenza complessiva dei 48 progetti che è stato possibile dettagliare al Sole 24 Ore è 18.500 megawatt (…)”.

Questo nuovo Klondike, insomma, apre una “corsa al gas” che nei prossimi anni, già da questo 2022, sarà forse uno dei principali terreni dello scontro sociale, e forse –  auspicabilmente – anche politico. Perché delinea una di quelle fasi critiche della storia dell’umanità e degli ecosistemi, tali da lasciare un segno permanente per molte e molte generazioni. Se molte e molte ce ne potranno ancora essere.

Pippo Tadolini  1 gennaio 2022

60 associazioni a Cingolani evitiamo che l’energia nucleare di fissione e il gas fossile vengano etichettati come verdi nella UE.

  1. Il Ministro Cingolani non vuole proprio ascoltare i cittadini: malgrado due referendum vinti contro il nucleare in Italia e l’IPCC abbia indicato il metano come principale causa antropica del surriscaldamento globale, questa Italia guidata da Cingolani ha chiesto che nucleare e gas siano inclusi nella tassonomia “green” della UE, cioè meritevoli di finanziamenti europei e nazionali, in nome del “New Green Deal”.
  2. La Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile  con molte associazioni salentine, aveva organizzato una manifestazione sotto il MITE il 9 ottobre scorso per incontrare il Ministro e parlare proprio di questi temi e, a inizio dicembre, aveva inviato insieme all’ONG tedesca Urgewald e la ONG francese Reclaim Finance una open letter a Cingolani, firmata da oltre 60 associazioni, ONG e movimenti italiani e salentini, per chiedere di non includere il nucleare e il gas nella tassonomia green. La stessa lettera era stata inviata da oltre 100 ONG anche a Olaf Scholz, nuovo cancelliere tedesco, che ha recepito l’appello, proponendo un programma tedesco di Green New Deal molto più coraggioso.
  1. Invece il Ministro Cingolani ha appoggiato nella UE la linea francese, opposta a quella tedesca, austriaca e danese, con l’aggravante che l’Italia non produce e vende impianti nucleari e che Cingolani non rappresenta l’opinione del Popolo Italiano, che in ben due referendum ha bocciato ogni sviluppo del nucleare.
  2. Chi ha rappresentato dunque Cingolani all’UE? Non certo i cittadini italiani…
  3. Basta con le decisioni personali di questo Governo. Abbiamo il diritto alla consultazione pubblica su tutti i piani e progetti del Governo, compresi i progetti del PnRR energetici di cui non sappiamo ancora niente. Due terzi di questi fondi sono debiti che noi cittadini e i nostri figli dovranno restituire all’Europa. Non sprechiamo questi fondi in nucleare e investimenti fossili.

#PerilClimaFuoridalFossile

Ecco la Open Letter:

A Roberto Cingolani

Ministro della Transizione Ecologica

Roma, Italia

Lettera aperta

Salviamo il Green New Deal: agiamo per evitare che l’energia nucleare di fissione e il gas fossile vengano etichettati come verdi.

Egregio Ministro

Siamo estremamente preoccupati per l’annuncio del presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di etichettare probabilmente sia l’energia nucleare che il gas fossile come “sostenibili” nel contesto della tassonomia dell’UE. Secondo le notizie dei media nazionali, è stata l’assenza di una forte voce italiana contro il nucleare nel Consiglio europeo del 21/22 ottobre che ha contribuito direttamente a questa decisione. Nel suo ruolo di attuale Ministro della Transizione Ecologica, La invitiamo a confermare in modo rapido e deciso il veto italiano contro l’etichettatura del nucleare come una forma di energia sostenibile e sottolineare che il tentativo della Commissione di plasmare questa discussione durante la Cop26 sull’emergenza climatica non è accettabile.

Il regolamento sulla tassonomia dell’UE ha lo scopo di fornire linee guida per i necessari investimenti orientati al futuro per la transizione ecologica dell’Europa. L’energia nucleare, tuttavia, è insostenibile a causa dei gravi rischi per la sicurezza, dell’inquinamento ambientale e del problema delle scorie ancora irrisolto. Il gas fossile emette grandi quantità di gas serra dannosi per il clima in particolare il metano (methane leakage), lungo la sua catena di estrazione e trasporto. Garantire al nucleare e al gas fossile l’etichetta di sostenibilità minerebbe gli obiettivi climatici dell’UE, distoglierebbe gli investimenti tanto necessari nella transizione verde e metterebbe a repentaglio la credibilità dell’intero Green Deal europeo.

L’Italia ha abrogato col referendum di giugno 2011 il nucleare, in cui il  quesito viene validamente approvato con un quorum di circa il 54% di votanti e una maggioranza di oltre il 94%, il programma italiano nucleare. Una volta per tutte. E abbiamo ancora il problema aperto delle scorie nucleari di allora.

Le ONG e associazioni italiane e di tutta Europa le chiedono di prendere una posizione altrettanto chiara contro l’energia nucleare ma anche contro il gas fossile a livello europeo.

E ricordiamo che, in attuazione degli standard di tutela loro riconosciuti dai Trattati europei e internazionali (in particolare dagli artt. 3 n. 3 e 6 dell’UNFCCC), oltre che dalla Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali e i diritti umani universalmente riconosciuti, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con Risoluzione 53/144, 8 marzo 1999, e dalle Linee guida sulla Protezione dei Difensori dei Diritti Umani dell’OSCE, nello specifico riferimento alla tutela del diritto alla informazione ambientale e climatica (già riconosciuto dalla Convenzione di Aarhus e dai Reg. UE 1367/2006 e 347/2013) e all’accesso alle fonti a base di dichiarazioni e impegni pubblici resi da organi e rappresentati delle istituzioni, in nome del diritto all’informazione e del diritto umano al clima come riconosciuto da Convenzioni e Accordi internazionali, dall’Accordo di Parigi del 2015 e tematizzato nei contenuti da Agenzie e Istituzioni dell’ONU, in adempimento anche del Considerando n. 45 del Regolamento UE 2018/1999 noi, stakeholders, abbiamo il diritto alla consultazione pubblica su tutti i piani e progetti del Governo, compresi i progetti del PnRR di cui non sappiamo ancora niente. Due terzi di questi fondi sono debiti che noi cittadini e i nostri figli dovranno restituire all’Europa. Non sprechiamo questi fondi in nucleare e investimenti fossili.

Cordiali saluti,

Campagna “Per il Clima fuori dal Fossile”, Italy

Urgewald, Germany

Movimento No TAP/SNAM di Brindisi, Italy

Redazione di emergenzaclimatica.it, Italy

Associazione A Sud, Italy

Parents For Future, Italy

Associazione Tarantula Rubra, Italy

No Compostaggio Erchie, Italy

Altro Modo Flegreo Pozzuoli, Italy

Associazione CDCA Abruzzo, Italy

Fair, Italy

Forum Ambientalista, Italy

Wilpf Italia (Women’s International League for Peace and Freedom), Italy

I Gabbiani Parco Costa Ripagnola, Italy

Fridays For Future Civitavecchia, Italy

Associazione Follereau Italiana Dirittiamoci, Italy

Comitato Foresta Foresta, Italy

Collettivo No al Fossile Civitavecchia, Italy

PFAS-Land Veneto, Italy

CETRI-TIRES Third Industrial Revolution European Society, Europe

Comitato SOLE Civitavecchia, Italy

Zero Waste Reggio Emilia e Val d’Elsa, Italy

Campi Aperti per la Sovranità Alimentare Bologna, Italy

WWF Forlì Cesena, Italy

TerraBlu, Italy

Rete “Legalità per il clima”, Europe

Coordinamento ravennate “Fuori dal Fossile”, Italy

Associazione Ambiente & Salute Riccione (Rn)- Italy

Associazione di promozione sociale Verdesalis Nardò (LE), Italy

Comitati Cittadini per l’Ambiente – Sulmona – (AQ) – Italy

Comitato per la Trasformazione Ecologica Brindisi, Italy
Fisica e Società, Italy

Rete delle Associazioni di Civitavecchia, Italy

Comitato Mi Rifiuto Civitavecchia, Italy

Associazione Città Futura Civitavecchia, Italy

Comitato DNT Carpignano Sesia ( No ), Italy

Coordinamento No Gasdotto SNAM Italia -Italy.

Coordinamento No Devastazioni Territoriali Italia-Italy

Associazione Spazio Solidale Civitavecchia, Italy

Associazione “Il Paese che vorrei”, Santa Marinella, Italy

Coordinamento No Hub del Gas Abruzzo, Italy

Trivelle Zero Marche, Italy

Trivelle Zero Molise, Italy

Coordinamento nazionale No Triv, Italy

Associazione ScuolAmbiente, Cervetri, Italy

Associazione Visit Ginosa&Marina – Ginosa (Ta) – Italia

Forum Ambiente e Salute Lecce, Italy

Reclaim Finance, France

Coordinamento provinciale per il Parco  regionale Terra delle gravine, Italy
Associazione Bianca Guidetti Serra, Italy

Associazione Falkatraz, Italy

Partito della Rifondazione Comunista Marche, Italy

Fridays for Future Ancona, Italy

Fridays for Future Urbino, Italy

Ya Basta! Marche, Italy

Ondaverde Falconara Marittima ODV, Italy

Sintesi Report Assemblea nazionale 21/11 a Falconara

Dopo l’ assemblea generale della Campagna “ Per il Clima, fuori dal Fossile”

Falconara 21/11/2021

Condividendo un’analisi globale del contesto all’interno del quale siamo chiamati ad agire, constatiamo una sorta di capovolgimento del concetto di transizione ecologica, assunto dagli stessi responsabili del disastro ecologico planetario quale dispositivo di legittimazione delle loro scelte e dei loro piani, che non risolvono ma si adattano alla crisi climatica.

La pandemia ha accelerato e precipitato questo ed altri processi, quali la digitalizzazione dell’esistenza e delle forme di controllo e sfruttamento e un trend sempre più accentuato di concentrazione di ricchezze finanziarie e produzione di povertà diffuse.

Proprio per questo oggi è possibile rispondere all’arma strumentale del ricatto occupazionale con forme nuove ed inedite di convergenze tra le movimentazioni, anche sperimentali, che si danno nel campo delle lotte per la difesa del reddito, diretto e indiretto, del lavoro al tempo della transizione ecologica, con quelle in difesa della salute, dell’ambiente, della giustizia climatica.

La crisi climatica non è più solo un presagio del futuro, è qui ed ora, così come i processi di precarizzazione generalizzati che l’accompagnano. Opporsi a questo stato di cose significa anche ripensare forme di solidarismo comunitario dal basso, pratiche di adattamento insieme a quelle di mitigazione della crisi climatica, tese alla redistribuzione delle risorse in base ai bisogni reali e non al valore del profitto e delle merci.

L’assemblea riafferma la propria pratica metodologica: allargare e far crescere la campagna non significa allungare formalmente la lista delle adesioni ma proporre connessioni reali con altre realtà in movimento sulla base di iniziative concrete e condivise. Innanzitutto sottolineando la nostra essenza di Campagna nazionale, quindi non una soggettività di parte e predeterminata, ma un luogo di partecipazione, elaborazione e azione animato da differenze, che si misura in un percorso comune, salvaguardando le rispettive autonomie e concentrandole verso obbiettivi comuni.

Ci relazioneremo con proposte ricompositive o con iniziative nazionali di movimento attraverso il criterio della concretezza e valutando di volta in volta la opportunità e le modalità, a partire dalle mobilitazioni per il No Draghi Day del 4 dicembre, cui aderiamo.

La campagna in assemblea propone una serie di iniziative e proposte di breve e medio termine.

-Oltre le vertenze generali sulla giustizia climatica, la forza della campagna si sostanzia nell’attivismo dei movimenti territoriali, condizione che dobbiamo sempre più fortificare ed unire presentando le nostre proposte, anche con incontri specifici, ai tanti gruppi locali ancora isolati espressioni delle più variegate “aree di sacrificio”, che portano il peso, nei termini di maggior concentrazione di nocività ed inquinamento, dell’economia da fonti fossili, a partire dai SIN (siti di interesse nazionale da bonificare).

-La pretesa decarbonizzazione attraverso il gas con la pioggia di finanziamenti pubblici verso nuovi gasdotti intercontinentali e centrali turbogas non risolve, anzi si presta alle speculazioni finanziarie e geopolitiche sui prezzi di gas metano e energia elettrica, in un contesto di mercato liberalizzato dei prezzi, in cui a pagare sempre di più sono gli utenti e i consumatori. A fronte del continuo aumento del costo delle materie prime, delle impennate di rincari sulle bollette, del palesarsi di una crisi economica inflattiva che graverà maggiormente sulle classi popolari, è inderogabile una urgente iniziativa sul costo delle forniture e dei prezzi di acqua luce e gas, innanzitutto comunicativa e generalizzata, e che possa prima dispiegarsi nella modalità più consensuale della raccolta firme, per poi valutare come procedere con iniziative più radicali.

-La storica strumentalizzazione del presunto conflitto ambiente/lavoro, sempre aizzata da chi ben sappiamo in momenti nevralgici di decisioni politica e con conseguenze spesso nefaste e per la difesa dell’ambiente come del lavoro, oggi comincia scricchiolare. Dalla discussione del secondo focus dell’assemblea generale (“LAVORO, REDDITO, SALUTE E AMBIENTE: ESPERIENZE DI

RICOMPOSIZIONE NELLA COMUNE BATTAGLIA PER IL CLIMA CONTRO IL FOSSILE”), dalla specificità di quanto sta succedendo a Civitavecchia, dove metalmeccanici e lavoratori del molo carbonifero si connettono con le istanze e le mobilitazioni dei movimenti per la giustizia climatica, dagli interventi dei lavoratori della ex Ilva di Taranto e della Gkn di Campo Bisenzio di Firenze, è nata la proposta, assunta dall’assemblea, che la campagna si faccia promotrice di un luogo assembleare di incontro tra quelle realtà di lavoratori che intendono mettere in discussione le forme del lavoro e della produzione dentro la transizione ecologica globale, e difendere il diritto ad una continuità di reddito. Un simile contenitore sperimentale potrebbe amplificare ed estendere queste esperienze pilota oltre la specificità delle proprie vertenze, e aprire crepe sempre più profonde in quella parete divisoria tra rivendicazioni connesse al reddito ed al lavoro e quelle legate alla salute ed alla tutela ambientale.

-Mantenere alta l’attenzione verso le miriadi di azioni di tipo legale e comunicativo (ricorsi, diffide, esposti, petizioni, open letter…) nelle quali a livello diffuso siamo impegnati, stimolandone le possibilità per cui divengano volano di mobilitazioni in grado di bloccare o ritardare la messa in opera di nuovi cantieri o siti produttivi da fonti fossili. In questo senso assumono rinnovate centralità le vertenze su capacity market, ritorno dell’opzione nuclearista, Ddl Concorrenza e rischio privatizzazioni del servizio idrico e dei servizi pubblici locali più essenziali.

-Promozione di un’assemblea virtuale quale luogo di socializzazione delle proposte e prospettive della campagna e espressione del loro potenziale di consenso con tutte le realtà che vogliano partecipare. Un simile strumento favorisce anche il protagonismo di quelle realtà locali geograficamente più distanti e periferiche, che negli appuntamenti in presenza manifestano difficoltà di spostamento.

-Oltre i riflettori accesi sui grandi eventi (Cop, G20, vertici internazionali…) vanno immaginate scadenze per mantenere alta l’attenzione. Dopo il presidio a Roma del 9 ottobre per dispiegare tutto il potenziale della campagna lungo i territori va riproposta, anche in forma aperta e inclusiva, la modalità delle giornate di mobilitazione nazionale nei rispettivi ambiti locali e in sincronia, secondo tre linee fondamentali: linguaggio altamente comunicativo, contenuti e pratiche coinvolgenti che ridiano fiducia nell’agire collettivo e modalità altamente riproducibili socialmente e politicamente.

-Proseguire e approfondire, soprattutto dopo l’appuntamento della COP26 di Glasgow, le relazioni strette con altre realtà europee e internazionali compatibili con i nostri orizzonti, a cui funzionalizzare anche la riedizione del campeggio estivo della Campagna Per il clima Fuori dal fossile in Salento, che l’assemblea ha deciso di riproporre.

-Oggi è possibile emanciparsi e sottrarre mercato al paradigma delle grandi concentrazioni produttive monopolistiche delle fonti fossili, in luogo della microgenerazione di un’economia stanziale, di prossimità, diffusa sul territorio e sempre più indipendente. Organizziamo giornate o cicli di informazione, in presenza o tramite webinar, sulle concrete alternative energetiche, già ora in via di diffusione come le comunità energetiche di prossimità, quei soggetti giuridici autonomi che, in modo aperto e volontario, e costituiti da persone fisiche, condomini, comuni, piccole e medie imprese, titolari di attività commerciali situati in aree limitrofe, decidono di realizzare impianti per la produzione e la condivisione di energia da fonti rinnovabili, quale soggetto di autoconsumo collettivo, anche eventualmente accumulandola o scambiandola sul mercato.

-Praticare innovative e inedite azioni collettive e coordinate di boicottaggio, quale strumento di sanzione e danno economico diffuso, replicabile, pubblico, di lungo termine, verso prodotti mirati che fanno parte del sottobosco ramificato di interessi, anche “puliti” e di marketing, delle aziende e multinazionali più rappresentative dell’economia da fonti fossili.

Campagna nazionale Per il clima Fuori dal fossile, Novembre ’21

21/11: Assemblea Generale a Falconara

Per il clima Fuori dal fossile 3.0, dal 2019 ad oggi, in Assemblea Generale il prossimo 21 NOVEMBRE A FALCONARA NELLE MARCHE.

Siamo una storia che scriviamo ogni giorno, uno spazio attivo di connessioni e relazioni, un luogo di partecipazione, elaborazione e azione, animato da comitati territoriali, giovani generazioni di attivisti per la giustizia climatica, esperienze storiche dell’ambientalismo insieme a nuove realtà di partecipazione attiva.

Per questo ci siamo riconosciuti come una CAMPAGNA NAZIONALE, quale misura di un percorso comune che salvaguarda le rispettive autonomie e le concentra verso obiettivi comuni: la messa in questione del sistema e del modo di produzione causa dell’attuale crisi ecologica economica pandemica epocale, e per questo FUORI DAL FOSSILE; ma anche PER IL CLIMA , nel prefigurare una giusta e diversa transizione ecologica che verta sul protagonismo dei movimenti per la giustizia sociale e climatica e di quelli insorgenti che rivendicano nuovi diritti e garanzie sul terreno del lavoro.

Oltre tre anni fa, agli inizi del 2019, abbiamo immaginato questa sfida, abbiamo seminato delle proposte, che poi hanno attraversato le mobilitazioni di marzo con la grande manifestazione di Roma per il clima e contro le grandi opere inutili e con l’insorgenza dei global climate strikes degli fff.

Successivamente abbiamo resistito e continuato le mobilitazioni nel pieno della pandemia e nell’era del lockdown e dello stato di emergenza. Ora sullo slancio di questa nuova fase di protagonismo dei movimenti avvertiamo la necessità di interrogarci sulle nuove prospettive, sui percorsi in grado di misurarsi con il contesto attuale e di mantenere sempre aperta la Campagna a nuovi compagn* di viaggio, sulle modalità attraverso cui è possibile rinforzare e sviluppare i nostri strumenti organizzativi.

IL FUTURO E’ NOSTRO, RIPRENDIAMOCELO

Programma Assemblea nazionale del 21/11

Il programma dettagliato della nostra Assemblea Generale di domenica 21 novembre a Falconara Marittima.

Qui in pdf https://www.inventati.org/…/2021/11/Assemblea-FDF-odg.pdf

H. 10,00: SALUTI E INTRODUZIONE ALL’ASSEMBLEAH.

10,30“IL CONTESTO GENERALE ALL’INTERNO DEL QUALE LA CAMPAGNA E’ CHIAMATA AD AGIRE: UN CONFRONTO SULLA FASE CHE STIAMO ATTRAVERSANDO

”FOCUS:La Campagna per il Clima Fuori dal Fossile è nata il 3 febbraio del 2019. E’, dunque, una Campagna giovane. Ma il tempo non è fatto solo di anni, mesi e giorni. Il tempo è fatto anche delle vicende umane che lo attraversano e che lo occupano. A poco più di un anno dalla sua nascita la Campagna ha dovuto fare i conti con la crisi pandemica e con le enormi problematiche che si sono riversate nella possibilità di intraprendere azioni comuni e collettive. Nonostante questo la Campagna è sopravvissuta e, anzi, è riuscita ad arricchirsi di nuove partecipazioni, di nuove iniziative e di nuovi contributi. Nel tempo trascorso da quando la Campagna ha preso vita il contesto generale si è profondamente modificato e la pandemia ha prodotto accelerazioni e precipitazioni poco tempo prima imprevedibili. A differenza di qualche anno fa, oggi il tema della transizione ecologica è oramai di “pubblico dominio”, spazia nella comunicazione mainstream, viene assunto dagli stessi responsabili del disastro ecologico del pianeta come dispositivo di legittimazione delle loro scelte e dei loro piani. Dietro al paravento della “transizione ecologica” si veicolano progetti e programmi che, in realtà, mantengono ben salda al centro delle strategie la salvaguardia dei profitti, gli adeguamenti necessari al sistema per sopravvivere, con il suo portato di distruzione e sfruttamento, nell’epoca della crisi climatica ed ambientale. Ma in questi anni anche la consapevolezza sociale dell’urgenza di cambiamenti radicali si è diffusa, ha preso corpo ed ha espresso una ricca molteplicità di forme di opposizione e contrasto alle politiche di devastazione ambientale e sociale. Quale lettura diamo del contesto generale dentro cui la Campagna dovrà muoversi nei prossimi mesi? Come sottrarsi al costante tentativo di recuperare il tema della transizione ecologica dentro progetti e programmi che vanno in tutt’altra direzione? Come garantire l’autonomia dei nostri percorsi e delle nostre proposte? Come legare sempre di più nella pratica gli obiettivi specifici della Campagna ad una visione più generale che investe il complessivo modello di produzione? Alla luce delle riflessioni che svilupperemo insieme La Campagna per il Clima Fuori dal Fossile pone all’ordine del giorno dell’assemblea anche la necessità di procedere insieme ad una rilettura e aggiornamento del manifesto fondativo. Non è solo una questione di contenuti, ma anche di metodo: la Campagna è una realtà dinamica che vuole misurarsi costantemente con i cambiamenti che investono il contesto all’interno del quale si trova ad agire e con i riflessi che tali cambiamenti producono nelle prospettive e nelle strategie di perseguimento degli obiettivi.

INTRODUZIONE, DISCUSSIONE E SINTESI°°°°°°

H. 12,30“LAVORO, REDDITO, SALUTE E AMBIENTE: ESPERIENZE DI RICOMPOSIZIONE NELLA COMUNE BATTAGLIA PER IL CLIMA CONTRO IL FOSSILE”

FOCUS:Il precipitare della crisi climatica e ambientale, il tempo sempre più breve che ci separa dal punto di non ritorno, apre crepe sempre più profonde in quella parete divisoria che per lungo tempo è stata strumentalmente interposta tra la sfera dei bisogni connessi al reddito ed al lavoro e la sfera dei bisogni connessi alla salute ed alla tutela ambientale. Anche su questo versante si diffondono sempre di più nuove consapevolezze e sperimentazioni che individuano nel legame tra garanzia del reddito e del lavoro ed una reale transizione ecologica un passaggio ineludibile. L’uscita dal fossile ed un cambiamento radicale delle politiche energetiche investono inevitabilmente la sfera della produzione: per questo rompere il ricatto dei licenziamenti e della mancanza di reddito è fondamentale per vincere la battaglia. La necessaria garanzia delle condizioni materiali di esistenza all’interno dei percorsi di fuoriuscita dal fossile e di salvaguardia climatica impone di interrogarci sui passaggi che possono incrementare le sperimentazioni di ricomposizione tra garanzia del reddito, diretto e indiretto, e garanzia della salute e dell’ambiente. Questo significa anche interrogarsi sul contesto di crisi economica che sta colpendo duramente le fasce sociali con un grave e repentino innalzamento dei prezzi e dei costi delle bollette e con la nuova ondata di privatizzazioni orchestrata con il Disegno di Legge sulla concorrenza ed il mercato.

INTRODUZIONE, DISCUSSIONE E SINTESI

H. 14,00 – 14,45: PAUSA PRANZO°°°°°°H.

14,45“ESPERIENZE MATURATE NELLA LOTTA PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA. PROSPETTIVE DELLA CAMPAGNA E PROPOSTE PER LE INIZIATIVE FUTURE”

FOCUS: Come abbiamo scritto nell’appello di indizione dell’assemblea “siamo una storia che scriviamo ogni giorno”: in questa “scrittura” ci poniamo permanentemente il problema di come allargare la Campagna e di come diffonderne i terreni di lotta. Nel confronto assembleare è necessario tracciare insieme le coordinate con le quali pensiamo di affrontare i prossimi mesi di attività ed iniziative. In particolare: 1) Quali possono essere i percorsi di allargamento della Campagna, il che significa interrogarsi non su come allunghiamo la lista delle adesioni, ma su come estendiamo le connessioni reali e fattive con altre realtà in lotta che condividono gli obiettivi della Campagna e la visione all’interno della quale tali obiettivi si collocano. In questa prospettiva è importante anche mettere in cantiere una call/webinar nazionale, che consentirebbe la connessione e la partecipazione anche a situazioni territorialmente distanti e dove potremmo socializzare le nostre proposte e prospettive; 2) Quali sono i terreni che nel breve e medio periodo individuiamo come primari nello sviluppo delle lotte contro il fossile e in difesa del clima; 3) Quali sono le prossime iniziative che, alla luce dell’analisi del contesto in cui ci muoviamo, pensiamo di calendarizzare nei prossimi mesi in un’ottica di progressione della nostra capacità di intervento; 4) Come riusciamo, alla luce della dimensione territorializzata delle realtà che compongono la Campagna, a qualificare e potenziare le iniziative “sincronizzate”, in grado di connettere all’interno dello stesso spazio temporale e comunicativo momenti di lotta diffusi a livello territoriale; 5) Quali sono le possibili interconnessioni con altre campagne e realtà in lotta e quali sono i passaggi attraverso cui tali connessioni possono essere costruite e rese fattive.

INTRODUZIONE, DISCUSSIONE E SINTESI°°°°°°

H. 17,30“GLI ASSETTI ORGANIZZATIVI DELLA CAMPAGNA”FOCUS

:Ovviamente obiettivi e prospettive rischiano di restare lettera morta o, comunque, di esprimere solo parzialmente il proprio potenziale, se la Campagna non affina e non ottimizza il proprio impianto organizzativo. L’assemblea deve essere l’occasione per rivedere le modalità di funzionamento interno della Campagna e, in particolare, per potenziare i propri strumenti di comunicazione all’esterno. Su questo versante abbiamo conseguito nel tempo risultati importanti, ma c’è ancora molto che possiamo fare sia qualificando gli strumenti sotto il profilo tecnico, sia ampliando i livelli di responsabilizzazione e compartecipazione di tutti noi nelle attività di comunicazione e diffusione della Campagna.

INTRODUZIONE, DISCUSSIONE E SINTESI°°°°°°

H. 18,30 CONCLUSIONI

PS: RINGRAZIAMO Nicola Gobbi, illustratore e fumettista, per la bellissima immagine di copertinaPS2: Gli ampi spazi del FabLab di via del commercio 4, che ospitano l’evento, consentono la capienza di circa cento persone, nel rispetto delle precauzioni sul covid. E’ consigliata la prenotazione per chi intende partecipare alla giornata nella sua interezza e soprattutto fruire del pranzo con menu’ anche vegano.

Per ulteriori info e prenotazioni scrivete alla nostra pagina facebook oppure a falkatrazonlus@gmail.com

Noi al People’s Summit della Cop26 di Glasgow: si parla di cause climatiche contro i Governi.

La nostra sessione di ieri nel Panel ufficiale del People’s Summit alla Cop26 di Glasgow: si parla di cause climatiche contro i Governi.

Dopo un passaggio di testimone tra la preCop di Milano, descritta da Sergio di Fridays for Future Milano, gli studenti dell’ IISS Ferdinando di Mesagne della redazione di emergenzaclimatica.it presentano in video i diversi modi di agire amministrativo per la giustizia climatica:

1. Con strumenti amministrativi di partecipazione: gli studenti illustrano:

a livello locale: le osservazioni alle Valutazioni di Impatto Ambientale delle singole opere (vedi per conversione a gas di Enel Cerano);

a livello nazionale con le consultazioni per piani e strategia, come la metanizzazione della Sardegna, alla Strategia Nazionale sull’Idrogeno o al Pitesai;

a livello europeo come le numerose “Have your say” a cui abbiamo partecipato come Think Tank registrato presso il Registro di Trasparenza della Commissione Europea, sulle proposte di direttiva sul metano, sulle perdite di metano, sulle energie rinnovabili da biomasse forestali ed altre.

2. Con strumenti di litigazione giuridica: vengono presentati:

la causa civile Xylella contro lo Stato Italiano, con video della prof. Margherita Ciervo, coordinata da Attuare la Costituzione;

la vittoria alla Corte Europea dei Diritti Umani della causa per Taranto del 2019

– Sara Mead di Urgenda e la causa vinta contro l’Olanda

– Lisa Goeldner di Greenpeace Germany e la causa contro lo Stato tedesco che ha dovuto alzare i suoi impegni climatici

– Gerry Liston di GLAN e la causa Youth4Climate di sei ragazzi portoghesi contro i 32 Stati dell’Unione Europea

– la causa italiana di Giudizio Universale, con Lucie Greyl di A Sud e le strategie di comunicazione.

Un evento propositivo che ha dimostrato che fare cause climatiche ai Governi è uno strumento vincente che apre una nuova frontiera per la lotta ai cambiamenti climatici, che serve come pungolo per condizionare le scelte politiche dei governi verso la vera transizione ecologica a dimensione degli attuali bisogni dei popoli e degli esseri viventi che abitano la Terra.

Qui, alla Cop26, i potenti hanno solo fatto vetrina con promesse da marinaio per il futuro.

Insomma hanno promesso una sorta di “libro dei sogni” ma senza considerare la vera emergenza: il solito blah blah blah delle ultime Cop.

OPEN LETTER – Fossil Free Politics COP26

A Fossil Free Politics COP26 open letter to decision-makers

To: 

Prime Minister Boris Johnson

COP26 President Alok Sharma

European Commission President Ursula von der Leyen

Executive Vice President for the European Green Deal Frans Timmermans;

Executive Secretary of the UNFCCC Patricia Espinoza

Dear decision-makers,

We are writing to you as 138 civil society groups ahead of the crucial upcoming UN climate talks in Glasgow, COP26. We are calling on you to address the elephant in the room which is holding back global climate ambition: the fossil fuel industry and its lobbying. 

Specifically, we call on you to take the following urgent measures:

1- Recognise that the public interest in urgent climate action in line with keeping global heating to below 1.5oC is not compatible with the private interests of fossil fuel companies

For decades the fossil fuel industry has been successfully delaying, weakening and sabotaging greater climate ambition, and as long as it continues to maintain its access to decision-makers and the policy-making process, then it will use that access to obstruct real climate action.

The International Energy Agency’s recent 1.5oC scenario clearly states there is no room for new fossil fuel investments, yet most of the world’s biggest oil and gas companies are ignoring this and plan to keep exploring for new oil and gas. The majority of coal, oil and gas reserves have to stay in the ground if we are to keep to 1.5°C, yet vested economic interests are being placed before those of the planet.

2- Support the adoption of a strong conflict of interest policy at the UNFCCC to raise ambition

The positive impact on effective policy that can be achieved by excluding vested interests has already been successfully demonstrated at the UN level by the World Health Organisation (WHO) when agreeing the Framework Convention on Tobacco Control (UNFCTC). The WHO instituted a firewall between the tobacco lobby and public health officials after realising there was a fundamental and irreconcilable conflict of interest between the tobacco industry and public health. Known as Article 5.3, it also comes with clear guiding principles on how to apply it.

In 2016, countries representing almost 70% of the world’s population supported the introduction of a conflict of interest policy at the UNFCCC, but it was blocked by the European Union (then including the UK). This is despite the European Parliament calling on the EU to support such a process.

A new conflict of interest policy could gain strong political momentum if the UK government, as COP26 President, the European Commission, and the UNFCCC publicly supported such a call at COP26, acting in accordance with the wishes of most of the world’s population.

3-Protect official spaces at and around COP26 from fossil fuel industry influence 

The UK government has taken measures that have resulted in no Oil and Gas major sponsoring COP26 or taking part in the Green Zone, yet gas companies National Grid and SSE are still named sponsors. Protecting official spaces would include revoking fossil fuel sponsorship and participation in both the Blue and Green Zones, as well as pavilions. The EU should not use its pavilion to give a platform to the fossil fuel industry.

While many global South government and civil society delegates have been shut out of COP26, despite the UK government claiming it was a “safe, inclusive summit”, representatives from many of these companies will be proactively promoting their pro-fossil fuel vested interests at COP26. Particularly given the unequal access to this year’s talks, we expect representatives of the UK, EU and UNFCCC to refuse to share platforms or attend fossil fuel sponsored events in and around COP26.

4-Close the revolving door between your own institutions and the fossil fuel industry 

Recent research from the Fossil Free Politics campaign shows that Europe’s biggest oil and gas companies continue to have an active relationship with public officials and politicians thanks to their use of the revolving door. Between COP21 and COP26 it discovered over 70 revolving door cases between Shell, BP, Total, Eni, Equinor, Galp and 5 of their lobby groups with governments and institutions, all the way up to the ministerial level. Big Energy therefore benefits from the know-how and contact books of insiders, jeopardising democratic, public-interest decision-making.

The UK, EU and UNFCCC should close the revolving door by introducing restrictions on moving from the public sector to the fossil fuel industry or vice-versa, as well as ending industry side jobs.

5-The UK and EU should introduce a firewall between the fossil fuel industry and decision-makers

Since COP21,  Total, BP, Shell, Galp, Equinor, ENI and their lobby groups spent more than €170m on lobbying the EU, securing on average 1.5 meetings per week with top level EU Commission staff. This is part of a broader corporate capture of climate decision-making by the fossil fuel industry that ensures that ambition, and the policies to realise those goals, remains limited. As well as supporting a firewall at the UNFCCC, the EU and UK should ensure climate decision-making is protected from fossil fuel interests at the regional, national and local level. In addition to closing the revolving door, this should involve ending private lobby meetings with the fossil fuel industry, excluding the industry from climate or trade delegations, and refusing to attend fossil fuel-sponsored events.

We hope many signatories to this letter will be at COP26 in person, despite the constraints, and would appreciate a face-to-face meeting to discuss how you can increase ambition by protecting the process from the vested influence of the fossil fuel industry. We will closely observe the extent to which the UK, EU and UNFCCC take action to curb the influence of the fossil fuel industry at COP26.

We look forward to discussing this more in person,

(see the letter in pdf here)

Signed ,

Corporate Europe Obseratory

Friends of the Earth Europe

Food and Water Action Europe

Global Witness

Fossil Free Sweden

Friends of the Earth Scotland

London Mining Network

Reclame Fossielvrij (Fossil Free Advertising NL)

ReCommon

APEL57 (Association pour la préservation de l’environnement)

Counter Balance

Glasgow Calls Out Polluters

Observatori del Deute en la Globalització (ODG)

UK Youth Climate Coalition

Corporate Accountability

Gastivists Collective

350.org

Global Justice Now

Transport & Environment

Oil Change International

Urgewald

JA! Justica Ambiental

Ecologistas en Acción (Spain)

Platform

Eco Action Families

FridaysForFuture in Skövde, Sweden

Fridays for future Lidköping, Sweden

Fridays for future Söder om Söder, Sweden

Fridays for Future Flensburg

NOAH – Friends of the Earth Denmark

Rise For Climate Belgium

Amigos de la Tierra Espana

Powershift e.V

Bellagram Telegrams

Observatori DESC

CCFD-Terre Solidaire

BP or not BP?

Friends of the Earth Ireland

Profundo

Earth Ethics, Inc.

Uganda Coalition for Sustainable Development

Campagna Per il clima Fuori dal fossile

WOW Wales One World Film Festival

Emergenzaclimatica.it

Movimento No TAP/SNAM Brindisi

Baltic Pipe Ne jTtak!

Stand.earth

Council of Canadians

Climate Emergency Planning and Policy

350 Butte County, CA

Centre for Climate Safety

Texas Drought Project

Salviamo la Foresta

Edinburgh COP Coalition

Communication Workers Union NW Safety Forum

My Sea to Sky

350 West Sound Climate Action

The Corner House

Friends of the Earth Georgia

Climate Action Moreland (Australia)

Uplift

Plant Based Treaty

Animal Save Movement

Comitato Cittadini per l’Ambiente Sulmona

Coord. Ravennate Per il Clima, Fuori al Fossile

Trivelle Zero Molise

Trivelle Zero Marche

Forum Ambientalista

Fridays For Future Civitavecchia

MY World Mexico

Church Women United in New York State

Nelson chapter Council of Canadians

Akina Mama wa Afrika

TerraBlu

Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Comitato Sole Civitavecchia

BioAmbiente Tarquinia

Piazza 048 Civitavecchia

Associazione Spazio Solidale

Collettivo No al Fossile

Comitato per la Trasformazione Ecologica Brindisi

Below2C

Ethical Markets

RAVEN (Respecting Aboriginal Values and Environmental Needs)

Center for Research and Documentation Chile-Latin America (FDCL)

The people’s campaign for healthcare

The Port Arthur Community Action Network-”PACAN”

Grand(m)others Act to Save the Planet GASP

Group of Scientists and Engineers for a Non Nuclear Future

Aktionsgemeinschaft Solidarische Welt e.V. (Action for World Solidarity)

Gallifrey Foundation

ASEED Europe

ARRCC (Australian Religious Response to Climate Change)

GreenFaith

Friends of the Earth Cyprus

Faith for the Climate

BankTrack

Community Work Ireland

Terra Justa

Institute for Multi-level Governance & Development

Action Solidarité Tiers Monde (Luxembourg)

Center for International Environmental Law (CIEL)

Bank Information Center

ECOMUNIDADES, Red Ecologista Autónoma de la Cuenca de México

Texas Campaign for the Environment

The Global Sunrise Project

Human Nature

Southern African Faith Communities Environment Institute (SAFCEI)

Movement Rights

Centre for Citizens Conserving Environment (CECIC)

Fresh Eyes

Warrior Moms

Toronto East End Climate Collective

Institute for Social Ecology

Transition Edinburgh

Canadian Voice of Women for Peace

ClimateFast

Oxford Climate Justice Campaign

EKOenergy ecolabel

Fastenopfer

TROCA- Plataforma por um Comércio Internacional Justo

GAIA – Global Alliance for Incinerator Alternatives

Deutsche Umwelthilfe

198 methods

Canadian Climate Challenge

Seniors for Climate Action Now!

Toronto Raging Grannies

Stay Grounded

Adéquations

The Good Lobby

CEE Bankwatch Network

MultiWatch