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Blitz del Ministro CingolEni a Ravenna

Una presenza provocatoria e inattesa sabato 12 Marzo, a Ravenna. Il Ministro della Finzione ecologica Cingolani è stato avvistato in Piazza del Popolo, seduto alla sua nuova scrivania. Ebbene sì, la campagna nazionale Per il clima fuori dal Fossile ha individuato per Cingolani la migliore collocazione per poter lavorare a stretto contatto con chi determina la sua agenda. Direttamente a Ravenna, dove Eni ha il suo quartier generale.
Una manifestazione quella di ieri per ribadire la critica verso questo governo e contro un ministro esclusivamente deferente verso gli interessi delle multinazionali di settore, che consente loro di determinare la politica energetica nazionale e di partecipare addirittura alle trattative in politica estera.

Presenti movimenti di Veneto, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, del Molise e di Civitavecchia.

A Ravenna, in Piazza del Popolo, più di 300 persone, in rappresentanza di varie realtà territoriali da tutta Italia, hanno manifestato per mettere in chiaro che non è la guerra in sé responsabile dell’aumento del prezzo del gas, che il rincaro delle bollette ha origini ben diverse da quelle dichiarate dalle compagnie, che il problema non si risolverà aprendo nuovi pozzi petroliferi, né sfruttando al massimo quelli esistenti o rimettendo in funzione il carbone.
Per ribadire che questa crisi, piuttosto, dipende dall’inerzia dei governi che si sono succeduti finora, che non hanno saputo o voluto programmare, né tantomeno attuare, la trasformazione del comparto energetico e produttivo in funzione delle esigenze della cittadinanza, con la conseguenza di aver creato anche un grande vuoto occupazionale. Non sono credibili i politici che solo oggi sembrano accorgersi della fragilità del nostro sistema di approvvigionamenti e cercano di correre ai ripari in modo improvvisato, minando fatalmente la reale transizione energetica. Se avessero agito tempestivamente, attuando tutte le misure indicate fin dalle prime conferenze sul clima, avrebbero investito nelle rinnovabili e non ci troveremmo oggi così fortemente dipendenti dall’estero e così preoccupati per la stabilità energetica del paese.Per questo siamo stati a Ravenna, sede di una delle maggiori multinazionali dell’oil&gas, per riaffermare che i territori non sono d’accordo con la politica governativa, che consente alle aziende, grazie ad uno stato di emergenza ormai permanente, di causare danni sui territori, cambiamenti climatici a livello globale e perpetrare le ingiustizie sociali di cui sono sempre state protagoniste in tutti gli angoli del pianeta.

Non solo ci si oppone ai 20 miliardi all’anno regalati al settore fossile ma si avanzano proposte concrete per una gestione energetica democratica, partecipata e da fonti pulite, sempre respinte, nonostante il loro largo consenso popolare e l’avallo di scienziati e giuristi.
Siamo stati ancora una volta in piazza per dire Per il Clima Fuori dal Fossile!

#Insorgiamo e Convergiamo tutt* il 26 marzo con la Gkn a Firenze

In questi mesi in tante piazze, cortei, assemblee, abbiamo parteggiato con la lotta dei lavoratori e le lavoratrici della GKN di Campo Bisenzio.
Ci siamo sentiti parte complice della loro presa di parola contro le delocalizzazioni, per lo sciopero generale e generalizzato, nella messa in discussione dei rapporti di forza nel mondo del lavoro, così come abbiamo avvertito la loro presenza e sintonia verso quelle movimentazioni che in tanti e tante abbiamo messo in moto intorno a questa sempre più contraddittoria e ambigua transizione ecologica, che assume forme e contenuti diversi, a seconda che sia imposta dall’alto o insorga dal basso.

Il sentirsi dalla stessa parte, il ritrovarsi nelle stesse piazze, il combattere da diversi fronti quelli che sempre più spesso si disvelano come gli stessi nemici, sono tutti segnali che ci indicano un percorso, certo ancora lungo, ma già vivo ed attivo in forme nuove che oltrepassano le agende imposte da altri.

Contestualmente al ritorno della guerra in seno all’Europa è passato nel dimenticatoio il nuovo rapporto dell’IPCC sui cambiamenti climatici dello scorso 28 febbraio, successivo a quello ben più noto del 2018, secondo il quale per contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1.5° sarebbe necessario ridurre le emissioni di gas CO2 e di gas climalteranti del 55% entro il 2030 e del 100% entro il 2050. La crisi climatica non è più solo un presagio futuribile, ma il nostro presente che ci impone quanto prima strategie nel contempo di adattamento a tutela dei bisogni sociali e di costruzione oggi dei percorsi di uscita dai modelli economici che quella crisi l’hanno prodotta. Il futuro prossimo dell’Europa, specie quella meridionale, cioè casa nostra, sarà caratterizzato da siccità e ondate di calore, intensità di inondazioni e aumento del livello del mare, progressiva scarsità delle risorse idriche, quell’acqua bene comune ancora e continuamente a rischio grazie alla nuova ondata di privatizzazioni del governo Draghi.
Crisi climatica, pandemia globale, e ora la guerra, hanno accelerato e precipitato processi di digitalizzazione dell’esistenza e di forme di controllo sempre più poliziesche, e allo stesso tempo di smisurata concentrazione di ricchezze finanziarie e produzione di povertà diffuse.
La guerra è sempre la continuazione della politica con altri mezzi, i più sporchi e ipocriti: qui cade ogni vincolo economico di bilancio, ora si silenzia ogni spazio di mediazione e conflitto.
Di fronte allo stato di emergenza, sono gli stessi responsabili della crisi a fornire le soluzioni: aumento delle spese militari e corsa agli armamenti, riapertura delle centrali a carbone e nuove trivellazioni, nucleare a fissione che tanto anche l’unione europea ci ha detto che è green.

La chiamata a convergere il 26 marzo, oggi, in questo contesto, amplifica il suo valore, e lo fa al rialzo, senza nulla togliere alle innumerevoli ragioni che lo hanno voluto e prefigurato, e facendo sintesi con il dato di eccezionalità dello scenario di guerra in cui ci vogliono impantanare.

Convergere significa mettere in comune come l’arma delle delocalizzazioni massimizzi i profitti d’impresa abbassando il costo del lavoro e i diritti dei lavoratori, globalizzi i capitali e localizzi la precarietà, e come egualmente eluda gli obblighi sull’abbattimento delle emissioni di CO2 creando nuovi rapporti coloniali, di sfruttamento, nuove ridefinizioni mondiali del mercato del lavoro, della produzione, delle esportazioni, ancora più inquinanti ed energivore.

Convergere verso un cambiamento radicale delle politiche energetiche, della mobilità, della riconversione industriale e della bonifica dei territori inquinati. Interrogativi all’ordine del giorno, sfide sulle quali misurarci. Per rompere il ricatto dei licenziamenti e delle delocalizzazioni, per la garanzia di un reddito diretto e indiretto, specie nell’attuale contesto di crisi economica che sta colpendo duramente le fasce sociali più deboli, con un grave e repentino innalzamento dei prezzi delle materie prime, dei beni di prima necessità, delle bollette e del costo della vita.
Convergere verso un’autentica transizione ecologica che passi attraverso il cambiamento dei modi di produzione, oltre e più che degli stili di vita. Oltre il consumo consapevole, le pratiche di economia stanziale e di prossimità, le forme di risparmio e di filiere corte energetiche, la microgenerazione diffusa da energie rinnovabili, vanno di pari passo aggredite le questioni del come del cosa del quanto produciamo, degli spostamenti dei confini delle nuove forme di accumulazione che privatizzano e riducono a merce la natura, il vivente, il sapere e la conoscenza, i beni comuni.

Convergere significa ancora che il muro divisorio della storica strumentalizzazione del presunto conflitto ambiente/lavoro, sempre aizzata da chi ben sappiamo in momenti nevralgici di decisione politica e con conseguenze spesso nefaste per la difesa dell’ambiente come del lavoro, oggi manifesta sempre più falle.
Convergere per continuare ad allargare queste crepe, intrecciare le mobilitazioni, stringere ancora di più i nodi tra lotte operaie e battaglie territoriali, tra saperi scientifici, tecnici e giuridici ed esperienze di democrazia e partecipazione diretta e dal basso. Oggi si diffondono sempre di più nuove consapevolezze e sperimentazioni che individuano nel legame tra garanzia del reddito e del lavoro, ed una reale e giusta transizione ecologica un passaggio ineludibile.


Il 26 marzo saremo a Firenze per convergere con il nostro pezzo di storia, con le nostre convinzioni, con i volti e i corpi delle attiviste e degli attivisti provenienti dalla lunga cartografia di questo paese che sacrifica intere comunità, pezzi di territorio, vite pulsanti, sull’altare del profitto dell’economia da fonti fossili, tossiche, nocive.

Campagna Per il clima fuori dal fossile 8 marzo ’22

Presidio Ravenna contro Cingolani ed ENI

Ravenna. La Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile” convoca una manifestazione – presidio in Piazza del Popolo per il 12 marzo

La Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile” convoca a Ravenna per sabato 12 marzo alle ore 11 una manifestazione-presidio in Piazza del Popolo per far sentire la propria protesta. Un portavoce assersice: “Una manifestazione organizzata da chi non vuole assoggettarsi alle scelte ambientali e sociali distruttive e all’inganno delle operazioni di “riverniciatura verde”, e non intende subire passivamente i venti di guerra, che nella dipendenza energetica trovano una delle cause principali. Invitiamo tutte e tutti a partecipare e divulgare l’iniziativa, portando con sé anche i simboli della Pace”.
Durante la manifestazione verrà lanciata la petizione per la riduzione delle bollette proposta dalla Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile”.
Nella nota stampa diffusa dalla Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile” si legge quanto segue:

“La drammatica fase storica che sta vivendo tutta l’Europa, con il catastrofico precipitare degli eventi in Ucraina, ha fra le sue cause principali la feroce contesa per le risorse energetiche.

Contrariamente a quello che affermano gran parte del mondo economico, le principali istituzioni e buona parte dell’informazione, non sarà con il ricorso alla moltiplicazione delle trivellazioni in Adriatico, Pianura Padana e in quasi tutta Italia (con conseguente irreversibile devastazione ambientale), e tantomeno con il ritorno al carbone o con il rilancio del nucleare, che ci libereremo dalla dipendenza energetica e dalle crisi internazionali ad essa collegate.

Senza contare che neppure i già timidi obiettivi europei e mondiali di decarbonizzazione e contenimento del riscaldamento del pianeta falliranno miseramente, se la strada dell’alternativa non verrà intrapresa.

Solo un vero programma di riduzione delle fonti fossili e di progressiva fuoriuscita da esse, e lo sviluppo di un nuovo modello energetico basato sulle rinnovabili, sulle comunità energetiche, su un serio piano di risparmio e sulla tutela dell’ambiente, può dare alle future generazioni la speranza per l’ avvenire.

ENI e gli altri colossi dell’ energia sono diventati il vero governo del nostro Paese, e le Istituzioni nazionali e locali sono in gran parte asservite alle loro scelte, che porteranno al peggioramento della già drammatica crisi ambientale e a sempre maggiori pericoli per l’umanità intera.”

Petizione “Bollette ecologiche, giuste, leggere” !

PER IL CLIMA, CONTRO LE GUERRE, NON FINANZIAMO LE ENERGIE FOSSILI,

BOLLETTE ECOLOGICHE, GIUSTE, LEGGERE!

I CITTADINI PRENDONO PAROLA, APRIAMO UNA VERTENZA PER INVERTIRE LA ROTTA! NON CI STIAMO AL RICATTO SULL’ENERGIA DELLE GUERRE NAZIONALISTICHE ED IMPERIALI

FIRMA LA PETIZIONE POPOLARE

Parte da oggi una mobilitazione nazionale per far conoscere ai cittadini le truffe che si nascondono dietro gli aumenti di gas e luce ed i mezzi per riprenderci il maltolto. Il Governo Draghi ci illude, facendo credere che risolveremo il problema della dipendenza dall’estero grazie all’aumento della produzione nazionale di gas (che comunque pagheremo allo stesso prezzo) e all’investimento in nucleare nuovo, in ogni caso pericoloso, da attivarsi tra 30 anni. In realtà, se si fosse investito fortemente in rinnovabili, i problemi sarebbero stati certamente minori. Abbiamo un Ministero della FINZIONE ecologica che continua a dare soldi a fondo perduto (20 miliardi) alle multinazionali fossili e non intacca i profitti esorbitanti di cui hanno beneficiato anche durante la pandemia (4,7 miliardi la sola Eni nel 2021). Non solo, enormi partite di gas sono state acquistate ad un prezzo basso ed ora vengono fatte pagare agli attuali valori di mercato a tutti noi cittadini, enti pubblici, piccole imprese. Gli aiuti stanziati sono insufficienti, in parte prelevati da somme che dovevano essere investite in rinnovabili e per giunta solo temporaneamente. Ora viene usata la questione Guerra per giustificare e nascondere tutto ciò: le guerre hanno sempre coperto sporchi interessi, anche questa purtroppo. Le guerre spesso hanno determinato la paralisi delle lotte sociali: non vogliamo che questo accada oggi, per esempio dimenticando quali truffe e ingiustizie si nascondono dentro le nostre bollette. Iniziamo dunque questa battaglia sociale contro il fossile e le guerre con maggior vigore e determinazione.

FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE, APRIAMO UNA VERTENZA CAPACE DI INVERTIRE LA ROTTA! 

GLI AUMENTI DELLE BOLLETTE SI POSSONO AZZERARE ADOTTANDO:

  • l’eliminazione degli incentivi statali alle fonti fossili (19/20 miliardi), alle reti luce+gas, al capacity market 
  • il recupero delle multe-sanzioni comminate ai gestori luce+gas
  • i contributi extraprofitti dovuti da aziende energetiche e da aste CO2
  • la cancellazione del superbonus 110% per “le caldaie a gas e le ville” 

Allo stesso tempo urge una revisione strutturale delle componenti delle bollette per ridurne il costo del 50%: 

  • costo materia prima; commercializzazione; vendita (incidono il 44,45% per elettricità e il 60,5 per il gas). Con l’uso delle rinnovabili il costo della materia prima si ridurrebbe ben oltre il 70%. L’adeguamento del prezzo del gas vendita più alto E’ UNA TRUFFA, va abolito!
  • gestione trasporto “linee e tubi” + contatore (incidono il 28% per la luce – il 15,4% per il gas): spese dovute solo per le manutenzioni; per il contatore nessun costo, la lettura è elettronica, il noleggio già pagato al contratto.
  • oneri di sistema (incidono il 18,55% per la luce – il 4% per il gas): sono gabelle improprie e illegali, vanno abolite definitivamente, non per qualche mese!
  • imposte + IVA (incidono il 10% sulla luce – il 20% sul gas). Ridurre l’Iva al 4% per entrambe le utenze, toglierla sulle tasse in bolletta.

SOTTOSCRIVIAMO E SOSTENIAMO LA PETIZIONE POPOLARE in qualità di cittadini coscienti e responsabili del contributo da apportare al risanamento dell’ecosistema Terra, minacciato da un modello di produzioni-consumi centrato sul profitto ed onnivoro, che rischia di negare il futuro alle nuove generazioni; ALLO STESSO TEMPO PROMUOVIAMO un sistema energetico decentrato e partecipato attraverso l’utilizzo diffuso delle fonti rinnovabili e delle comunità energetiche, capace di generare benessere sociale, con una “bolletta giusta e leggera” come dovrebbe essere per tutti i beni essenziali.

25/02/2022

Campagna “Per il Clima, fuori dal fossile!”

25/02: Presidio contro incidente raffineria API di Falconara

Il laboratorio Falkatraz insieme ai comitati Comitato Mal’aria – Falconara M. e Ondaverde, da tanto da troppo, storicamente, impegnati dal basso e in forma autorganizzata, in questa lunga e brutta storia, domani 25 febbraio invitano tutte e tutti ad un presidio in piazza del Municipio, davanti a Palazzo Bianchi alle ore 18.30 dopo i gravi fatti di oggi successi alla raffineria Api.

E’ necessario dare da parte di tutti e tutte un segnale. Noi non minimizziamo, non ci arrendiamo, non intendiamo più accettare questo stato di cose costellato da continue emergenze che rendono la vivibilità della nostra Città non più sostenibile…

A domani

Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile

Il caro-bollette: la speculazione e lo Stato compiacente

Ci hanno raccontato che il prezzo del gas nell’ultimo anno è aumentato del 660%, e che le cause sono internazionali, come la crisi ucraina, e che Putin ha ridotto la fornitura di gas e sta finanziando la sua guerra coi nostri soldi, e che c’è una domanda gigantesca da parte della Cina, e che, con la ripresa italiana post covid, è aumentata molto la domanda di gas, anche considerando i mesi invernali.

E così il Governo Draghi è intervenuto con vari provvedimenti per salvare famiglie e imprese (mentre scriviamo, altri 6 miliardi) e il Ministro Cingolani ha chiesto di raddoppiare le trivellazioni italiane in mare, e che servono più fonti di approvvigionamento per affrancarsi dal gas russo: cioè nuovi gasdotti e depositi LNG e rigassificatori. Un vero trionfo per le compagnie fossili italiane e straniere.

Poi Descalzi di ENI questi giorni declama che i profitti di ENI nell’ultimo quadrimestre del 2021 sono aumentati del 3780 % (di 38 volte) rispetto allo stesso quadrimestre dell’anno prima. E che l’esportazione di gas dall’Italia verso Francia e Svizzera è cresciuta del 389 % nel 2021 rispetto al 2020: cioè, esportiamo gas…

Qualcosa non quadra: così il nostro Gruppo di Lavoro sul Caro-Bollette, per conto delle associazioni aderenti alla Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile, ha iniziato a guardare dentro questa confusione di dati.

 E cosa abbiamo scoperto a pag.144 della relazione finanziaria Eni per il 2020? Riportiamo testualmente: “Il portafoglio di approvvigionamento di gas di Eni è composto principalmente da contratti di lungo termine con clausola di take-or-pay…”

Mettendo insieme i risultati del nostro approfondimento siamo giunti a conclusioni che riteniamo siano indispensabili da condividere, per organizzare insieme azioni efficaci a nostra tutela: L’importazione di gas russo è diminuito di un misero 3% dal 2019 al 2021, e i consumi interni lordi sono addirittura diminuiti del 5% dal periodo precovid a oggi (fonti SNAM, vedi foto).

I prezzi considerati sono i prezzi TTF olandesi, speculativi a breve termine, arrivati a 130 €/MWh a ottobre 2021, (Title Transfer facility, mercato di riferimento per lo scambio di gas naturale tra i più grandi e liquidi d’Europa, prezzi future sulle aspettative di crescita), mentre il gas entra in Italia a prezzi di contratti di lungo termine con clausola di take-or-pay, che possono aumentare solo in una piccola percentuale, arrivati al massimo a 40 €/KWh in questo anno.

Le colpe di Arera: nel 2013 un nuovo  regolamento Arera ( l’Autorità “Garante” per l’Energia), ha riformato la struttura delle tariffe gas ai clienti tutelati del segmento civile con il passaggio all’ indicizzazione ai prezzi di mercato, permettendo così alle nostre compagnie oil&gas, come ENI, SNAM, ENEL, A2A, Edison, Acea, di declamare in Borsa quei profitti straordinari degli ultimi quadrimestri. Di fatto comprano a prezzi take-or-pay e vendono a prezzi spot nelle bollette.

Una truffa legale.

Ed ecco dove finiscono i nostri soldi del caro bollette: non a Putin o ai petrolieri e produttori di gas esteri, ma alle nostre società distributrici italiane, in gran parte partecipate dallo Stato al 30%, come ENI.

Altre Autorità Regolatrici nazionali, come quella inglese, visto l’incremento dei prezzi, ha subito fissato un limite ai rialzi in bolletta, massimo del 4%, mentre la nostra Arera, ente “indipendente” che regola i prezzi energetici e ha il compito istituzionale della “tutela dei consumatori”, ha autorizzato invece l’aumento della bolletta gas del 40% e della luce del 55% del 2022 basandosi sui prezzi TTF olandesi di ottobre 2021 (a 130 €/MWh), mentre oggi tali prezzi sono scesi a 72 €/MWh, cioè si sono dimezzati, come ognuno può verificare su google cercando prezzi TTF gas.  Perché Arera permette ancora bollette carissime se il prezzo TTF di mercato si è dimezzato in queste ultime settimane (malgrado l’acuirsi della crisi ucraina) ?

Abbiamo scovato anche qui la risposta sul sito Arera: Arera chiede un contributo per il suo funzionamento per i soggetti operanti in Italia nei settori dell’energia elettrica e del gas allo 0,31 per mille dei ricavi di ogni anno: aumentano i profitti delle società oil&gas, aumentano i soldi per Arera….

Inoltre, agli stessi prezzi take-or-pay a lungo termine sarà addebitato il gas del capacity market, abolito nel resto d’Europa: cioè il sussidio che lo Stato pagherà a 50 progetti di nuovi centrali a gas per l’asta 2024, circa 4.2 miliardi di €, per 15 anni, per essere disponibili ad accendere gli impianti, qualora ce ne fosse un ipotetico bisogno, per colmare la capacità di picco della rete. Pagati sempre da noi in bolletta. Col take-or-pay le compagnie prenotano a prezzo basso il gas che forse non useranno mai, ma che si fanno pagare a prezzi spot altissimi di mercato dallo Stato, in caso di necessità.

E il Governo Draghi “aiuta” famiglie e imprese dal caro bollette con un intervento “senza scostamenti di bilancio”, cioè tassando gli extraprofitti delle rinnovabili (unica soluzione per uscire dal fossile) e non gli extraprofitti di ENI & Co, unici responsabili della situazione attuale.

Abbiamo il diritto e dovere di denunciare una truffa di Stato, complice Arera, che invece dovrebbe tutelare i consumatori, oltre alla truffa sugli “oneri accessori”, che incidono per circa un terzo sulle bollette.

Per questo stiamo organizzando una petizione popolare in qualità di cittadini coscienti e responsabili del contributo da apportare al risanamento dell’ecosistema Terra, minacciato da un modello di produzioni-consumi profittuale e onnivoro delle solite multinazionali note.

Non possiamo farci  truffare da uno Stato complice delle compagnie “partecipate” a cui obbedisce.

Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile

La nostra Campagna firmataria dell’istanza al PCN dell’OCSE contro ENI.

IL #GREENWASHING DI ENI È L’ULTIMA GOCCIA.

Il piano industriale di #ENI è disastroso per il clima. Per questo, insieme ai colleghi Michele Carducci e Veronica Dini abbiamo redatto, per conto di un gruppo di associazioni e movimenti, una istanza al Punto di Contatto Nazionale dell’#OCSE per denunciare l’inadeguatezza del piano industriale di #ENI rispetto agli impegni internazionali contro l’#emergenzaclimatica.

Cosa contestiamo a ENI?

– un piano strategico che non prevede un sufficiente taglio delle #emissioni nei prossimi anni ma anzi, di aumentare ancora la quantità di petrolio e gas estratto;

– la mancanza di una valutazione di impatto climatico delle attività d’impresa;

– l’assenza di informazioni trasparenti e adeguate e di un piano di prevenzione e mitigazione dei rischi.

La multinazionale petrolifera, principale inquinatore italiano, 30° emettitore mondiale, che ha lo Stato italiano come azionista di maggioranza, ha il dovere di contribuire alla battaglia contro il caos climatico!

PEOPLE and PLANET before PROFITS!

#emergenzaclimatica#climatejustice#nooil

Campagna Per il clima Fuori dal fossile, A Sud Onlus, Rete legalità per il clima, Forum Ambientalista, Generazioni Future, Soc. Coop. di mutuo soccorso ecologico, Fridays For Future Italia, Extinction Rebellion Italia ,EmergenzaClimatica.it, Europa Verde – Verdi Greens/EFA in the European Parliament, Diritto Diretto…

Assemblea nazionale AMBIENTE, CLIMA, ENERGIA, BOLLETTE

Costruiamo e proponiamo soluzioni dal basso da condividere ed applicare nella realtà per uscire dal fossile.

 ❗❗❗🌎 Cambiare la realtà opprimente che viviamo e smontare le narrazioni tossiche che portano all’inazione. Salvare il pianeta e noi stessi dal modello estrattivista delle grandi opere inutili e dannose è urgente e necessario.Ma non basta riunirsi, opporsi con le sole parole anche se importanti, dobbiamo costruire il futuro che vogliamo.L’alternativa non può venire dallo stesso sistema che ci opprime!

💪 Possiamo vincere le lotte ambientali, sociali, per la giustizia climatica solo organizzandole e vivendole in prima persona. È quello che cerchiamo di fare attraverso la campagna nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile. Siamo comunità territoriali, comitati, realtà di lotta e cittadini che si battono per la giustizia climatica, la difesa degli ecosistemi e che lottano per uscire dal fossile, causa prima di devastazioni, inquinamenti climalteranti e danni alla salute

.⛽ Le politiche energetiche governative continuano a favorire le fonti fossili, con la costruzione di nuovi gasdotti, centrali a gas, l’autorizzazione a nuove trivellazioni e miliardi di incentivi o sgravi fiscali erogati ogni anno in favore di filiere energivore e inquinanti.

🚶‍♀🚶 Eppure essere movimento, camminare cambiando, praticare il conflitto, costruire la società a nostra misura, non è impossibile.Possiamo agire già da ora per costruire vertenze, spazi, comunità, energie ed economie alternative e dal basso.Facciamolo insieme!

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Ti invitiamo all’assemblea via web che abbiamo organizzato per il 26 gennaio, ore 17:30.Per partecipare invia una mail a perilclimafuoridalfossile@gmail.com
L’assemblea sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook
https://www.facebook.com/perilclimafuoridalfossile

Buon 2022 a tutto gas !!!

Un 2021 che è finito male, anzi malissimo, e che ha preparato un 2022 a tutto gas.

Eppure il 2021 era iniziato con i migliori propositi: la Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, aveva fissato i picchetti per il Fit for 50 e il PnRR italiano, bocciando qualsiasi progetto a gas o CCS ENI presenti nella prima bozza PnRR del governo Conte bis: la seconda bozza, senza le conversioni a gas, senza idrogeno blu e senza CCS di Ravenna, è stata poi ripresa e presentata dal Governo Draghi.

E il Ministero dell’Ambiente è diventato Ministero della Transizione Ecologica: viene nominato ministro Roberto Cingolani, che subito approva 11 autorizzazioni di trivellazioni “che erano in scadenza”, dopo che il suo predecessore Costa le aveva bloccate per due anni.

E il 2021 è stato l’anno della guida italiana del G20 e della preCOP26, che avrebbe dovuto dare una svolta alle politiche ambientali contro l’emergenza climatica volute con molto coraggio dalla Commissione Europea: si è risolto tutto con un nulla di fatto e nessuna decisione incisiva.

Uguale risultato, come sintetizzato efficacemente da Greta Thunberg col famoso  “blah, blah, blah”, alla Cop26 di Glasgow, dove eravamo presenti, come Campagna, al People’s Summit.

Unico segnale positivo,  il nuovo decreto legislativo (Dlgs 199/2021) in attuazione della direttiva UE 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (RED2) entrato in vigore il 15 dicembre 2021.

Ma le cose, nel corso del 2021, sono precipitate ambientalmente sempre più:

  • Il Ministro Cingolani bocciava le auto elettriche, contro ogni politica delle industrie automotive europee, per “salvaguardare l’industria delle auto sportive italiane” e puntando invece sull’idrogeno, senza infrastrutture esistenti in Italia.
  • Il Ministro Congolani proponeva il nucleare di quarta generazione e il gas nella tassonomia “green” europea, appoggiando la linea francese e dei paesi dell’est contrapposta a Germania, Danimarca, Austria. La tassonomia doveva essere approvata a Dicembre, ma è stata rinviata a Gennaio 2022 per i disaccordi tra i paesi CEE.
  • Intanto il prezzo del gas andava alle stelle (dai 25 centesimo al metro cubo in due anni è passato a un picco di 1.80 euro) con conseguenze analoghe, anzi peggiori, per le nostre bollette elettriche.
  • La Commissione Energia ITRE della Commissione Europea approvava oltre 30 nuovi Progetti di gasdotti d’Interesse Comune, dopo che il Consiglio d’Europa aveva deciso il 20 dicembre 2020 che la 5. PCI List sarebbe stata l’ultima con i finanziamenti ai gasdotti. Bocciato il raddoppio del gasdotto TAP, troviamo invece il Poseidon e Melita (gadotto Gela – Malta, per le cui inchieste è stata assassinata la giornalista Daphne Caruana Galizia) come progetti prioritari in Italia
  • “La corsa delle centrali a gas: ecco i 48 progetti in Italia” per il capacity market, intitolava il Sole24ore il 9 dicembre scorso: e così vecchie centrali a carbone, e centrali dismesse a olio e rigassificatori dimenticati, invece che essere smantellate e bonificate ad altissimi costi, risorgono dalle ceneri come centrali a gas a ciclo aperto, centrali poco efficienti ma istantanee nell’avviamento e più inquinanti, incentivate a caro prezzo per accendersi nell’istante in cui il vento smette di soffiare o il sole viene nascosto da una nuvola.
  • La proposta del nuovo Pitesai, piano per le nuove autorizzazioni alle trivellazioni in terra e mare, esclude la ricerca di petrolio, ma permette la ricerca di gas, escludendo le zone non produttive da anni dalla mappa. Praticamente, tutte le autorizzazioni in essere continuano e le nuove ricerche si potranno fare nelle zone indicate come fruttifere dalle multinazionali quasi tutte straniere. E le Regioni, che subito si erano opposte al Piano, poche settimane fa hanno approvato le nuove ricerche di trivellazioni… Effetto Draghi.

Cosa aspettarsi nel 2022 ?

  • I prezzi di gas avranno da gennaio 2022 un aumento ulteriore del 41.8% e dell’energia del 55%, portando così l’aumento del gas in un anno al 600%. La ragione è soprattutto dovuta al blocco della Germania al gasdotto russo Nord Stream2, e a tutto il mercato europeo che conseguentemente si è accodato all’aumento del prezzo per le restrizioni russe: così l’Italia, che ha molte fonti di approvvigionamento diversificate, è stata vittima del cartello delle ENTSOG, le società di trasporto del gas, come avvenuto nel 1973 con la crisi del petrolio. Eppure il Governo Berlusconi aveva firmato con la Russia un contratto di calmierazione dei prezzi del gas…
  • Entro il 12 gennaio il Governo dovrà schierarsi per l’inclusione di nucleare e gas nella tassonomia green europea: o con la Germania contro il nucleare, visti anche i due referendum contro il nucleare, o con la Francia, che vende impianti nucleari e con cui abbiamo firmato un pomposo piano di collaborazione economico un mese fa. Malgrado l’aumento assurdo del prezzo del gas.
  • Entro fine gennaio il Parlamento Europeo dovrà approvare in blocco la 5. PCI List coi nuovi gasdotti, tra cui Poseidon, un progetto del 2007, con VIA approvata nel 2013 e autorizzazione scaduta nel 2021, come denunciato dalla nostra Campagna al Gas Forum del 24 aprile 2021, e prontamente rinnovata a giugno 2021 dal Governo Draghi come inizio e fine lavori di altri 4 anni. La realizzazione del megagasdotto con approdo a Otranto, ma senza nessuna interconnessione con la Rete SNAM giustificherebbe poi la costruzione del megagasdotto Matagiola – Massafra (PCI project) e del completamento della Rete Adriatica SNAM da Sulmona a Minerbio (PCI project). Malgrado l’aumento assurdo del prezzo del gas.
  • Entro il 22 febbraio Terna dovrà approvare l’asta sul capacity market per le 48 nuove centrali a gas da approvare per “bilanciare col gas” la produzione di energia da rinnovabili, malgrado l’aumento assurdo dei prezzi del gas. E le Valutazioni di Impatto Ambientali  per esempio delle centrali ENEL di Brindisi, Civitavecchia e Fusina e altre dovranno essere approvate entro tale data per partecipare all’asta….
  • Pitesai: Cingolani ha già espresso la sua politica: estrarre più gas dai giacimenti e trivelle italiane: come se questo gas fosse italiano e a prezzi diversi da quelli di mercato, arrivato a prezzi assurdi.
  • Poi l’UE dovrà approvare anche i progetti, peraltro mai resi pubblici, presentati dal Governo Draghi per l’assegnazione dei fondi previsti dal PnRR per sostenere per esempio la transizione ecologica del siderurgico tarantino, mentre il Decreto MilleProroghe sposta quasi 600 milioni destinati alle operazioni di risanamento ambientale a favore della grande operazione di greenwashing chiamata de carbonizzazione a gas degli impianti dell’area a caldo.

Intanto la produzione di petrolio in Italia ha avuto un incremento del 27% dal 2020 (fonte Pitesai) e  nel 2021 nei gasdotti italiani sono transitati volumi superiori del 7,8% rispetto al 2020.

E il Governo Draghi, come osservato dal Financial Times del 19/12/2021,  “ ha adottato nuovi “poteri di sostituzione”, permettendo al Governo di decidere in caso di ritardi protratti nelle autorizzazioni di progetti infrastrutturali, escludendo le partecipazioni di autorità regionali e locali e altri enti”.

Così, in patria, finalmente capiamo bene come stanno le cose e chi decide.

Ma il Premio Greenwashing 2021 lo assegniamo all’AD di ENEL, Francesco Starace, che in un intervista dell’8 luglio 2021 ha dichiarato alla Nuova Sardegna che “Non ha senso investire nel gas, quando si pensa che servirà a stabilizzare il sistema solo per un breve arco di anni. Si tratta di cambiare per sempre i paradigmi ambientali.”. Intanto la centrale ENEL di La Spezia è stata convertita a gas per il capacity market e ora toccherà alle centrali ENEL di Brindisi Cerano e Civitavecchia, ma anche Venezia Fusina, Trino (Vercelli), La Casella (Piacenza), Montalto (Viterbo), Larino (Campobasso), Rossano (Cosenza).

Un 2022 a tutto gas, malgrado l’impegno italiano di ridurre del 55% le emissioni di CO2 entro il 2030 e l’approvazione della direttiva UE sulle emissioni fuggitive di metano, considerato 80 volte più climalterante della CO2 nel breve periodo.

Per questo tutti dobbiamo raddoppiare, con intelligenza e forza, il nostro impegno per far contare nello scontro in atto tutto il peso della lotta territoriale, nazionale e globale perr la giustizia climatica e sociale a partire dalla nostra Campagna ed oltre.

Primo appuntamento del 2022 il 26 gennaio, assemblea nazionale via web aperta a tutte le persone e realtà interessate, per lanciare le proposte di lotta comune: si parlerà di caro-bollette, di comunità energetiche e della dicotomia lavoro – ambiente.

Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile

Quando l’energia è una questione di diseguaglianze e giustizia sociale

Alcune riflessioni documentate a proposito del caro bollette e della povertà energetica, di sprechi e speculazioni

di Marina Mannucci, Per il Clima, Fuori dal Fossile

In Italia e nel mondo, molte persone vivono in povertà energetica. Nel pensiero comune i temi legati all’energia sono collegati a una questione tecnica, che deve essere trattata, prevalentemente, da esperti. Non è così. La maniera in cui produciamo e usiamo l’energia rappresenta il nostro modo di vivere e anche il grado di democrazia della società in cui viviamo.

Ricerche aggiornate riportano che, nel mondo, una persona su sette non ha la possibilità di usufruire dell’elettricità e che 3 miliardi di persone non hanno accesso a riscaldamento e cottura dei cibi. In Italia 2,2 milioni di famiglie non hanno i mezzi per procurarsi un paniere minimo di beni e servizi collegati all’energia e quindi sono persone in povertà assoluta in quanto private delle condizioni minime per una vita dignitosa. L’utilizzo dell’elettricità dovrebbe essere garantito come principio costituzionale ineludibile ma i numeri indicano un progressivo aumento di povertà energetica.

Livio de Santoli, prorettore per la sostenibilità della Sapienza di Roma e presidente del Coordinamento delle associazioni che si occupano di rinnovabili, nel libro Energia per la gente. Il futuro di un bene comune (Castelvecchi, 2021) affronta il tema del passaggio indispensabile verso un’energia democratica e comunitaria.
L’autore, oltre a mettere in luce l’autoritarismo dell’attuale modello energetico basato su fonti fossili, inquinante, predatorio e ad alto immobilizzo di capitali per gli investimenti necessari, afferma che solo una transizione verso un modello energetico caratterizzato da fonti rinnovabili e dalla eliminazione delle fonti fossili può condurci verso una società più giusta e più libera.
De Santoli suggerisce due punti indispensabili per una rivoluzione energetica: l’uso di fonti rinnovabili e la realizzazione di comunità dell’energia attraverso le quali individuare obiettivi comuni e sviluppare responsabilità sociali. Grazie a questo nuovo modello energetico, le persone, oltre a consumare energia, si impegneranno a produrne; un esercizio di partecipazione attiva, non passiva.

Crisi Energietica Povertà 1

Con il progressivo sviluppo di comunità energetiche si passerebbe, inoltre, dallo spreco di risorse alla loro valorizzazione, dalla proprietà al bene comune e a una conseguente ridistribuzione della ricchezza anziché la sua concentrazione in poche mani. Nel libro vengono considerate anche le misure di contrasto alla povertà energetica che non possono continuare a essere intese come forme di sussidio emergenziale ma dovranno attenere a sistemi strutturati, come ad esempio l’utilizzo di una imposta di scopo. Se i tributi/tasse sono prelievi coattivi di ricchezza su cittadine/i contribuenti con lo scopo di finanziare opere di interesse comune, il contrasto alla povertà energetica deve essere considerato alla stessa stregua di un’opera pubblica.

L’autore parla anche della necessità di un profondo rinnovamento del modello formativo delle nostre scuole e delle nostre università. L’attenzione all’energia offre una prospettiva diversa: quella di uno studente partecipante attivo della propria educazione e quella di un insegnante partecipante attivo del proprio insegnamento.
I contenuti del libro Energia per la gente sono un corredo di informazioni utili a un’analisi del problema del caro-bollette: 55 per cento di rincaro per l’elettricità e 41,8 per cento del metano dal primo gennaio. 
La legge di Bilancio, approvata in via definitiva dalla Camera nella seduta del 30 dicembre 2021, è intervenuta nel contenimento degli aumenti dei prezzi nel primo trimestre 2022 attraverso questi provvedimenti: la conferma dell’azzeramento degli oneri generali di sistema applicato alle utenze elettriche domestiche e alle utenze non domestiche in bassa tensione, per altri usi, con potenza disponibile fino a 16,5 kW e la sostanziale riduzione degli oneri per le restanti utenze elettriche non domestiche; la riduzione dell’Iva al 5% per il gas naturale, per tutte le utenze; l’annullamento, già previsto nel IV trimestre 2021, degli oneri di sistema per il gas naturale, per tutte le utenze, domestiche e non domestiche; il potenziamento del bonus applicato ai clienti domestici del settore elettrico e del gas naturale in condizione economicamente svantaggiata e ai clienti domestici in gravi condizioni di salute.
Malgrado questo intervento, tuttavia, l’aumento previsto per la bolletta dell’elettricità e per quella del gas per il primo trimestre del 2022 sarà, come visto, consistente.

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Gli aumenti delle bollette sono, in buona parte, la conseguenza della crescita delle quotazioni internazionali delle materie prime energetiche e del prezzo della CO2. Certo è che, se il costo dell’energia è definito in buona parte dal costo del gas, si sarebbe potuto annullare l’attuale aumento dei costi grazie a un minor prezzo medio dovuto all’incremento delle rinnovabili.
Negli ultimi anni, invece, lo sviluppo delle rinnovabili non ha avuto una significativa espansione e la potenzialità dell’efficienza energetica, in questo ambito, non si è stabilizzata, malgrado l’obbligatorietà dei bilanci di sostenibilità.
Sarebbe, inoltre, indispensabile il superamento dell’attuale sistema del mercato dell’energia basato sul prezzo marginale, che fa sì che i produttori di elettricità siano remunerati con il prezzo della offerta massima entrata nel pacchetto giornaliero di produzione, riferita al gas (fonti fossili che dovrebbero essere eliminate) e slegata dalle fonti rinnovabili (più economiche).

È improrogabile, altresì, la messa a punto di un sistema elettrico e una rete di distribuzione più efficiente, in grado di utilizzare le nuove tecnologie digitali e di comunicazione e ridurre le spese.
È importante segnalare, inoltre, che la voce di spesa della bolletta “Oneri di sistema” non dipende dall’effettivo consumo di energia e deve essere pagata da tutti i clienti, che siano residenti o non, e qualsiasi sia il fornitore scelto e il contratto sottoscritto e ammonta al 20% del totale. Raccoglie una decina di incentivi che nell’ultima revisione della bolletta sono stati aggregati in due sigle: la componente Asos (pari all’89% dell’importo degli oneri e al 16% dell’intera bolletta), destinata al sostegno delle energie da fonti rinnovabili e [delle?] le imprese energivore e la componente Arim (pari all’11% dell’importo oneri e al 2,53% dell’intera bolletta) destinata all’incentivazione della produzione da rifiuti, alla messa in sicurezza del nucleare, alle agevolazioni per il settore ferroviario, al sostegno alla ricerca, al bonus elettrico, a facilitare l’integrazione delle imprese elettriche minori.
Per Asos, il cambio di sigla non ha fatto venire meno gli incentivi alle assimilate geotermia, biogas, biomasse-inceneriotori, ovvero si continua a finanziare chi produce CO2 e quindi chi inquina.

Da tempo, in Italia, si discute se sia corretto o meno mantenere la componente degli oneri di sistema in bolletta. Risulta poco chiaro il motivo per cui questi oneri debbano essere finanziati direttamente da spese aggiuntive in bolletta e non tramite gettito dalla fiscalità generale. Il calcolo degli oneri dipende direttamente dalla quantità di energia consumata ma non dal reddito (solo sotto un ISEE di 8mila euro si è esenti), e ciò li rende poco progressivi.

La Commissione Tributaria di Varese con la sentenza n. 504 del 16 ottobre 2019 ha, inoltre, affrontato il tema della legittimità dell’assoggettamento ad Iva degli oneri generali di sistema, riscossi mediante la bolletta energetica, pronunciandosi sulla questione relativa alla natura tributaria di detti oneri e riconoscendo il diritto del committente dei servizi di fornitura energetica di richiedere all’Erario il rimborso dell’Iva indebitamente corrisposta, in quanto, avendo natura di imposta (tributo, o contributo che dir si voglia) non può costituire base imponibile di un altro tributo come l’imposta sul valore aggiunto, non essendovi prova di alcun valore aggiunto al servizio specifico reso a quel determinato contribuente-utente.

Manifestazione Energia Alternativa

L’accesso all’energia è misura della libertà dell’uomo, la diffusione delle fonti rinnovabili e il costituirsi delle comunità energetiche che producono e gestiscono la propria energia alternativa, possono sovvertire le regole economiche e gettare le basi per un cambiamento. La messa in questione del sistema energetico e del modo di produrre energia, il come prefigurare una giusta e diversa transizione ecologica che verta sul protagonismo dei movimenti per la giustizia sociale e climatica e di quelli insorgenti che rivendicano nuovi diritti e garanzie sul terreno del lavoro sono i temi affrontati dalla campagna “Per il clima, fuori dal fossile” che, dal 2019, si propone di dare un contributo sostanziale all’abbattimento della CO2 mediante la rapida dismissione dei combustibili fossili (si veda questo documento sul tema).

In ultima analisi, la politica energetica e quindi l’economia politica non possono prescindere da studi e ricerche realizzate dall’ecofemminismo, indispensabili per assumere un modello compatibile con la biosfera capace di dare risposte a tutte le forme differenti di diseguaglianza. La nostra economia politica è basata su un soggetto astratto universale: bianco, borghese, uomo e presumibilmente autonomo che ha definito le categorie della politica, della produzione e dello sviluppo. L’ecofemminismo cerca di “decolonizzare” queste visioni cercando di ricucire il legame con la terra, tra le persone, guardando alla scienza e alla politica con un’umiltà epistemica. Ciò non significa cancellare la civilizzazione, ma interpretare il valore delle conoscenze acquisite senza condizionamenti e pensieri precostituiti.

«No cabe pensar que el colapso social y ambiental venga en nuestra ayuda.
Si no somos capaces de articular movimiento, lo que venga detrás de este capitalismo puede ser aún peor
»
Yayo Herrero López (antropologa, ingegnera, docente e attivista ecofemminista)

Fonte: https://www.ravennaedintorni.it/societa/2022/01/06/quando-lenergia-e-una-questione-di-diseguaglianze-e-giustizia-sociale/