Archivi categoria: Centrali ENEL carbone

07/07: Civitavecchia

🔥 A #Civitavecchia comitati e associazioni sono riusciti a mettere alle strette #Enel e il Ministro #Cingolani che continuano a spacciare il #metano come ponte verso la transizione ecologica.

❌ Una non soluzione smentita da numerosi studi scientifici che comprovano il grave impatto del metano sul clima, ma che ora sembra trovare ostacoli anche in ambito europeo.

💪 La forza dei comitati di Civitavecchia sta in un movimento di protesta popolare e radicato, ma anche in una proposta alternativa credibile, in grado di coniugare tutela dell’ambiente, e della salute con il lavoro.

👉 Per questo la battaglia di Civitavecchia assume carattere strategico per tutti i comitati che aderiscono alla Campagna per il Clima Fuori dal Fossile!.#perilclimafuoridalfossile#transizioneecologica#ilfuturoèrinnovabile

04/02: Sciopero Civitavecchia

🔴 AL FIANCO DEI METALMECCANICI DI CIVITAVECCHIA PER LA VERA TRANSIZIONE ECOLOGICA.

Oggi, come campagna nazionale Per il Clima, fuori dal Fossile, siamo intervenuti al presidio dei lavoratori metalmeccanici davanti ai cancelli della centrale TVN di Civitavecchia.

Giornata di lotta importantissima, soprattutto perché, dal punto di vista delle rivendicazioni, si è sottolineato più volte che le nuove centrali a gas oltre a non eliminare l’emissione di gas climalteranti nell’atmosfera, comporteranno in breve tempo anche la perdita di centinaia di posti di lavoro a Civitavecchia e migliaia in tutta Italia. I lavoratori e le lavoratrici presenti hanno poi chiesto a gran voce un tavolo di trattativa che cestini definitivamente il piano di ENEL e ogni ipotesi di costruzione di nuove centrali turbogas e cominci invece a lavorare sulla vera transizione ecologica che prevede, oltre all’azzeramento delle emissioni, anche la creazione di filiere lavorative connesse alla produzione e alla manutenzione di componentistica legata dell’eolico e al fotovoltaico.

Questi sono i veri piani industriali al passo coi tempi di cui si dovrebbe parlare e che invece, in virtù della logica del profitto, si continuano ad ignorare sistematicamente in ogni contesto di discussione e trattativa.

Ci sarebbe poi il discorso fondamentale delle bonifiche e del recupero delle aree inquinate che, a differenza degli appalti legati alla cantieristica delle nuove turbogas, sarebbero anche garanzia di tantissimi posti di lavoro. È questa la decarbonizzazione di cui hanno bisogno i nostri territori, è questa la transizione ecologica che si dovrebbe portare avanti nel nostro Paese.

Altro che gas, ccs e grandi opere inutili.

27/01: phase out carbone

La transizione ecologica in questo Paese? Una grande presa per il culo…Phase-out carbone, brutte notizie da La Spezia e dal Mise.ù

Dal Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) arriva un inaspettato NO alla dismissione dell’impianto a carbone ligure previsto per il 2021. Nel dicembre del 2019 la Camera dei deputati aveva approvato all’unanimità un ordine del giorno, accolto poi dal Governo, con il quale si chiedeva di chiudere l’impianto nel 2021. Secondo Terna e Mise però, tale prospettiva non pare affatto compatibile con le esigenze di sicurezza del sistema energetico nazionale il quale, ad oggi, non sembrerebbe pronto a garantire nessuna reale uscita dal carbone.

La direzione generale del Mise, con un atto ufficiale, ha quindi inceppato il processo di decarbonizzazione dell’impianto spezzino il quale, al pari di quello di altre città, non dovrebbe essere dismesso senza che siano autorizzate rapidamente nuove centrali a gas sostitutive. La notizia ha ovviamente scatenato un vespaio di polemiche politiche. Paolo Arrigoni, responsabile del dipartimento energia della Lega getta la maschera e, nel provinciale tentativo di provocare i partiti di maggioranza, critica il governo che, a suo dire, prova ad “accelerare la transizione energetica, con un maggior taglio della CO2 al 2030, con la maggiore penetrazione delle rinnovabili, ma senza tener conto dei processi, dei tempi e dei vincoli che occorrono per raggiungere determinati risultati.

La realtà – ha aggiunto- prevale alle loro utopie visionarie: occorre garantire sicurezza e funzionalità del sistema elettrico nazionale”. Così, mentre l’obiettivo del maggior partito di opposizione sembra esclusivamente quello di combattere utopie visionarie, la compagine governativa non ha ancora mosso un dito contro i progetti delle nuove centrali a gas e, addirittura, prolassa su se stessa bloccando la chiusura del sito a carbone di La Spezia. In tutto questo sembra proprio che la politica italiana ignori sistematicamente ciò che sta accadendo oggi nel resto d’Europa e pare inoltre totalmente insensibile rispetto all’enorme occasione che il Next Generation Eu offre al nostro Paese.

Mai un’azione concreta per superare i così detti limiti strutturali della rete; nessun riferimento alla delocalizzazione della produzione energetica, ai progetti off grid, agli accumuli, all’idrogeno verde.

La classe dirigente italiana, in tutte le sue forme e sfaccettature, non guarda al futuro e anzi sembra vivere in un eterno torpore preistorico. Ed è proprio in questo contesto che al di là delle correzioni che qualcuno sta già proponendo, lo scivolone di La Spezia risuona proprio come un enorme ricatto: o si autorizzano subito le nuove centrali turbogas oppure addio decarbonizzazione.

15/12: no al CSS Ravenna nel recovery plan

Nemmeno un euro di soldi pubblici del Recovery Found per il progetto CCS dell’Eni a Ravenna, in alternativa sosteniamo la proposta del “Porto Bene Comune” di Civitavecchia

BASTA DEVASTAZIONI AMBIENTALI, SOCIALI E SANITARIE. GIU’ LE MANI DALLE NOSTRE VITE, LE ALTERNATIVE ENERGETICHE ESISTONO, COSTRUIAMOLE INSIEME!

Dopo un lungo percorso collettivo fatto di studi, approfondimenti, confronti e dialoghi con movimenti, tecnici e scienziati di caratura nazionale e internazionale, in considerazione del vasto dibattito in corso sulla transizione energetica e tenendo conto della necessità di contrapporre alla pratica estrattivista delle multinazionali una serie di progetti alternativi ad emissione zero, la Campagna “Per il clima, fuori dal fossile” considera utile far conoscere in modo netto la posizione di merito sulla questione idrogeno. Riteniamo che attorno al possibile utilizzo di questo vettore nella transizione verso la neutralità climatica si stia artatamente alimentando una confusione “cromatica” ( idrogeno, grigio, blu, etc,etc ) che non giova né alla lotta contro i combustibili fossili né allo sviluppo di alternative serie, innovative e soprattutto percorribili sin da subito. Anzi, in questo momento particolare, la confusione è utilizzata ad arte dalle multinazionali del gas e non solo, così come dai pezzi della politica ad essi asserviti al governo ed all’opposizione, per:

-allungare i tempi del passaggio diretto all’idrogeno verde ed ad altre forme di energia rinnovabile -continuare ad utilizzare profittevolmente degli impianti già realizzati o da realizzare ( come l’Hub del Gas Tap-Snam del versante adriatico)

– utilizzare a pieno sia i contributi di 19 miliardi annuali regalati loro dalle istituzioni pubbliche che una parte cospicua dei fondi europei del Recovery fund e non solo.

Così, mentre da un lato si fa credere di andare spediti verso la transizione energetica, si sta riaffermando perlomeno per altri 30 anni lo stesso modello energivoro , climalterante e distruttivo dell’ambiente, della salute e del lavoro di sempre.

Vogliamo sottolineare da subito che in un’ottica di sostegno alla realizzazione e diffusione capillare di comunità energetiche rinnovabili e per lo sviluppo di strategie industriali in netta discontinuità rispetto alle attuali, ritiene valida la sola opzione dell’idrogeno verde ( prodotto da fonti esclusivamente rinnovabili ) e si oppone pertanto ad ogni ipotesi di ricavare idrogeno attraverso qualsiasi tipo di uso di carbone, olio combustibile, gas, nucleare o da combustione fossile seguita dalla così detta “Carbon Capture and Storage” (CCS).

Riteniamo che una riconversione vera possa essere decentrata e gestita dalle comunità locali, dia molto più lavoro di qualità , più salute e miglioramento del clima di quella che si attarda sul fossile come ampiamente dimostrato ormai nel mondo.

Per tutto questo siamo contrari ad ogni ipotesi di realizzazione di Hub CCS a Ravenna o in qualsiasi altra località italiana esprimendo al contempo l’interesse verso il progetto off grid, sviluppato attorno all’uso di rinnovabili e idrogeno verde, denominato “Porto Bene Comune”, ideato e proposto in questi mesi dai comitati di Civitavecchia. Progetto che sta aprendo possibilità di connessione anche con lo stesso mondo sindacale oltre che a quello istituzionale della città nella quale, davanti la centrale a carbone, abbiamo presentato la nostra piattaforma di lotta nazionale. Le alternative reali esistono, vanno realizzate!

Ce ne sono tutte le condizioni tecnologiche, sociali, ambientali ed economiche.

Con lo studio, la pratica di autorganizzazione energetica e sociale, con il radicamento territoriale.

Con la lotta senza quartiere ai criminali che inquinano le nostre vite e l’ecosistema.

Con la costruzione di un sempre più largo e cosciente movimento popolare diamo senso e prospettiva di cambiamento al nostro vivere ed futuro del pianeta.

Dicembre 2020

Campagna nazionale “Per il clima, fuori dal fossile”.